Questo pòdcast è dedicato al Messia della Consolle: Larry Lèvan.
Life Is Something Special (1983)
Nelle cronache della musica dance mondiale, esistono pochi nomi capaci di evocare con tale intensità mistica l’essenza della trascendenza attraverso il ritmo quanto Larry Levan, conosciuto anche con il nome di battesimo Lawrence Philpot. Acclamato da molti come il più grande DJ di tutti i tempi, Larry Levan non fu semplicemente un selezionatore di dischi: fu l’inventore di un linguaggio spirituale, un officiatore laico capace di trasformare ogni beat in preghiera e ogni pista da ballo in un tempio di liberazione collettiva.
I’m Caught Up (1979)
La sua genesi artistica affonda le radici nella Brooklyn degli anni Settanta. Figlio di Minnie Levan, una casalinga newyorkese che non si sposò mai, Larry scelse di portarne il cognome anche per una ragione semplice e istintiva: perché “Larry Levan suonava bene”. Fin da giovanissimo strinse un legame profondo con Frankie Knuckles, destinato a diventare, insieme a lui, uno dei DJ più influenti della storia. I due iniziarono ai Continental Baths, sotto la guida di Nicky Siano, che insegnò loro la rivoluzionaria tecnica a tre piatti. Lo stile di Levan nacque dalla fusione tra il soul spirituale di David Mancuso e l’approccio emotivo ed eclettico di Siano, arricchito da influenze jazz e ritmi profondamente neri.
Got My Mind Made Up (1978)
Il primo vero punto di svolta arriva nel 1976, quando Levan viene assunto al Reade Street. È qui che sviluppa il suo suono distintivo: bassi profondi e scuri, un uso emotivo dello spazio sonoro e una reinterpretazione dub dei dischi che li rendeva vivi, cangianti, quasi respiranti. Al Reade Street prende forma la grammatica sonora che lo renderà una leggenda. Ma il destino aveva in serbo qualcosa di ancora più grande: il Paradise Garage. Questo locale venne costruito esplicitamente pensando a lui, uno dei rarissimi club nella storia concepiti intorno a un DeeJay specifico.
Is It All Over My Face (1980)
L’apertura del Paradise Garage nel 1977 segna l’inizio di una decade irripetibile. Quando il club aprì, era ancora incompleto: per quasi un anno si tennero i cosiddetti construction parties in attesa del completamento dei lavori. Nel gennaio 1978, il Paradise Garage, al numero ottantaquattro di King Street, inaugurò ufficialmente. Il club era un’opera d’arte totale: pista in legno sospesa su sabbia e molle, cinema interno, giardino sul tetto, terrazze, guardaroba, cucina. Frutta fresca, dolci, bevande e caffè erano gratuiti, perché tutto era incluso. Si ballava per ore, fino al pomeriggio del giorno dopo, in uno spazio pensato per il corpo, la mente e l’anima.
Ain’t Nothin’ Goin’ On But The Rent (1986)
Ciò che rendeva il Paradise Garage davvero unico era la devozione assoluta di Levan alla perfezione. Era normale trovarlo il sabato notte su una scala in mezzo alla pista a lucidare una palla a specchi. Come racconta David DePino, DeeJay che apriva spesso le sue serate, Larry curava il club con la stessa meticolosità con cui altri curano la propria casa. Se qualcosa non era perfetto, la musica si fermava e la gente aspettava in silenzio, consapevole che quello era parte del rito. Non a caso, le sue performance divennero note come Saturday Mass, una definizione che cattura perfettamente la dimensione spirituale dell’esperienza.
Don’t Make Me Wait (1982)
Come produttore e remixer, Larry Levan ridefinì i confini della dance music. Le sue versioni per Billy Nichols, Gwen Guthrie, Taana Gardner, Instant Funk, e Peech Boys in Don’t Make Me Wait del 1982, introdussero drum machine, sintetizzatori ed estetiche dub visionarie che anticiparono il suono house. Dopo la chiusura del Paradise Garage, segnata anche da tensioni razziali e sociali, Michael Brody, unico proprietario del club, morì di HIV. Larry Levan si spense poco dopo, nel 1992, a soli trentotto anni, per un insufficienza cardiaca.
Heartbeat (1981)
L’eredità di Larry Levan è incalcolabile. L’intera genealogia della dance music moderna scorre dal suono soulful e rivoluzionario del Paradise Garage. DeeJay apertamente gay, visionario e radicale, Levan diede forma al genere Garage House e trasformò il club in un santuario per la comunità LGBTQ Plus, nera e latina. Larry Levan non fu solo un DJ: fu un profeta laico, un architetto di esperienze collettive, un medium capace di trasformare l’intrattenimento in liturgia. Nel suo tempio sonoro, generazioni di corpi e identità trovarono finalmente uno spazio dove danzare liberi, senza paura né vergogna, guidati da un maestro che trattava ogni dettaglio come sacro.
Give Your Body Up To The Music (1980)
Questo pòdcast dedicato al Messia della Consolle Larry Levan, finisce qui! Se vuoi ascoltare tutta la musica del DISCOSAURO, scarica l’applicazione gratuita IN MY RADIO, per Apple o Andròid.
Disco Sauro è un podcast scritto da Michele Menegon. La supervisione editoriale e musicale è a cura di Alessandro De Cillia. La voce della sigla è di Fabrizio Cerruti, quella del DiscoSauro è di Matilda, mentre la produzione e il sound design è di Michael Hammer. DISCOSAURO è un podcast realizzato in memoria del maestro Gianni De Luise.
DISCOSAURO lo ascolti sulle piattaforme Amazon Music, YouTube Music e Apple Podcast



