non tutto è podcast

Non tutto è un podcast!

Negli ultimi anni il termine podcast è diventato una parola chiave onnipresente. È usato nei media, nelle classifiche di ascolto, nelle piattaforme di streaming e nella comunicazione digitale. Ma non tutto è podcast e qui voglio fare chiarezza.

Nel panorama italiano dell’audio on demand convivono oggi formati molto diversi tra loro. Metterli tutti sotto la stessa etichetta rischia di creare confusione, sia per chi ascolta sia per chi produce contenuti audio.

Podcast, audio on demand e contenuti parlati: non sono la stessa cosa

Uno degli errori più comuni è considerare podcast qualsiasi contenuto audio disponibile online. In realtà, il mondo dell’audio parlato comprende prodotti con origini, linguaggi e finalità molto differenti.

Nelle classifiche dei podcast più ascoltati in Italia compaiono spesso:

  • format nati come video su YouTube
  • programmi radiofonici ripubblicati in streaming
  • registrazioni di conferenze, lezioni o interventi pubblici

Si tratta di contenuti validi e spesso di grande successo, ma non sempre progettati come podcast.

Video YouTube trasformati in audio

Molti dei contenuti più popolari sulle piattaforme di podcast nascono originariamente come video. Sono pensati per essere visti: il linguaggio, il ritmo e la struttura dipendono dall’immagine, dalla presenza scenica e dal montaggio visivo.

Quando questi format vengono distribuiti anche in versione audio, entrano nel circuito dei podcast solo dal punto di vista della fruizione, non della progettazione.

I VPodcast: quando l’immagine prende il sopravvento sulla voce

Negli ultimi anni si è diffusa l’etichetta vodcast o video podcast per indicare contenuti in cui una videocamera riprende una persona — o più persone — che parlano davanti a un microfono. Anche in questo caso, però, è necessario fare una distinzione chiara.

Quando entra in gioco la videocamera, la gerarchia del linguaggio cambia. L’immagine diventa il primo livello di lettura, mentre la voce passa in secondo piano. Il volto, i gesti, la presenza scenica e l’espressione visiva guidano l’attenzione e influenzano il significato di ciò che viene detto.

In molti casi questi format funzionano grazie all’immagine di chi parla: personaggi già noti, volti riconoscibili, figure che fanno della propria presenza visiva il principale elemento di attrazione. L’audio accompagna il contenuto, ma non lo sostiene da solo.

Questo approccio è legittimo e può essere efficace, ma appartiene al mondo del video on demand, non a quello del podcast nativo. Se togli l’immagine a un vodcast, spesso il contenuto perde forza o senso. Un podcast, invece, esiste pienamente anche senza essere visto.

Il podcast nasce quando la voce è il centro assoluto del progetto. Quando il racconto, il ritmo, i silenzi e l’intimità dell’ascolto non dipendono da ciò che si vede, ma da ciò che si ascolta. Per questo motivo, un contenuto pensato per essere guardato — anche se distribuito in formato audio — non può essere definito podcast nel senso editoriale del termine.

Programmi radiofonici e podcast: differenze strutturali

Un altro caso frequente è quello dei programmi radio. La radio ha una storia, un linguaggio e una funzione precisa: è legata alla diretta, al palinsesto, alla ripetizione oraria e a una relazione collettiva con il pubblico.

Il podcast, invece, nasce per l’ascolto asincrono e personale. Cambiano i tempi, i silenzi, la durata e il rapporto con chi ascolta. Un contenuto radiofonico può essere ascoltato come podcast, ma non sempre è pensato come tale.

Registrazioni di conferenze e lezioni

Esistono poi contenuti audio che derivano da eventi dal vivo: conferenze, presentazioni, lezioni pubbliche. Questi materiali hanno un grande valore culturale e divulgativo, ma non sempre seguono una struttura narrativa o editoriale progettata per l’ascolto seriale.

Anche in questo caso, l’audio è disponibile on demand, ma il formato resta diverso da quello del podcast nativo.

Che cos’è un podcast nativo

Dal punto di vista editoriale, un podcast può essere definito come un contenuto audio progettato fin dall’inizio per l’ascolto. Un podcast nativo:

  • nasce come audio
  • è pensato per essere ascoltato senza supporto visivo
  • utilizza la voce come principale strumento narrativo
  • ha una struttura studiata per la fruizione in cuffia
  • costruisce una relazione diretta e continuativa con chi ascolta

Il podcast non è una versione ridotta del video né una semplice replica della radio. È un linguaggio autonomo.

Perché è importante fare questa distinzione

Definire correttamente i formati non è solo una questione terminologica. Ha conseguenze concrete sulla produzione culturale e sull’ecosistema dell’audio. Quando tutto viene definito podcast:

  • le classifiche diventano meno rappresentative
  • i progetti indipendenti faticano a emergere
  • il lavoro di scrittura e progettazione audio perde visibilità

Fare chiarezza aiuta a comprendere meglio il valore dei diversi contenuti e a riconoscere la specificità del podcast come mezzo espressivo.

Il podcast come forma di racconto audio

Il podcast, nella sua forma più autentica, è uno spazio di ascolto profondo. Un luogo dove la voce, il ritmo e il silenzio contribuiscono alla narrazione. È un mezzo che permette di raccontare storie, documentare territori, esplorare temi complessi e creare archivi sonori accessibili nel tempo.

Non dipende dall’immagine, ma dalla capacità di costruire immaginari attraverso il suono.

Oltre le classifiche dei podcast più ascoltati in Italia

Le classifiche mostrano cosa viene ascoltato di più, ma non sempre raccontano la varietà e la ricchezza del panorama podcast italiano. Accanto ai grandi numeri esiste un ecosistema di podcast nativi fatto di:

  • progetti indipendenti
  • produzioni narrative e documentaristiche
  • locali e tematici
  • sperimentazioni sonore

Sono questi contenuti a mantenere vivo il linguaggio del podcast e a farne uno strumento culturale in continua evoluzione.

Allora non tutto è podcast!

In un’epoca in cui l’audio è sempre più centrale nella comunicazione digitale, distinguere tra podcast, radio, video e altri contenuti parlati è un atto di chiarezza. Non per escludere, ma per comprendere meglio.

Chiamare le cose con il loro nome aiuta a valorizzare il podcast per ciò che è: una forma di racconto audio pensata per l’ascolto, il tempo lungo e la relazione.

Autore

  • Michele Menegon

    Se indossi una maschera che funziona, è ora di cambiarla! A 18 anni entro a far parte dello staff di una radio locale e nel 1989 approdo a Radio Italia Network. Ideatore del programma radiofonico techno Master Quick, tra il 1992 e il 1995 produco alcuni dischi, il più famoso dei quali è Barraca Destroy. Nel 1996 divento Direttore Artistico di Radio Italia Network e sono il primo in Italia a credere che la gestione e la messa in onda della radio dovessero passare attraverso i computer.

    Nel 2000 entro nella casa discografica Hit Mania come Direttore Generale, lanciando il fenomeno Lùnapop. Nel 2001 torno alla radio per seguire lo start-up del progetto Radio LifeGate.

    Dal 2002 al 2007 mi occupo di consulenza artistica per agenzie pubblicitarie e web company, e in parallelo entro nel mondo del fitness, ottenendo diverse certificazioni: dal Pilates al Rowing, dallo Spinning al Bose ecc. Dal 2008 sono Product Manager di Music Master, il software leader mondiale per la programmazione radio-televisiva.

    Nel 2011 costruisco con Alessandro Bellicini il progetto digitale di Golf Today, seguito poi dalle testate Amadeus e Sci. Nel 2019 portiamo il know-how all’editore Publimaster per le testate Golf & Turismo e Sciare. Nel 2021 fondiamo 3Mind, con cui nasce il progetto Notizie Golf, che lascio nel 2022.

    Nel 2023 lancio il progetto Udine Podcast, con l’obiettivo di produrre podcast realizzati da udinesi. Il primo è Udinesi Dentro, ma oggi la piattaforma ospita anche: Manca il Sale di Annalisa Sandri, I racconti di So e Nanà di Nicoletta Agosto, DiscoSauro di Alessandro De Cillia, Radici in Stoffa di Silvia Cacitti, Spazio Comune, realizzato per l’azienda Chiurlo.

    Lo sport ha preso il sopravvento e sono diventato un triathleta. Un cancro, nel 2019, avrebbe potuto fermare tutto, ma grazie al reparto di oncologia di Udine sono ancora qui — con il mio tumore — a raccontare un’altra storia.

    Obiettivi futuri? Completare un Ironman prima dei 60 anni (portato a termine il 20 settembre 2025 a Cervia) e costruire una palestra radiofonica dove insegnare ai ragazzi a fare radio libera (in corso dal 24 ottobre 2025)!

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