L’energia contagiosa di Crystal Waters

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L’energia contagiosa di Crystal Waters
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Questo pòdcast è dedicato all’energia contagiosa di Crystal Waters.

In De Ghetto (1994)

Nel pantheon della house music mondiale, dove troppo spesso la profondità viene sacrificata sull’altare del beat ipnotico, emerge una figura capace di dimostrare che si può far ballare il mondo nutrendone al tempo stesso la coscienza: Crystal Waters. Discendente di una dinastia musicale che include la prozia Ethel, celebre cantante e attrice degli anni Quaranta, e il padre Junior Waters, musicista jazz, Crystal cresce immersa in un ambiente dove la musica è il linguaggio naturale. A soli undici anni inizia a scrivere poesie e, a quattordici, viene ammessa nella Poetry Society of America, diventando la persona più giovane di sempre a ricevere questo riconoscimento. Una precocità letteraria che segnerà per sempre il suo approccio alla scrittura, trasformando ogni testo in un manifesto sociale mascherato da anthem da dancefloor.

Makin’ Happy (1991)

Il suo ingresso nella musica avviene con l’imprevedibilità tipica delle vocazioni autentiche. Dopo aver studiato business e informatica all’università, Crystal lavora per il governo del District of Columbia nella divisione informatica, occupandosi persino dell’emissione di mandati di arresto. Ma il destino devia il suo percorso: un collega la mette in contatto con uno studio di registrazione alla ricerca di backing vocalist. Si presenta quasi per caso, ottiene il lavoro e inizia a scrivere e cantare come corista. Ironia della sorte, Crystal Waters non aveva mai sentito parlare di house music fino a quando non stava lavorando a quella che sarebbe diventata una delle tracce più iconiche del genere.

Good Lovin’ (1991)

L’incontro con i Basement Boys durante una conferenza segna una svolta decisiva. Il collettivo di produttori la invita a scrivere mantenendo intatte le sue influenze jazz, e da quella collaborazione nascono le prime canzoni Makin’ Happy e Gypsy Woman. Quest’ultima prende forma da un’esperienza di strada che la colpisce profondamente: Crystal osserva una donna vestita completamente di nero, con il volto truccato, cantare gospel chiedendo l’elemosina. In un primo momento la giudica, ma un articolo di giornale racconta la sua storia: aveva perso il lavoro e, nel chiedere aiuto, voleva mantenere dignità e rispetto per sé stessa. Da quella rivelazione nasce il testo di “Gypsy Woman”, una narrazione empatica che restituisce umanità a chi vive ai margini.

Gypsy Woman (1991)

Il successo del brano è immediato e planetario, ma porta con sé una frattura dolorosa. Nonostante il trionfo nei club, Crystal resta turbata dal fatto che molti ascoltatori non colgano il messaggio sul tema dei senzatetto. Su sua richiesta, l’etichetta aggiunge la dicitura “She’s Homeless” sulla copertina del disco. Poco dopo, il programma televisivo In Living Color realizza una parodia del brano, trasformandolo in una caricatura che minimizza il valore dei testi. Lo sketch ferisce profondamente Waters e provoca prese in giro anche ai suoi figli. Questo episodio rivela con chiarezza la sua natura artistica: Crystal non cercava solo il successo commerciale, ma voleva che la musica diventasse strumento di consapevolezza.

Enough (2002)

La sua poetica rimane fedele a un equilibrio raro tra groove e contenuto. Critici e addetti ai lavori riconoscono nella sua musica una house senza compromessi capace di veicolare intelligenza, struttura e profondità. Il team dei Basement Boys, con base a Baltimore, contribuiscono a definire un suono distintivo, lontano dagli standard di New York o Chicago. Teddy Douglas, mente del progetto, porta una visione quasi orchestrale, ispirata a figure come Quincy Jones, privilegiando arrangiamenti complessi, strumenti dal vivo e canzoni vere. La scrittrice Bell Hooks definirà Crystal Waters “feroce e politicamente lucida”, sottolineando come la sua opera incarni l’impatto centrale delle donne nere nella storia della house music.

My time (2003)

L’eredità di Crystal Waters và ben oltre i numeri. Oggi, tra maternità, attivismo e nuova creatività, continua a scrivere, produrre e condurre il programma radiofonico “I Am House”, dedicato alla cultura elettronica. Interrogata sull’ageismo nell’industria musicale, risponde con semplicità disarmante: nella dance music conta solo la qualità. Crystal Waters non è soltanto una voce della house: è la prova che il dancefloor può essere spazio di liberazione fisica, intellettuale e politica, dove anche un ritornello leggero può contenere un pensiero radicale e trasformativo.

Relax (1995)

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Disco Sauro è un podcast scritto da Michele Menegon. La supervisione editoriale e musicale è a cura di Alessandro De Cillia. La voce della sigla è di Fabrizio Cerruti, quella del DiscoSauro è di Matilda, mentre la produzione e il sound design è di Michael Hammer. DISCOSAURO è un podcast realizzato in memoria del maestro Gianni De Luise.

Autore

  • alessandro de cillia

    Alessandro De Cillia entra nell’organico di Radio Italia Network nel 1990: esordisce come tecnico del suono e presto giunge ad affiancare Mr. Marvin in qualità di programmatore musicale.

    Si occupa quindi della ricerca di nuovi artisti, pianifica la programmazione delle trasmissioni e cura i rapporti con le maggiori etichette discografiche (Sony, Virgin, Universal, Warner, Polygram, Emi , ….).

    Firma alcuni programmi che hanno fatto la storia di Italia Network. Il primo risale al 1993 ed è HIP & MUFFIN’ SHOW, incentrato sulla musica hip-hop e sul ragga muffin’, con lo pseudonimo Dj Delicious. Ma è forse il mastermix MADHOUSE il programma più rappresentativo della sua ricerca musicale.

    Qui Alessandro propone inizialmente una selezione mixata di House tribale per poi specializzarsi in Minimal e Intelligent Tecno. Ed è proprio la fama di MADHOUSE che lo porterà poi a lavorare come disc jockey nei migliori club della scena underground degli anni ’90 e a diventare dj-resident de La Scala, uno dei locali di riferimento per la musica di tendenza di quel tempo.

    Oggi Alessandro continua la sua ricerca musicale quotidianamente. Ha una ricca collezione di vinili che spaziano dalla musica Hip Hop alla Funky, dall'House alla Techno.

    Viene a diretto contatto con la musica in giovane età con l'elettronica ed il rock elettronico ascoltando con fascinazione i Kraftwerk ed i Rockets, successivamente si appassiona alla disco black degli anni ottanta ( S.O.S. Band , Janet Jackson , Donna Summer, e tutte le produzioni di Jimmy Jam & Terry Lewis) e soprattutto viene rapito dalla musica di Prince.

    Questo lo porterà ad indagare sulle origini della musica contemporanea del tempo e a scoprire il Soul di James Brown , il Funky di George Clinton e dei Parliament, per poi appassionarsi all' Hip Hop , genere che attingeva e traeva ispirazione proprio dalle radici della musica Black.

    Alla fine degli anni 80 si appassiona al nuovo genere musicale che sta nascendo: l'House music, prima quello melodico cantato, poi verso quello Tribale esplorando la musica Techno, sempre alla ricerca di nuove esperienze sonore.

    Così come era definito MadHouse: “l'evoluzione della musica” il suo programma mixato all'interno del Mastermix di Italia Network. La musica è concepita come un viaggio sonoro attraverso i vari generi che la caratterizzano, attingendo e lasciandosi influenzare da essi.

    Attualmente l'ascolto è indirizzato verso quegli spazi che non sono stati ancora esplorati nel passato quali la musica d'avanguardia italiana di rock progressivo , melodico disco, oltre che il genere cosiddetto “balearic”, influenzato da vari viaggi effettuati a Ibiza agli inizi del 2000.

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