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MORE THAN JAZZ: Diario di bordo #7 – La sala carte

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MORE THAN JAZZ: Diario di bordo #7 – La sala carte

Un saluto a voi, navigatori del suono. Io sono Alessio Screm e siamo sintonizzati su un altro episodio speciale del podcast More Than Jazz, questa è la puntata numero 7, la penultima.

E se nelle ultime puntate, in quelle precedenti, vi abbiamo raccontato gli artisti e le emozioni sul palco, in questa vogliamo proprio farvi scoprire cosa significa organizzare una rassegna come questa, che ci ha fatto conoscere non soltanto varie bellissime musiche, ma anche dei luoghi particolarmente suggestivi: Udine, Monfalcone, Sacile, Reana del Roiale e poi mancherà Trieste. A farci da guida in questo viaggio c’è lui, Federico Mansutti, project manager di SimulArte e chiaramente del festival More Than Jazz, il nostro direttore organizzativo.

Ciao Federico, io partirei subito da una domanda che poi forse non tutti si fanno. Insomma, quando si organizza un festival come More Than Jazz, con artisti internazionali che arrivano da ogni parte del mondo, qual è la sfida più grande? Cioè, cosa tiene sveglio il direttore organizzativo di giorno e di notte?

Beh, devo dire che, come hai detto tu, ci sono un sacco di aspetti da tenere sotto controllo, come dire, organizzare una rassegna come questa, prima di tutto progettarla, capire quanto viene a costare, come reperire le risorse necessarie, quanto rischiare, ovviamente, e soprattutto poi si parte la parte artistica e la parte della produzione di tutti gli spettacoli. Devo dire che in questi ultimi due anni SimulArte è cresciuta molto, anche dal punto di vista delle risorse umane, siamo circondati da bravissime colleghe e colleghi che quindi, come dire, rispettano molto molto bene i propri ruoli, le mansioni che ci diamo e, cosa ancora più importante, in quest’ultimo anno e mezzo SimulArte è diventata la prima realtà certificata in Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia per l’organizzazione sostenibile di eventi. E questo cosa significa, che ci siamo dotati di un sistema di gestione assolutamente codificato e procedurizzato che ci permette di organizzare le attività culturali su un’altra scala. Quindi un progetto come questo è uno dei progetti che, rispetto a tutto l’anno, effettivamente coinvolge tutte le persone che lavorano in SimulArte e questo, come dire, mette alla prova tutti noi e ci dà la possibilità ogni anno di esprimerci al massimo di quello che sono le nostre possibilità.

Ecco, una crescita, insomma, costante, riconosciuta non solo a livello regionale ma anche nazionale. Portate avanti tante iniziative anche di livello. Insomma, si parla anche in qualche modo, soprattutto di More Than Jazz, di una certa sorta di tempeste logistiche per restare in tema di mare e di navigazioni. Ad esempio, la scelta delle location, come si dice in inglese, avete puntato nei luoghi proprio del centro di Udine, poi alla Cavallerizza, questa nuova realtà, al Parco Moretti, al Vigne Museum. Cioè avete messo insieme enti strutturati ma anche il contatto diretto con la natura. Come ha reagito, ti chiedo, il set artistico di fronte a queste proposte?

Diciamo normalmente quando il nostro direttore artistico immagina i concerti, gli artisti da coinvolgere, il lavoro che facciamo immediatamente dopo è proprio quello di immaginare un progetto artistico, esprimersi nel luogo secondo noi più consono. Quindi una volta immaginata la line-up degli artisti, andiamo subito a caccia dei luoghi dove farli esibire. Devo dire, essendo all’ottava edizione, tanto lavoro è stato fatto in questi anni e quindi anche tanto lavoro, come dire, in queste ultime edizioni si svolge in maniera un po’ più facile. Questo perché negli anni ci siamo circondati di tantissimi alleati, istituzioni, partner pubblici, privati, con la quale effettivamente c’è una vicinanza di intenti. Vogliamo andare tutti verso lo stesso obiettivo, ognuno con le proprie mansioni e le proprie capacità. Per cui il nostro obiettivo in questo caso è proprio quello di far stare gli artisti in un luogo in cui possano trovare l’ispirazione giusta per far rendere al meglio la propria musica. Perché, se questo avviene, il pubblico di sicuro lo percepisce e torna a casa contento e consapevole di aver trascorso una bella serata e questo è quello che noi ci auguriamo ogni volta.

Tu lavori molto dietro le quinte, come abbiamo detto, come ci hai spiegato, ma stai anche sul palcoscenico. In queste occasioni hai presentato i concerti e anche congedato poi gli artisti e il pubblico. Quindi è importante, immagino anche per te, il contatto diretto con la gente che viene ai concerti.

Beh sì, in effetti appunto in questo ultimo anno e mezzo il mio ruolo sta diventando sempre di più quello di, in qualche modo, coordinare e gestire le persone che lavorano in SimulArte, un lavoro che mi dà molta soddisfazione e mi inorgoglisce vedere le persone che poi tutto sommato sono anche molto giovani. Vedere come stanno crescendo e maturando nella loro propria professione, che è una cosa a cui noi ambiamo, cioè pensare che chi lavora con noi deve crescere dal punto di vista personale e in qualche modo anche usare SimulArte per raggiungere i propri scopi. Detto questo sì, io salgo volentieri sul palco ad accogliere il pubblico e a dare il benvenuto agli artisti, ma la cosa che mi piace fare di più è stare in mezzo alla gente durante il concerto e anche nei momenti subito prima e subito dopo per cercare di capire qualche feedback, come dire, senza chiedergli in maniera esplicita, però ecco in quei momenti si percepiscono tante cose e cose che poi in ufficio andiamo ovviamente a tracciare per migliorare continuamente.

Ecco, io l’ho visto in prima persona che il pubblico ne esce veramente esaltato, soddisfatto, so di gente che viene proprio a tutti gli appuntamenti, ama anche confrontarsi con amici colleghi e nuove conoscenze e quindi diventa proprio anche una rete che alimenta una passione che poi diventa collettiva e fa conoscere, com’è la tara del vostro festival, anche musiche che qualcuno neanche poteva immaginarsi. Chiudiamo parlando proprio un po’ del team di More Than Jazz, i giovani volontari, dediti appassionati, poi c’è un altro aspetto particolarmente tecnico che è quello dell’audio. Abbiamo già nominato due guru del suono che sono Bruno Di Gleria e Stefano Amerio che collaborano con voi da tanti anni anche per altre progettualità. Ho sentito anche nelle interviste degli artisti la loro massima soddisfazione.

Sì esatto, noi come dire cerchiamo di rimanere molto connessi con il core di quello che facciamo, organizzando concerti. La cosa principale per noi è che questi concerti si ascoltino bene, quindi assolutamente la ricerca che facciamo dal punto di vista acustico è sicuramente una delle cose più importanti. Insieme a Stefano Amerio, che è il nostro direttore tecnico, e Bruno Di Gleria si sono susseguiti anche Francesco Blasig e Giulio Gallo che sono altri fonici della nostra regione veramente, veramente bravi. Uno dei feedback che effettivamente abbiamo percepito in queste settimane è proprio anche questo, cioè ai concerti si ascolta bene. È una cosa su cui noi puntiamo, così come ovviamente la qualità degli strumenti che facciamo trovare sul palco per i musicisti. Siamo fortunati in questa regione, ci sono tantissimi ottimi professionisti che dispongono, hanno investito sulle loro stesse attività e quindi in questo momento dispongono di mezzi molto efficaci per raggiungere questi scopi e noi siamo veramente contenti di avvalerci di una rete di collaboratori. Non li chiamiamo fornitori ovviamente, ma sono veramente dei collaboratori con cui si raggiunge tutte le serie allo stesso obiettivo, non importa la difficoltà, la stanchezza, il desiderio magari andare a casa mezz’ora prima. Vogliamo che tutto venga fatto senza risparmiarci.

Bene, io ti ringrazio tanto Federico Mansutti, project manager di SimulArte del festival More Than Jazz. Ricordo ancora l’ultimo appuntamento dal titolo “Hello and Goodbye, Bob”, sabato 29 agosto, le ore 18 al Parco San Giovanni di Trieste. Ci sarà un quartetto giovane composto da trombone, pianoforte, basso elettrico e batteria per un concerto che prenderà le mosse da Bob Brookmeyer, trombonista, pianista e arrangiatore geniale, un maestro che ha scritto pagine indimenticabili del jazz. Ecco, il pubblico sapete, non potete mancare anche questa ottima proposta per il finale 2026 di More Tha  Jazz. Io ringrazio ancora il nostro ospite Federico Mansutti.

Tutte le informazioni, lo sapete, sono sul sito mordenjets.it e sui profili social. La bussola punta verso nuovi orizzonti. Buon vento a tutti.


More Than Jazz è un podcast scritto e condotto da Alessio Screm.

La direzione artistica è di Ermanno Basso, la direzione tecnica di Stefano Amerio, il project management di Federico Mansutti, la produzione di Sara Bronzin, la mediazione culturale di Giorgia Santoro, la comunicazione e la grafica di Michela Marzona.

More Than Jazz, il viaggio tra artisti, pubblico e luoghi della musica è un podcast di SimulArte, prodotto da Udine Podcast.

Autore

  • SimulArte è una cooperativa culturale con sede a Udine che da anni promuove progetti artistici, musicali e formativi capaci di creare connessioni tra persone, territori e linguaggi contemporanei.
    Attraverso festival, concerti, residenze artistiche e iniziative internazionali, sviluppa occasioni di incontro e scambio tra artisti, pubblico e comunità.
    Tra i suoi principali progetti figura More Than Jazz, una rassegna che esplora il jazz come punto di partenza per attraversare generi, culture ed esperienze, valorizzando il dialogo tra tradizione e innovazione.

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