More Than Jazz Podcast: Diario di bordo #6 – Il timoniere
Bentornati a bordo viaggiatori delle onde sonore, io sono Alessio Screm e questo è un episodio speciale del nostro diario di bordo, fitto ormai di pagine che abbiamo scritto insieme per raccontare il festival More Than Jazz. La nostra traversata, quella dei Transiti Atlantici, ha toccato come già abbiamo raccontato dei luoghi straordinari. Abbiamo issato le vele tra le correnti del Brasile, le acque del Mediterraneo, le vibrazioni di Napoli e molto altro ancora.
Abbiamo sentito ad esempio il mantice vibrante di Antonello Salis, le migrazioni ritmiche di Antonio Sanchez, la poesia di Maria Pia De Vito e ancora Sarita, Zumbao e, ad aprire il festival, c’è stato Enrico Rava. Ma c’è stato anche tanto altro, come la musica popolare brasiliana della Triade e le nuove generazioni della musica con formazioni eclettiche da vari paesi, insomma, davvero tanta roba. Per ora gettiamo l’ancora in un porto sicuro per fare un po’ il punto della rotta. A farci da timoniere in questa riflessione c’è lui, il direttore artistico del festival, Ermanno Basso, una personalità nota, l’uomo del jazz, ma direi del più che il jazz in Italia, con una lunga carriera alle spalle.
Ciao Ermanno, io ti chiedo subito un commento a freddo, per cominciare, su questa nuova edizione di More Than Jazz.
Diciamo che siamo molto contenti. Il viaggio, devo dire che ha funzionato e quando l’abbiamo pensato, un anno e mezzo fa, questo concept dei Transiti Atlantici, speravamo che poi la gente fosse attratta e si imbarcasse, fra virgolette, su questa nave e percorresse con noi questo viaggio, che è stato fantastico. Tutte le cose che avevamo pensato si sono in qualche maniera realizzate, e soprattutto la gente ha ricevuto il messaggio che volevamo dare di questo scambio di emigrazione, immigrazione, questo scambio di culture che attraversavano, che hanno attraversato l’oceano, e che continuano a attraversarlo adesso magari attraverso gli aeroplani. Però ancora oggi c’è questo scambio musicale, in questo caso, con quello che ci riguarda, che crea progetti fantastici e continua a dare vita alla musica in una maniera sublime.
Per cui il titolo programmatico Transiti Atlantici non è soltanto un’etichetta, come dici, ma è un modo originale per condurre i pubblici a vivere nuove esperienze musicali in maniera trasversale. Abbiamo sentito dal jazz puro agli standard, ma anche contaminazioni etniche, contemporanee a musiche difficili da chiudere in un nome. Forse è stata questa la tara di questa edizione che hai pensato.
Sì, è proprio quello che hai appena detto. Non posso che confermare tutta questa cosa qui. Il progetto nasce tanti anni fa da questa scoperta di una mia curiosità, che Napoli e Salvador de Bahia sono nate con la stessa idea, con le sirene partenopee, scusate il mio abbrezzo portoghese, a Salvador, e da lì nasce tutta poi una contaminazione, ma soprattutto delle uguaglianze incredibili che sono dei ritmi, per esempio a Napoli uno strumento particolare è il tamburello, a Salvador è il pandeiro, che succede di varie dimensioni, e anche i ritmi che sono nati poi a distanza di 5.000-10.000 miglia, quelle che sono, sono più o meno gli stessi. Per cui siamo partiti da lì e abbiamo costruito mattone per mattone questa serie di concerti, cercando di avere dei compagni di viaggio che potessero riassumere tutta l’idea che avevamo.
Ecco, e poi va detto che tu hai una grande esperienza nel mondo musicale, ricordo solo Cam Jazz, tra le tante cose, e un direttore artistico, quand’è che inizia a pensare il festival? Cioè questo del 2026 immagino che sia partito molto prima, no? La concettualizzazione e poi l’intercettazione degli artisti.
Beh l’idea nasce più o meno nel 2004-2005 ed è stata maturata nel corso degli anni. L’occasione qui a Udine di More Than Jazz per la ottava edizione è stata la ciliegina sulla torta, nel senso che quando ci siamo riuniti, anche con Federico Mansutti, abbiamo detto dove vogliamo andare, proprio dove vogliamo andare e alla fine abbiamo preso questa nave che ci ha portato fino a qui oggi.
Ecco, ti chiedo ancora un’ultima domanda, quali sono secondo te le skills, le competenze, quelle essenziali, imprescindibili, dimmene giusto due o tre, perché insomma un direttore artistico sia capace del proprio mestiere.
Allora, a parte le condizioni tecniche, le abilità tecniche, le competenze tecniche, io credo che la cosa più importante di tutte sia la curiosità, la curiosità di andare a scoprire anche quello che uno fino a ieri dice, ma boh, non so, e invece è fantastico poi ritrovarsi in alcune cose inaspettate, dove tu non ti immagini che sia il tuo cup of tea, come dicono gli inglesi, e invece alla fine portano tanta esperienza, tanta conoscenza e alla fine la musica è bella per questo, perché proprio sono mondi completamente diversi, classica, jazz, contemporanea, qualsiasi cosa, però alla fine ti portano tutti allo stesso punto che è quello di emozionarti e di far emozionare il pubblico e di far conoscere al pubblico anche cose che fino a ieri non erano conosciute, per cui ritengo che la curiosità secondo me, ripeto, mettendo da parte gli aspetti tecnici e di studi è la cosa più importante.
Grazie a Ermanno Basso, io ricordo che ci rimane un ultimo concerto per quest’anno, quello del 29 agosto al Parco San Giovanni di Trieste con inizio alle ore 18.00, ma ne parleremo. Io ringrazio anche tutti voi che ci state ascoltando, ricordo che tutte le informazioni sono sul sito morethanjazz.it e sui profili social del festival. Un saluto da parte mia, Alessio Screm, le vele rimangono issate e noi ci sentiamo per la prossima puntata. Buon vento a tutti!
More Than Jazz è un podcast scritto e condotto da Alessio Screm.
La direzione artistica è di Ermanno Basso, la direzione tecnica di Stefano Amerio, il project management di Federico Mansutti, la produzione di Sara Bronzin, la mediazione culturale di Giorgia Santoro, la comunicazione e la grafica di Michela Marzona.
More Than Jazz, il viaggio tra artisti, pubblico e luoghi della musica è un podcast di SimulArte, prodotto da Udine Podcast.

