Christian Tomadini, l’uomo che aggiusta il futuro
È una presenza che cerca di migliorare ciò che incontra. Unisce visione e concretezza, immaginando il cambiamento senza smettere di costruirlo. Ama ciò che può crescere, evolvere e trovare una nuova possibilità. La sua forza non nasce dall’ambizione, ma dalla convinzione che ogni persona, luogo o progetto meriti una seconda occasione. In lui il fare è sempre una forma di cura.
Christian Tomadini. In lei convivono l’ingegnere, il manager, il volontario e l’uomo di teatro. Chi tiene insieme tutti questi pezzi?
Questi pezzi, questi uomini sono tenuti insieme da una indomabile curiosità di capire come funzionano le cose, dal desiderio di ricondurre quel funzionamento ad un sistema comprensibile e sostenibile. È stato innestato dentro di me il sistema circolare dei nonni, il lavoro in fabbrica con orari sostenibili, le galline, i conigli, i maiali, l’orto con tutto, i bagni nella ledra, il nonno eroe la notte del terremoto, indimenticabile. E bisogna dire mia moglie contribuisce che mi supporta in tutto e qualche volta mi lancia il salvagente con la fune per riprendermi e via con una nuova acrobazia. E i miei figli senza i quali nulla sarebbe. I cani, poi…
Ha attraversato mondi molto diversi. Da dove nasce questa capacità di adattamento?
Nasce dal divertimento che si trasforma in soddisfazione e qualche volta in passione. Nel senso che capisco velocemente se una situazione, una dinamica mi piace, se mi diverte. E da lì, con il desiderio di starci, nasce un’energia che mi accompagna nell’adattamento. Non è un adattamento passivo, no, al contrario, è energia positiva. È sempre stato così fin da quando con gli amichetti della banda attraversavamo il Cormor in piena con la zattera autocostruita, pericolosissime fughe in bicicletta da bambini, poi pian piano nei rapporti, nello studio, nello sport, sempre insieme ad altri. Ecco, ho un cruccio. Purtroppo questa energia non si è mai incanalata in un talento esplosivo di quelli per cui diventi la superstar. Non che ne senta il bisogno, eh.
Nella sua vita ha lasciato più volte situazioni sicure per ricominciare. Che rapporto ha con l’idea di restare?
Se mi guardo indietro resto solo nelle situazioni con grandi stimoli e con libertà e spazio creativo per il loro sviluppo. Però, se ci penso, resto anche nelle situazioni di rispetto, rispetto della natura, rispetto degli animali, dell’uomo in quanto umanità, come natura etica dell’essere umano. Sento invece l’attrazione per andare, per non restare tutte le volte che uno di questi aspetti è minacciato. Anzi, devo dire che il più delle volte sento il senso di combattere, ma spesso non sa da fare.
Come convivono in lei il desiderio di migliorare il mondo e la necessità di prendere decisioni concrete?
Non convivono, combattono duramente. Sono un sostenitore della decrescita, dell’aggiustare piuttosto che rimpiazzare. Predico economia circolare, anzi, sistemi circolari. Progettazione coscienziosa con lo sguardo lungo, ma tutto questo oggi non è di moda. Cioè, se ne parla tanto, ma soprattutto se ne parla. Ancora troppo pochi mettono a terra le intenzioni.
Nelle grandi svolte della sua vita hanno contato di più le persone o le opportunità?
Pari e patta. Ci sono situazioni in cui le persone sono state irresistibili alla faccia di qualsiasi situazione e ci sono altre in cui l’opportunità ha condizionato fortemente me e anche le persone a me vicine, però sempre con confronto e accordo.
Quando ha capito che migliorare il mondo sarebbe diventata una responsabilità personale?
C’è un momento e un’immagine che porto sempre con me. Ad Orgosolo c’è un bellissimo murales che ritrae “il Che” con la frase dalla lettera ai suoi figli. Soprattutto siate capaci di sentire nel più profondo qualsiasi ingiustizia commessa contro chiunque in qualunque posto del mondo. È la qualità più bella di un rivoluzionario. Quello è un periodo della vita in cui sono accadute molte cose che mi porto dentro con orgoglio e che hanno forgiato il Christian di oggi.
Nella sua vita ha aggiustato molte cose. C’è qualcosa che sente di aver aggiustato anche dentro di sé?
Dentro di me credo di non aver ancora aggiustato abbastanza. Al momento ho in cantiere un paio di manutenzioni che richiedono allenamento e ascolto. Ecco, soprattutto ascolto.
Quale parte di sé vorrebbe portare intatta fino all’ultimo giorno?
L’integrità. Integrità etica e circolare.
UDINESI DENTRO è un podcast originale di Michele Menegon, la voce della sigla è di Gianmarco Ceconi, la musica di Massimo Cum, la post produzione e il sound design di Michael Hammer.
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