Alberto Gallas, il riformatore silenzioso dalla responsabilità profonda
Vive sospeso tra idee brillanti e intuizioni improvvise, come se il mondo fosse un territorio da esplorare con la mente e con lo sguardo. Intelligente, curioso, imprevedibile, è in perenne movimento. Ama la libertà, le conversazioni che scintillano e le possibilità che si aprono all’improvviso.
Alberto Gallas, perché ha scelto di dare dignità ad un lavoro invisibile?
Mah, perché quando abbiamo iniziato ormai dodici anni fa questa avventura, era un vero e proprio far west, completamente lasciata allo sbando e quindi effettivamente abbiamo visto che c’era la possibilità di cambiare. Dopo dodici anni devo dire che un po’ di strada siamo riusciti a farla e posso anche dire che la vita di qualche persona siamo riusciti a cambiarla.
Gallas Group è tra le agenzie leader in Italia. Dove volete arrivare?
È vero, abbiamo avuto una bella crescita in tutti questi anni e adesso abbiamo raggiunto una dimensione che in realtà non è che abbiamo un obiettivo preciso. Noi abbiamo una visione, che è quella di cercare di cambiare, migliorare tutto il sistema dell’assistenza domiciliare in Italia. Il fatto di espanderci non è tanto un obiettivo fine a se stesso, quanto proprio la prosecuzione di questa visione, il fatto di riuscire ad aiutare sempre più persone, più famiglie e più lavoratori è quello che ci spinge ad andare avanti.
Come tiene insieme forza e delicatezza nel guidare un’azienda che opera nella fragilità?
Questa è sicuramente una sfida continua, nel senso che cambiano poi le dinamiche e quindi bisogna saper comprendere quelli che sono i momenti storici, sia della tua crescita aziendale sia della società esterna. Poi crescendo, assumi maggiore consapevolezza su tante tematiche, su tante dinamiche e inizi a capire che bisogna anche sviluppare tutta una parte di maggiore delicatezza verso tutte le persone che hanno a che fare poi con la nostra organizzazione.
Imparare per crescere è la sua bussola?
Questo fa parte del nostro, del mio e del nostro modo di essere, quindi spero di averlo poi anche trasmesso a tutte le persone che lavorano con noi. Per poter crescere come organizzazione, come gruppo, è direttamente proporzionale a la crescita delle singole persone.
Quale impronta personale vuole lasciare nel futuro della cura?
Quello che vogliamo fare in futuro sicuramente è proseguire questo percorso che ha ridato dignità a tantissimi lavoratori e aiutato tantissime famiglie. Dove vogliamo arrivare da questo punto di vista? Sicuramente riuscire a combattere delle consuetudini che in questo settore sono ancora largamente diffuse. Da ambo i lati c’è la possibilità veramente di elevare tanto, tantissimo ancora la qualità di questo settore.
Cosa trova nella natura frequentata nei suoi viaggi?
Quando ero giovane, come penso anche molti altri, vai sempre alla ricerca forse di stare in mezzo al gruppo. Poi crescendo, inizi a preferire a un certo punto della tua vita, delle situazioni che ti possano permettere di ritornare un po’ in pace con te stesso, rallentarti e goderti di più anche quello che è il momento, senza pensare continuamente a quello che hai appena fatto o quello… o programmare quello che dovrai fare.
Lo sport è parte di lei da sempre. Qual è il significato?
Mi accompagna quotidianamente, mi permette sicuramente di essere una persona migliore. Ho scelto poi, in questa fase della mia vita, uno sport estremo come il triathlon lungo, il cosiddetto Ironman, e questo ti permette tante volte di arrivare ad un punto in cui riesci a parlare con te stesso, che difficilmente riusciresti a fare in altri contesti. Quindi per me è anche un viaggio introspettivo, bello, utile, e a questo poi si affianca ovviamente anche lo star bene.
Cosa la lega a Boss, il suo bulldog francese?
È un cagnolino che è con me ormai da cinque anni e mezzo. La cosa che mi fa apprezzare di lui è che comunque so che ha una vita limitata e quindi il fatto di poter godere con lui di ogni singolo momento è per me una cosa bellissima. Ti dà senza chiedere nulla e quello penso sia una cosa che non ha eguali, ecco. E quindi da quel punto di vista per me in questo momento è, è parte totale e integrante della mia famiglia, viene con me in ufficio, ovunque, quindi è un po’ la mia, la mia ombra.
UDINESI DENTRO è un podcast originale di Michele Menegon, la voce della sigla è di Gianmarco Ceconi, la musica di Massimo Cum, la post produzione e il sound design di Michael Hammer.
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