Armand Van Helden, l’iconico DJ di Boston

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Armand Van Helden, l’iconico DJ di Boston
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Questo pòdcast è dedicato ad Àrmand Vàn Hélden, l’iconico DJ di Boston.

Witch Doctor (1994)

Nel grande racconto della house music mondiale, pochi artisti hanno saputo attraversare con la stessa naturalezza i territori dell’underground e del mainstream come Armand Van Helden. Nato a Boston, cresce dentro una geografia nomade. Durante l’infanzia vive tra Paesi Bassi, Lettonia, Turchia e Italia, assorbendo culture e suoni differenti. A tredici anni compra una drum machine, due anni dopo inizia a fare il DJ, suonando soprattutto hip hop e freestyle. È una formazione fondamentale: nella sua musica il groove urbano dell’hip hop e la spiritualità della house non smetteranno mai di convivere.

Everytime I feel it (2003)

Quando torna negli Stati Uniti, Van Helden costruisce la propria carriera con determinazione assoluta. Dopo aver studiato tecnologia dei media al Bunker Hill Community College, lavora per un periodo nella revisione legale, ma nel millenovecentonovantuno lascia tutto per dedicarsi alla musica. Inizia a produrre per la X-Mix Productions e ottiene un lavoro al Loft di Boston, trasformandolo rapidamente in uno dei club più importanti della città. Ma Boston gli sta stretta e il trasferimento a New York City diventa inevitabile.

The Phunk Phenomena (1996)

L’arrivo nella capitale della house americana non è semplice. Nella scena newyorkese nessuno conosce davvero il suo nome e molti guardano con diffidenza chi arriva da fuori città. Inizia quasi da zero, entrando gradualmente nel roster della storica etichetta Strictly Rhythm accanto a figure come Todd Terry, Erick Morillo, Roger Sanchez e Masters at Work. Con pazienza costruisce una reputazione fondata su groove potenti e bassline sempre più riconoscibili.

You Don’t Know Me (1998)

La svolta arriva nel millenovecento novantasei grazie a una serie di remìx destinati a cambiare il linguaggio stesso della house music. Le reinterpretazioni di brani di Tori Amos e Sneaker Pimps introducono bassi aggressivi e ritmiche che rompono l’equilibrio più lineare della house tradizionale. Van Helden diventa rapidamente il re del basso della club culture internazionale. La sua energia dietro la consòle lo rende uno dei DJ più richiesti della scena globale, fino a esibirsi accanto a Fatboy Slim alla Brixton Academy di Londra in un evento costruito come un incontro di pugilato tra titani della dance music.

Move It To The Left (1993)

La sua filosofia artistica si manifesta apertamente con l’album Killing Puritans, titolo che riflette il suo rifiuto delle etichette musicali imposte dall’industria. Per Van Helden le classificazioni servono solo a giornalisti e negozi di dischi: la musica deve essere libera di attraversare generi e culture. Nei suoi remix e nelle sue produzioni convivono house, hip hop, disco, rock, pop e speed garage. Non vuole essere ricordato soltanto come remixer, ma come artista capace di muoversi tra mondi differenti senza perdere identità.

Carnival (1996)

Negli anni successivi continua a reinventarsi. Nel duemilanove fonda con A-Trak il duo Duck Sauce, autore della hit globale Barbra Streisand, brano che conquista le classifiche internazionali e riporta il suo nome al centro della cultura pop. Eppure, dietro il successo commerciale, resta sempre lo stesso collezionista ossessivo di vinili che trasporta dischi in casse di latte e costruisce negli anni una collezione di oltre quindicimila copie.

Flowerz (1999)

L’eredità di Armand Van Helden è quella di un artista che ha trasformato il proprio sradicamento geografico in una forma di cosmopolitismo musicale. La sua musica dimostra che il basso può abbattere muri invisibili tra generi, culture ed epoche. Hip hop e house, Europa e America, underground e mainstream diventano parti della stessa vibrazione. La sua storia racconta come il movimento continuo, invece di disperdere un’identità, possa renderla ancora più universale.

Hear my name (2004)

Il pòdcast dedicato ad Àrmand Vàn Hélden, l’iconico DJ di Boston, finisce qui. Se vuoi ascoltare tutta la musica del DISCOSAURO scarica l’applicazione gratuita IN MY RADIO per Apple e Android.


Disco Sauro è un podcast scritto da Michele Menegon. La supervisione editoriale e musicale è a cura di Alessandro De Cillia. La voce della sigla è di Fabrizio Cerruti, quella del DiscoSauro è di Matilda, mentre la produzione e il sound design è di Michael Hammer. DISCOSAURO è un podcast realizzato in memoria del maestro Gianni De Luise.

Autore

  • alessandro de cillia

    Alessandro De Cillia entra nell’organico di Radio Italia Network nel 1990: esordisce come tecnico del suono e presto giunge ad affiancare Mr. Marvin in qualità di programmatore musicale.

    Si occupa quindi della ricerca di nuovi artisti, pianifica la programmazione delle trasmissioni e cura i rapporti con le maggiori etichette discografiche (Sony, Virgin, Universal, Warner, Polygram, Emi , ….).

    Firma alcuni programmi che hanno fatto la storia di Italia Network. Il primo risale al 1993 ed è HIP & MUFFIN’ SHOW, incentrato sulla musica hip-hop e sul ragga muffin’, con lo pseudonimo Dj Delicious. Ma è forse il mastermix MADHOUSE il programma più rappresentativo della sua ricerca musicale.

    Qui Alessandro propone inizialmente una selezione mixata di House tribale per poi specializzarsi in Minimal e Intelligent Tecno. Ed è proprio la fama di MADHOUSE che lo porterà poi a lavorare come disc jockey nei migliori club della scena underground degli anni ’90 e a diventare dj-resident de La Scala, uno dei locali di riferimento per la musica di tendenza di quel tempo.

    Oggi Alessandro continua la sua ricerca musicale quotidianamente. Ha una ricca collezione di vinili che spaziano dalla musica Hip Hop alla Funky, dall'House alla Techno.

    Viene a diretto contatto con la musica in giovane età con l'elettronica ed il rock elettronico ascoltando con fascinazione i Kraftwerk ed i Rockets, successivamente si appassiona alla disco black degli anni ottanta ( S.O.S. Band , Janet Jackson , Donna Summer, e tutte le produzioni di Jimmy Jam & Terry Lewis) e soprattutto viene rapito dalla musica di Prince.

    Questo lo porterà ad indagare sulle origini della musica contemporanea del tempo e a scoprire il Soul di James Brown , il Funky di George Clinton e dei Parliament, per poi appassionarsi all' Hip Hop , genere che attingeva e traeva ispirazione proprio dalle radici della musica Black.

    Alla fine degli anni 80 si appassiona al nuovo genere musicale che sta nascendo: l'House music, prima quello melodico cantato, poi verso quello Tribale esplorando la musica Techno, sempre alla ricerca di nuove esperienze sonore.

    Così come era definito MadHouse: “l'evoluzione della musica” il suo programma mixato all'interno del Mastermix di Italia Network. La musica è concepita come un viaggio sonoro attraverso i vari generi che la caratterizzano, attingendo e lasciandosi influenzare da essi.

    Attualmente l'ascolto è indirizzato verso quegli spazi che non sono stati ancora esplorati nel passato quali la musica d'avanguardia italiana di rock progressivo , melodico disco, oltre che il genere cosiddetto “balearic”, influenzato da vari viaggi effettuati a Ibiza agli inizi del 2000.

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