Marilisa Alongi, la studiosa attenta dall’ascolto profondo.
Avventurosa ma concreta, ama guardare lontano, ma costruire passo dopo passo ciò che sogna. Idealista con i piedi per terra, trasforma ogni esperienza in un traguardo reale. La sua forza è nel saper osare con prudenza, inseguire libertà con responsabilità e dare forma tangibile alle visioni che la guidano.
Marilisa Alongi; cosa significa per lei fare ricerca nel settore alimentare?
Per me fare ricerca oggi è innanzitutto prestare attenzione alla direzione, cercare di mantenere uno sguardo sufficientemente ampio per evitare di cadere in contraddizioni e al contempo costruire degli strumenti tecnici ma anche intellettuali che ci consentano e che consentano a coloro che prendono decisioni di farlo in modo consapevole.
Foodlife.Next nasce per innovare il settore alimentare: cosa desidera veder realizzato grazie a questo progetto?
Direi che vedo due obiettivi. Uno è legato alla forma, l’altro alla sostanza. E mi spiego meglio. La sostanza ha a che fare con gli sprechi di alimenti, perché Food Life Next è una startup innovativa dell’Università di Udine e quello che offriamo alle aziende sono delle soluzioni per ridurre gli sprechi alimentari aumentando l’efficienza del sistema produttivo. Per quanto riguarda poi la forma, per me Food Life Next rappresenta l’anello di congiunzione fra il dire e il fare a livello professionale. E quindi il secondo obiettivo è quello di poter dare un contributo reale in termini di impatto sulla società.
Oggi, siamo davvero pronti ad accogliere i prodotti “funzionali” o prevale ancora un po’ di diffidenza?
Diciamo che di fronte all’ignoto la diffidenza penso ci sia sempre. Se dobbiamo dire cos’è un alimento funzionale è un alimento che apporta un beneficio che va al di là del normale nutrimento. Probabilmente nel momento in cui aumenta la confidenza con questo termine, quindi la conoscenza, il grado di accettazione aumenta in parallelo.
Quanto della sua formazione scientifica, si riflette nel suo modo di affrontare le sfide quotidiane ?
Sfide quotidiane mi verrebbero alcune battute del tipo cuocere l’uovo alla perfezione o salare la pasta al punto giusto, ma questa domanda andrebbe rivolta a chi mi conosce molto bene e nonostante tutto continua a supportarmi e sopportarmi. Per rispondere seriamente direi al cento per cento perché non è formazione ma diventa stile di vita nel bene e nel male.
Se dovesse ideare un alimento capace di raccontare la sua storia, che caratteristiche avrebbe?
Direi che un alimento in grado di raccontare la mia storia dovrebbe avere tutte le consistenze possibili, contrasti di sapori, anche contraddizioni all’apparenza, ma che alla fine nell’insieme non si sa bene come e perché funziona. Sicuramente deve essere un dessert perché non sono capace di rinunciare ai dolci.
La data di scadenza influenza di più, il nostro modo di nutrirci o il nostro rapporto con il cibo?
Penso che qui la risposta sia da cercare ponendo la questione al rovescio. Ovvero, sono il nostro modo di nutrirci e il nostro rapporto con il cibo ad aver influenzato la data di scadenza. Infatti sono le nuove esigenze che hanno portato allo sviluppo di prodotti che hanno una vita utile maggiore, quindi una scadenza più prolungata. Quindi conoscere il significato di queste date è cruciale per gestire gli alimenti anche a casa, così da minimizzare il rischio di sprechi.
Sul tema dello spreco pesa di più, la responsabilità di chi produce troppo, o di chi acquista senza consapevolezza?
Pesa di più lo scaricare la responsabilità su altri da noi. È una responsabilità di tutte e tutti a tutti i livelli, quindi nessuno è escluso e ciascuno poi dovrebbe dare il proprio contributo. Infatti in una catena tutti gli anelli devono funzionare, quindi dal produttore fino al consumatore.
Quando si esibisce con il suo laboratorio teatrale, lo vive più come un atto di comunicazione, o di ascolto profondo?
Lo vivo come un atto di ascolto profondo, non solo degli altri ma anche di me stessa. E per quanto riguarda gli altri, sia dei compagni di laboratorio ma anche del pubblico, perché il teatro si fa insieme e cambia sempre nel momento in cui cambiano le interazioni. La cosa più difficile da fare, ma indispensabile, sul palco ma anche soprattutto fuori dal palco, è quello di imparare ad ascoltare profondamente.
UDINESI DENTRO è un podcast originale di Michele Menegon, la voce della sigla è di Gianmarco Ceconi, la musica di Massimo Cum, la post produzione e il sound design di Michael Hammer.
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