Questo pòdcast è dedicato a Todd Terry, il rivoluzionario del ritmo.
Can You Party (1988)
Nel grande racconto della house music, mentre Chicago ne aveva scritto il vangelo e Detroit stava immaginando il futuro, New York City cercava qualcuno capace di tradurre quella rivoluzione nel linguaggio crudo delle sue strade. Quel ruolo lo incarnò Todd Terry, nato a Brooklyn nel 1977. Più di molti altri produttori definì il suono della house newyorkese degli anni Ottanta: un miscuglio visionario di disco classica, intuizioni provenienti da Chicago e cultura del campionamento presa in prestito dall’hip hop. Ancora adolescente faceva il DJ alle feste scolastiche e per strada con la Scooby Doo Crew, una formazione hip hop che gli avrebbe insegnato per sempre l’attitudine autentica della strada.
Samba (1992)
La sua educazione musicale attraversa mondi sonori molto diversi. Ascolta con curiosità la disco europea e quella che allora veniva chiamata italo disco, mentre a metà degli anni Ottanta l’esplosione della house di Chicago lo spinge definitivamente verso quel nuovo linguaggio musicale. Ma Terry non è un discepolo devoto: entra nella house con la mentalità dell’hip hop, imparando mentre sperimenta. Proprio questa mancanza di reverenza verso le regole diventa la sua forza creativa. In quegli anni collabora con Little Louie Vega e Kenny Dope Gonzalez, utilizzando temporaneamente il nome Masters at Work per una delle sue prime produzioni, un gesto che anticipa la rete collaborativa che avrebbe caratterizzato tutta la scena newyorkese.
I’ll House You (1988)
Il suo ingresso nella storia della musica elettronica arriva alla fine degli anni Ottanta. Con i Jungle Brothers costruisce uno dei primi ponti reali tra hip hop e house music, dimostrando che quei due mondi potevano dialogare nello stesso ritmo. Poco dopo, nel 1988, pubblica due singoli destinati a diventare inni dei club: Weekend e Bango. Il suo stile di campionamento, profondamente influenzato dall’hip hop, introduce nuovi elementi nella grammatica della house. Nei suoi brani appaiono frammenti sonori provenienti da artisti come Yello e Manu Dibango. Molti, lo considerano anche uno dei precursori della filter house, che una nuova generazione di DeeJay e produttori europei, avrebbero poi portato al grande pubblico.
Weekend (1988)
Con il tempo, Terry moltiplica identità e progetti, trasformando gli pseudonimi in una strategia creativa. Nascono così alias come Black Riot, Gypsymen, Royal House e Tech Nine. Ogni nome rappresenta un laboratorio sonoro diverso, una nuova prospettiva attraverso cui esplorare il linguaggio della house. In parallelo diventa uno dei remixer più richiesti della scena internazionale. La sua firma appare sulle tracce di artisti come Sting, Björk, Janet Jackson, Tina Turner, Annie Lennox e Robert Plant, dimostrando che la grammatica della house poteva dialogare con qualunque universo musicale.
Keep On Jumpin (1996)
Curiosamente, il riconoscimento più grande non arriva subito da casa sua. A New York City rimane una figura quasi sotterranea, mentre nel Regno Unito il pubblico lo accoglie come un protagonista assoluto della nuova cultura dei club. Nei primi anni Novanta diventa presenza fissa nella scena britannica, come DeeJay Resident nel leggendario Ministry of Sound di Londra. La sua abilità dietro ai piatti impressiona il pubblico e stampa. Poco dopo arriva anche il momento di massima visibilità pop: il remìx di un brano degli Everything But The Girl diventa un successo globale, vendendo milioni di copie e riportando il duo al centro della scena dance internazionale.
Missing (1994)
L’eredità di Todd Terry è quella di un architetto silenzioso della house music. Per New York City rappresenta ciò che i Belleville Three sono stati per Detroit: uno dei costruttori di un linguaggio musicale destinato a cambiare la cultura dei club. Molti critici lo considerano tra i produttori più importanti della musica elettronica, eppure il suo nome rimane spesso sottovalutato. La sua filosofia non è mai cambiata: unire l’energia del party con grandi canzoni, melodie memorabili, beat duri e percussioni radicate nella cultura hip hop. Todd Terry non ha inventato la House Music, ma l’ha tradotta nel dialetto di Brooklyn, dimostrando che il campionamento poteva diventare arte e che l’anima della house poteva convivere con l’attitudine urbana dell’hip hop nello stesso groove ipnotico.
Babarabatiri (2001)
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Disco Sauro è un podcast scritto da Michele Menegon. La supervisione editoriale e musicale è a cura di Alessandro De Cillia. La voce della sigla è di Fabrizio Cerruti, quella del DiscoSauro è di Matilda, mentre la produzione e il sound design è di Michael Hammer. DISCOSAURO è un podcast realizzato in memoria del maestro Gianni De Luise.



