Motel Connection gli architetti del crossover

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Motel Connection gli architetti del crossover
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Questo pòdcast è dedicato ai Motel Connection: gli architetti del crossover.

All Over (2001)

Nel panorama della musica elettronica italiana, dove spesso la sperimentazione rimane confinata nei circuiti underground e la dance mainstream raramente dialoga con l’indie rock, nasce un progetto destinato a cambiare prospettiva. I Motel Connection prendono forma a Torino nel gennaio duemila, dall’incontro tra Samuel Romano, Pisti e Pierfunk. È una Torino di fine millennio dove l’elettronica non è soltanto un genere musicale ma una vera attitudine culturale, un modo di trasformare l’alienazione urbana in frequenze ipnotiche. Il progetto nasce quasi per caso, come sonorizzazione di un ambiente visuale creato dall’artista torinese Gianluca Rosso: un’origine che racconta subito la natura multimediale del trio, sospesa tra arti visive e sperimentazione sonora.

My Darkside (2005)

La formazione rappresenta un equilibrio raro tra mondi diversi. Samuel arriva dall’esperienza con i Subsonica, Pierfunk è stato bassista dello stesso gruppo, mentre Pisti proviene dalla cultura dei club e della produzione house. Tre percorsi che normalmente non si sarebbero incrociati — rock elettronico italiano, tradizione strumentale e club culture — ma che insieme costruiscono un linguaggio nuovo. L’obiettivo è chiaro: creare una musica crossover capace di unire strumenti suonati ed elettronica, superando la contrapposizione tra autenticità rock e ripetizione dance, tra performance dal vivo e programmazione digitale.

The Light Of The Morning (2003)

La svolta arriva con il cinema nel 2001. Il regista Marco Ponti chiede al trio di comporre la colonna sonora del film Santa Maradona. La pellicola si impone rapidamente come simbolo culturale di una generazione e la colonna sonora ottiene il riconoscimento del David di Donatello. Da quell’esperienza nasce il primo vero album del progetto, trainato da brani che entrano rapidamente nelle playlist dei club e delle radio nazionali. È la prova che un linguaggio nato dalla sperimentazione può dialogare con il grande pubblico senza perdere la propria identità.

Two (2002)

Negli anni successivi il gruppo continua a muoversi tra club culture, cinema e live performance. Nel 2006 pubblica il secondo album e porta la propria musica oltre i confini italiani. Le loro performance arrivano fino all’inaugurazione del Berlin International Film Festival e al Movement Electronic Music Festival di Detroit, segnali di un riconoscimento internazionale sempre più evidente. Nel 2013 aprono la tappa romana del Delta Machine Tour dei Depeche Mode allo Stadio Olimpico, una sorta di consacrazione simbolica da parte di una delle band più influenti della storia dell’elettronica.

Lost (2003)

Parallelamente nasce anche una dimensione progettuale più ampia. Nello stesso anno il trio lancia il We Revolution Tour, un esperimento unico che unisce musica e innovazione, portando nelle università italiane incontri dedicati alle startup e alla cultura digitale. È la dimostrazione di come la loro visione della musica non si limiti all’intrattenimento ma diventi strumento di connessione tra creatività, tecnologia e nuove forme di imprenditorialità.

Grey (2005)

Con il passare degli anni il progetto attraversa inevitabili trasformazioni. I lavori più recenti si allontanano dalle sonorità sperimentali degli inizi per avvicinarsi a una dance più diretta e comunicativa, scelta che divide critica e pubblico. Alcuni leggono questa evoluzione come una perdita di radicalità, altri come il naturale sviluppo di un progetto nato per dialogare con il dancefloor. Le collaborazioni con artisti come Ensi confermano comunque la vocazione crossover del gruppo.

Nothing More (2006)

Nel 2016 i Motel Connection decidono di chiudere il progetto, sentendo che il loro suono elettrico contaminato ha concluso il proprio ciclo creativo. Ma la storia non finisce davvero: nel 2022 il trio si riunisce a Torino in occasione dell’Eurovision Song Contest, riportando sul palco quel suono che aveva segnato un’intera stagione musicale. La loro eredità è quella di una città e di un’epoca: una Torino che per anni ha sognato di essere capitale europea dell’elettronica contaminata, dove chitarre e drum machine dialogavano alla pari e dove la musica da club poteva convivere con la ricerca artistica.

H.E.R.O.I.N (2011)

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Disco Sauro è un podcast scritto da Michele Menegon. La supervisione editoriale e musicale è a cura di Alessandro De Cillia. La voce della sigla è di Fabrizio Cerruti, quella del DiscoSauro è di Matilda, mentre la produzione e il sound design è di Michael Hammer. DISCOSAURO è un podcast realizzato in memoria del maestro Gianni De Luise.

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Autore

  • alessandro de cillia

    Alessandro De Cillia entra nell’organico di Radio Italia Network nel 1990: esordisce come tecnico del suono e presto giunge ad affiancare Mr. Marvin in qualità di programmatore musicale.

    Si occupa quindi della ricerca di nuovi artisti, pianifica la programmazione delle trasmissioni e cura i rapporti con le maggiori etichette discografiche (Sony, Virgin, Universal, Warner, Polygram, Emi , ….).

    Firma alcuni programmi che hanno fatto la storia di Italia Network. Il primo risale al 1993 ed è HIP & MUFFIN’ SHOW, incentrato sulla musica hip-hop e sul ragga muffin’, con lo pseudonimo Dj Delicious. Ma è forse il mastermix MADHOUSE il programma più rappresentativo della sua ricerca musicale.

    Qui Alessandro propone inizialmente una selezione mixata di House tribale per poi specializzarsi in Minimal e Intelligent Tecno. Ed è proprio la fama di MADHOUSE che lo porterà poi a lavorare come disc jockey nei migliori club della scena underground degli anni ’90 e a diventare dj-resident de La Scala, uno dei locali di riferimento per la musica di tendenza di quel tempo.

    Oggi Alessandro continua la sua ricerca musicale quotidianamente. Ha una ricca collezione di vinili che spaziano dalla musica Hip Hop alla Funky, dall'House alla Techno.

    Viene a diretto contatto con la musica in giovane età con l'elettronica ed il rock elettronico ascoltando con fascinazione i Kraftwerk ed i Rockets, successivamente si appassiona alla disco black degli anni ottanta ( S.O.S. Band , Janet Jackson , Donna Summer, e tutte le produzioni di Jimmy Jam & Terry Lewis) e soprattutto viene rapito dalla musica di Prince.

    Questo lo porterà ad indagare sulle origini della musica contemporanea del tempo e a scoprire il Soul di James Brown , il Funky di George Clinton e dei Parliament, per poi appassionarsi all' Hip Hop , genere che attingeva e traeva ispirazione proprio dalle radici della musica Black.

    Alla fine degli anni 80 si appassiona al nuovo genere musicale che sta nascendo: l'House music, prima quello melodico cantato, poi verso quello Tribale esplorando la musica Techno, sempre alla ricerca di nuove esperienze sonore.

    Così come era definito MadHouse: “l'evoluzione della musica” il suo programma mixato all'interno del Mastermix di Italia Network. La musica è concepita come un viaggio sonoro attraverso i vari generi che la caratterizzano, attingendo e lasciandosi influenzare da essi.

    Attualmente l'ascolto è indirizzato verso quegli spazi che non sono stati ancora esplorati nel passato quali la musica d'avanguardia italiana di rock progressivo , melodico disco, oltre che il genere cosiddetto “balearic”, influenzato da vari viaggi effettuati a Ibiza agli inizi del 2000.

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