Questo pòdcast è dedicato alla voce inconfondibile di Robin S.
It Must be Love (1997)
Nel grande racconto della house music mondiale, dove il successo spesso arriva come un lampo improvviso, la storia di Robin S sembra scritta dalla mano capricciosa del destino. Robin Stone nasce a New York City e cresce nel quartiere del Queens, immersa nella tradizione vocale del gospel. All’inizio degli anni Novanta la sua vita è come quella di molte altre madri lavoratrici: due figli, un lavoro come segretaria e la musica relegata ai fine settimana, quando canta nei club. La sua è la storia di un talento potente, che rischia di restare nascosto dietro la routine quotidiana, una voce straordinaria, che potrebbe facilmente perdersi nell’anonimato della vita ordinaria.
Back It Up (1995)
Il primo incontro con l’industria discografica arriva grazie alla Champion Records, che le propone di incidere un brano scritto da Allen George e Fred McFarlane, autori già legati alla grande tradizione della dance americana. Il pezzo viene pubblicato nel 1990 ma passa quasi inosservato. In un periodo in cui la scena house produce decine di tracce vocali di qualità, il singolo non riesce a emergere. La registrazione scivola lentamente nell’oblio e finisce letteralmente dimenticata per anni negli archivi dell’etichetta, come accade a tanti dischi che non trovano subito il loro momento.
Luv 4 luv (1993)
La resurrezione arriva dalla Scandinavia. Il produttore svedese StoneBridge contatta la Champion Records chiedendo se esistano vecchie registrazioni su cui lavorare. Gli viene consegnato proprio quel brano dimenticato. In poche ore realizza un nuovo remìx che cambia completamente il destino della canzone. Pubblicato nel millenovecentonovantadue il brano diventa improvvisamente un successo internazionale. Raggiunge la quinta posizione della Billboard Hot cento negli Stati Uniti e la sesta nella classifica britannica, un risultato raro per una traccia house in quell’epoca. In breve tempo si trasforma in uno dei brani più riconoscibili della cultura dance.
Show me love (1992)
La storia assume un tono quasi ironico quando la stessa Robin S confessa che, inizialmente, la canzone non le piaceva affatto. È uno di quei paradossi frequenti nella musica pop: i brani destinati a diventare immortali spesso nascono senza che nemmeno i loro interpreti ne percepiscano il potenziale. I critici sottolineano la forza emotiva della sua interpretazione, capace di fondere vulnerabilità e determinazione. La sua voce sembra muoversi dentro il ritmo come una confessione, mentre la base ritmica spinge la canzone avanti con un’energia irresistibile.
You Got The Love (1997)
Il successo del brano genera anche alcune controversie. Per anni circolano voci secondo cui la voce definitiva potrebbe appartenere alla songwriter Andrea Martin, che aveva registrato una demo della canzone. Robin S ha sempre ribadito il proprio ruolo nell’interpretazione finale e ha ricordato come molte delle parti vocali più celebri siano nate da improvvisazioni in studio. Nel frattempo, come spesso accade nella cultura del remìx, lo stesso StoneBridge non riceve crediti di scrittura per la nuova versione, anche se il successo del disco gli apre numerose opportunità nella scena dance internazionale.
I Want To Thank You (1993)
Con il passare degli anni il brano diventa un classico senza tempo. Riviste come Rolling Stone e Billboard lo inseriscono tra le più importanti canzoni dance di sempre. La traccia viene campionata e reinterpretata da artisti di generazioni successive. La storia di Robin S rimane quella di una segretaria che cantava nei weekend, di una madre che non aveva smesso di sperare. Una voce che rischiava di restare dimenticata in uno scantinato e che, grazie a quattro ore di lavoro di un produttore svedese, è diventata uno degli inni più immortali della musica dance.
Midnight (1997)
Il pòdcast dedicato alla voce inconfondibile di Robin S, finisce qui. Se vuoi ascoltare tutta la musica del DISCOSAURO, scarica l’applicazione gratuita IN MY RADIO, per Apple o Andròid.
Disco Sauro è un podcast scritto da Michele Menegon. La supervisione editoriale e musicale è a cura di Alessandro De Cillia. La voce della sigla è di Fabrizio Cerruti, quella del DiscoSauro è di Matilda, mentre la produzione e il sound design è di Michael Hammer. DISCOSAURO è un podcast realizzato in memoria del maestro Gianni De Luise.



