L’ingegnere dell’impossibile: la visione musicale di Arthur Baker

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L'ingegnere dell'impossibile: la visione musicale di Arthur Baker
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Questo pòdcast è dedicato alla visione musicale di Arthur Baker, l’ingegnere dell’impossibile.

Breakers Revenge (1984)

Nel grande racconto della musica elettronica, dove la tecnologia incontra la cultura di strada e il futuro nasce spesso da incontri improbabili, emerge la figura di Arthur Baker. Nato a Boston Baker è un produttore che ama definirsi un pessimo DeeJay, ma possiede una qualità rara: la capacità di immaginare connessioni invisibili. Negli anni Settanta inizia come DeeJay nei club di Boston, ed è lì che sviluppa una sensibilità musicale capace di vedere ponti tra mondi lontani, intuendo che la musica del futuro nascerà proprio da quelle collisioni.

Let There Be Love (1991)

All’inizio degli anni Ottanta si trasferisce a New York City, una città attraversata da un fermento culturale senza precedenti. Inizia a collaborare con la Tommy Boy Records e incontra Afrika Bambata, figura centrale della nascente cultura hip hop. Bambata nei suoi DeeJay set utilizza già brani dei Kraftwerk, facendo ballare ragazzi del Bronx su sintetizzatori tedeschi. Baker capisce immediatamente che in quel corto circuito culturale si nasconde qualcosa di rivoluzionario. Alle influenze dei Kraftwerk si aggiungono quelle della Yellow Magic Orchestra, di Gary Numan e dell’universo funk di George Clinton: un mosaico di suoni che solo una mente libera da confini musicali può immaginare di fondere.

Do It Like This (2002)

Da quell’intuizione nasce uno dei brani più influenti della storia della musica moderna. In studio, Baker lavora insieme ad Afrika Bambata e al tastierista John Robie, ricostruendo e reinterpretando elementi sonori provenienti da due brani dei Kraftwerk. Il tutto prende forma attorno alla drum machine Roland TR-808, destinata a diventare uno degli strumenti simbolo della musica elettronica e dell’hip hop. Il risultato è Planet Rock, pubblicato nel 1982, un disco che il New York Times descriverà come uno dei più influenti della musica pop nera dell’epoca. La rivista Rolling Stone lo inserirà tra i più grandi brani di tutti i tempi, riconoscendone l’impatto duraturo sulla cultura musicale globale.

Planet Rock (1982)

Ma la visione di Arthur Baker non si ferma a quel singolo momento. Negli anni successivi diventa uno dei remixer più richiesti dell’industria musicale, portando l’estetica del dancefloor dentro il pop e il rock mainstream. Lavora su brani di Cyndi Lauper e Bruce Springsteen, dimostrando che il linguaggio della musica da club può dialogare con universi sonori apparentemente lontani. Collabora anche con Hall & Oates, contribuendo a dare al loro suono una nuova dimensione urbana ed elettronica. Nel 1985 partecipa al completamento di un album di Bob Dylan e produce con Little Steven Van Zandt il progetto Artists United Against Apartheid, dimostrando che la musica può essere anche uno strumento di impegno politico.

The Break (1998)

Nel corso di una carriera lunga più di mezzo secolo, Baker collabora con artisti provenienti da mondi completamente diversi: dai New Order a Diana Ross, dai Rolling Stones ad Al Green, dai Pet Shop Boys a Quincy Jones, da Neneh Cherry a Fleetwood Mac. La sua filosofia produttiva è semplice e radicale: invitare DeeJay e musicisti in studio per capire come un brano possa funzionare davvero sulla pista da ballo. Un approccio collaborativo che anticipa di molti anni la cultura del remìx e della produzione elettronica contemporanea.

Suburbia (1986)

L’eredità di Arthur Baker è quella di un costruttore di ponti tra mondi musicali. Negli anni Novanta si trasferisce a Londra, dove continua a lavorare come DeeJay, produttore e imprenditore. Baker non ha inventato l’hip hop né la musica elettronica, ma ha avuto una visione: capire che i sintetizzatori dei Kraftwerk e il ritmo del Bronx parlavano, in fondo, la stessa lingua. Da quell’intuizione nasce una rivoluzione che ancora oggi continua a risuonare nei beat del presente.

Swept Away (1983)

Il pòdcast dedicato alla visione musicale di Arthur Baker – l’ingegnere dell’impossibile – finisce qui. Se vuoi ascoltare tutta la musica del DISCOSAURO, scarica l’applicazione gratuita IN MY RADIO, per Apple o Andròid.


Disco Sauro è un podcast scritto da Michele Menegon. La supervisione editoriale e musicale è a cura di Alessandro De Cillia. La voce della sigla è di Fabrizio Cerruti, quella del DiscoSauro è di Matilda, mentre la produzione e il sound design è di Michael Hammer. DISCOSAURO è un podcast realizzato in memoria del maestro Gianni De Luise.

Autore

  • alessandro de cillia

    Alessandro De Cillia entra nell’organico di Radio Italia Network nel 1990: esordisce come tecnico del suono e presto giunge ad affiancare Mr. Marvin in qualità di programmatore musicale.

    Si occupa quindi della ricerca di nuovi artisti, pianifica la programmazione delle trasmissioni e cura i rapporti con le maggiori etichette discografiche (Sony, Virgin, Universal, Warner, Polygram, Emi , ….).

    Firma alcuni programmi che hanno fatto la storia di Italia Network. Il primo risale al 1993 ed è HIP & MUFFIN’ SHOW, incentrato sulla musica hip-hop e sul ragga muffin’, con lo pseudonimo Dj Delicious. Ma è forse il mastermix MADHOUSE il programma più rappresentativo della sua ricerca musicale.

    Qui Alessandro propone inizialmente una selezione mixata di House tribale per poi specializzarsi in Minimal e Intelligent Tecno. Ed è proprio la fama di MADHOUSE che lo porterà poi a lavorare come disc jockey nei migliori club della scena underground degli anni ’90 e a diventare dj-resident de La Scala, uno dei locali di riferimento per la musica di tendenza di quel tempo.

    Oggi Alessandro continua la sua ricerca musicale quotidianamente. Ha una ricca collezione di vinili che spaziano dalla musica Hip Hop alla Funky, dall'House alla Techno.

    Viene a diretto contatto con la musica in giovane età con l'elettronica ed il rock elettronico ascoltando con fascinazione i Kraftwerk ed i Rockets, successivamente si appassiona alla disco black degli anni ottanta ( S.O.S. Band , Janet Jackson , Donna Summer, e tutte le produzioni di Jimmy Jam & Terry Lewis) e soprattutto viene rapito dalla musica di Prince.

    Questo lo porterà ad indagare sulle origini della musica contemporanea del tempo e a scoprire il Soul di James Brown , il Funky di George Clinton e dei Parliament, per poi appassionarsi all' Hip Hop , genere che attingeva e traeva ispirazione proprio dalle radici della musica Black.

    Alla fine degli anni 80 si appassiona al nuovo genere musicale che sta nascendo: l'House music, prima quello melodico cantato, poi verso quello Tribale esplorando la musica Techno, sempre alla ricerca di nuove esperienze sonore.

    Così come era definito MadHouse: “l'evoluzione della musica” il suo programma mixato all'interno del Mastermix di Italia Network. La musica è concepita come un viaggio sonoro attraverso i vari generi che la caratterizzano, attingendo e lasciandosi influenzare da essi.

    Attualmente l'ascolto è indirizzato verso quegli spazi che non sono stati ancora esplorati nel passato quali la musica d'avanguardia italiana di rock progressivo , melodico disco, oltre che il genere cosiddetto “balearic”, influenzato da vari viaggi effettuati a Ibiza agli inizi del 2000.

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