Teresa Dennetta, la voce che ascolta quando nessuno riesce più a parlare!
Solida come un abbraccio che rassicura, delicata come un’emozione che sfiora, unisce radici profonde a onde d’empatia. Vive con profondità e determinazione, costruendo legami autentici e spazi sicuri per sé e per chi ama. Sa prendersi cura con generosità, ma difende i suoi confini con fermezza.
Teresa Dennetta, è vero che un libro l’ha spinta a dedicarsi alla difesa delle vittime sui luoghi di lavoro?
Proprio così. Nel ’94 avevo cominciato ad interessarmi alla legislazione svedese e da lì in poi è cominciata un’idea, quella di trasferire anche in Italia la possibilità di tutela per le vittime di mobbing.
Cosa rende così difficile per una persona denunciare una situazione vessatoria?
Sicuramente la vergogna è non essere in grado di tutelarsi, ma prima di tutto riconoscere che è in una situazione di disagio. Perché molto spesso queste persone arrivano talmente distrutte che non riescono a riconoscere una violazione di diritto, perché è quello che hanno vissuto per tanto, tanto tempo.
Lei ricorda tutte le storie che ha ascoltato. È un fardello pesante da portare?
Sicuramente ci sono storie più semplici e storie molto complicate. Io ricordo… forse non ricordo i nomi, ma ogni singola storia la ricordo perché ogni volta che una persona mi parla si crea un rapporto empatico e io, in un certo senso, mi faccio carico del suo percepito.
Qual è il contributo concreto offerto dal punto di ascolto anti-mobbing?
Allora, il punto di ascolto anti-mobbing è uno spazio neutro dove ogni persona che ha un disagio lavorativo può chiedere aiuto. E chiedere aiuto vuol dire non aver vergogna di dire quello che provi e soprattutto confrontarti se quello che stai vivendo è una violazione di diritto oppure no. E poi, prima si chiede aiuto e meglio è. Il punto di ascolto offre delle consulenze gratuite a psicologo, medico del lavoro, avvocato, e quindi dà degli orientamenti. E questa è una visione molto all’avanguardia se pensi che il Friuli-Venezia Giulia è la sola regione che ha i punti di ascolto anti-mobbing.
Mi spiega l’importanza del rispetto dei diritti di ciascuno?
Ognuno di noi deve imparare a far rispettare i propri diritti. Per fare ciò bisogna conoscerli e sapere quello che è un diritto e quello che invece è un obbligo. E questa distinzione è molto importante perché anche il percepito della persona cambia, perché magari ti senti vessato quando invece l’obbligo nasce un obbligo contrattuale. Quindi è importantissimo per la persona capire bene se quello che sta vivendo è o meno una violazione di diritto.
Durante le udienze, indossa la toga di suo padre. È un gesto di continuità, affetto o una ribellione silenziosa?
No, sicuramente per me è un gesto sia di continuità e un gesto di affetto e mi sento anche in compagnia di mio padre, che è stata una figura importantissima della mia vita, come in quasi tutte le persone.
Dialogo e resilienza possono essere le armi contro l’ignoranza?
Sicuramente la comunicazione è una delle cose più importanti. Come dici una cosa segna l’altra persona. Quindi, anche nei contesti lavorativi, la comunicazione io la pongo alla base di tante costruttività organizzative. Dialogo e resilienza sono anche uno strumento che puoi utilizzare per difenderti. Quindi è importante che chi dà i comandi li sappia dare e li sappia dare in una maniera, in un modo giusto, senza offendere, senza aggredire, con una modalità corretta.
Lei non si spaventa di nulla, ma perché? Se c’è vento, si siede?
Eh, anche qui devo a mio padre. Diceva sempre: in un momento di tempesta ricordati di capire bene cosa fare. Per capire bene devi fermarti e riflettere. Quindi mai d’impulso, ma ragiona, ragiona sempre quando ci sono momenti di criticità.
UDINESI DENTRO è un podcast originale di Michele Menegon, la voce della sigla è di Gianmarco Ceconi, la musica di Massimo Cum, la post produzione e il sound design di Michael Hammer.
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