Delfina Comand: “Nessun inverno dura per sempre”!
È una donna di intensità assoluta, che non conosce mezze misure. Profonda, magnetica, istintiva, vive le emozioni come territori sacri da attraversare fino in fondo. Il suo silenzio parla, il suo sguardo scava. Non teme l’ombra, perché sa trasformarla in forza. Leale fino all’estremo, ama con coraggio e verità. Con lei ogni legame diventa un atto di presenza totale.
Delfina Command. Se dovesse raccontarsi partendo da ciò che l’ha spezzata, da dove inizierebbe?
Ho pensato molto a questa domanda e ho pensato che non vorrei partire da dove ci si aspetta che io parta, perché quello è uno spezzarsi canonico. Io credo di essermi spezzata di più nel momento in cui mi sono resa conto di essere fragile e nella mia fragilità ho capito di non essere sola. E poi però mi ha fatto dire: in questa roba qua si può scegliere. Posso scegliere come stare, come affrontare e come stare in relazione con gli altri, sapendo che anche loro sono fragili.
Quando ha capito che una ferita personale poteva diventare collettiva?
Quando ho capito che la vulnerabilità crea delle alleanze, quando ho capito che è qualcosa che tutti attraversiamo, ci può essere un dolore visibile, un dolore invisibile, ci sono delle ferite che non si toccano ma che si sentono, che forse fanno più male di quelle che si toccano. Ho capito che intorno a me tutti erano fragili, vulnerabili e che in questa loro fragilità fa un po’ meno male se la portiamo insieme o se almeno ci diamo la possibilità e la libertà di parlarne.
Questa terra, secondo lei, nasconde le crepe o ci convive?
Le crepe secondo me sono dei passaggi, sono il segno di qualcosa che è passato, di qualcosa che ha lasciato un segno. Quando mi dici terra, io penso: “anche il mio corpo è la mia terra e ha dei solchi che raccontano qualcosa”.
Un’amica al giorno: quando ha capito che le relazioni non tolgono tempo, ma lo salvano?
Quando mi sono accorta che le mie amiche e la mia famiglia, quella di sangue, quella scelta, sono state la mia salvezza, nel senso che hanno alleggerito dei momenti molto pesanti. Si dice che l’amicizia divide le angosce a metà e raddoppia le gioie. Per me è stato veramente questo, nel senso che avere la possibilità di avere accanto una squadra pronta a combattere con te fa la differenza e a me ha salvato più dei farmaci.
Si definisce difficilmente addomesticabile. Su cosa non scende a compromessi?
Sulla libertà di scegliere, di non accettare, cioè non riesco ad accettare passivamente le cose. C’è sempre stata questa parte nel bisogno di scegliere, di affermarmi, di portare la mia posizione, la mia voce, di non silenziarmi nella libertà. È nel diritto di tutti di provare delle emozioni forti e non ridimensionarle perché agli altri fanno paura.
Cosa cerca davvero quando entra in uno spazio condiviso?
Gli spazi condivisi in cui io sto bene sono quelli in cui c’è autenticità, quelli in cui le persone si portano così come sono. Questo per me ha cambiato tantissimo il mio modo di approcciarmi ai gruppi, ai gruppi di lavoro, ai gruppi anche all’interno del percorso artistico che abbiamo messo in piedi con il progetto di Crevaduris. Cioè questa libertà di: “sei così”.
Cosa dovrebbe restare a chi attraversa il progetto Crevaduris?
Crevaduris è un progetto artistico che ha, nel tempo, raccolto diciamo una grande partecipazione di artisti di tutti i tipi, una visione dell’arte a 360° gradi, unita a una parte anche sociale. Crevaduris ha lasciato nelle persone un’impronta importante, perché il progetto non è mai stato finalizzato solo a una mostra, ma proprio come un modo di stare, in cui c’è libertà, in cui c’è accoglienza, in cui c’è autenticità, in cui c’è la sensibilità. E, e questo è rimasto.
Se potesse parlare alla Delfina di prima del 2018, cosa le direbbe?
Le direi sicuramente di non avere fretta, che diventerà sempre più affamata di vita, che la sua ostinazione la salverà e che può essere anche gentile con se stessa a volte. E poi mi porto dietro una cosa che dicevamo in famiglia durante la malattia, che poi abbiamo iniziato a dire, che è rimasta un po’ come una frase che ci ha accompagnato un po’ tutti, che… Che nessun inverno dura per sempre.
UDINESI DENTRO è un podcast originale di Michele Menegon, la voce della sigla è di Gianmarco Ceconi, la musica di Massimo Cum, la post produzione e il sound design di Michael Hammer.
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