Giuliana Gellini, il rigore gentile della presenza.
È una donna che unisce profondità emotiva e dolce fermezza. Sensibile come l’acqua, sa accogliere e intuire ciò che non viene detto. Solida come la terra, offre presenza, cura e affidabilità. Vive di emozioni sottili, ma le trasforma in gesti concreti. Ama con tenerezza e costanza, creando spazi dove sentirsi finalmente a casa.
Giuliana Gellini, Suxen affonda le sue radici nella terra e nel suo percorso professionale?
Sì, Suxen Natural Experience è un piccolo ritiro nel bosco che ho creato da un po’ di anni. In questo posto, che è un luogo non luogo, è molto importante il contatto con la natura. Io faccio uso spesso, nella mia professione di psicoterapeuta e quindi con una formazione accademica senza dubbio, faccio uso di filosofie orientali, ma anche di sciamanesimo. E fondamentale nello sciamanesimo è la natura appunto, per cui il bosco di Suxen, portando avanti anche delle pratiche di buddismo zen e delle pratiche sciamaniche, è fondamentale.
Nel suo metodo, come dialogano rigore scientifico e linguaggio simbolico?
Parlando appunto di filosofia buddista zen, c’è una correlazione molto forte con le neuroscienze e con la neurobiologia, perché nello zen, ad esempio, ci si impegna molto nella presenza, nel qui ed ora. E questo vuol dire allenare la mente a creare connessioni e a regolare il sistema nervoso. Quindi c’è un fondamento scientifico enorme tra filosofia buddista zen e neuroscienze, scienze, neurobiologia.
Perché oggi è urgente riportare il corpo al centro, in un’epoca dominata dal virtuale?
Il corpo è un processo, è un tempio della nostra vera essenza e quindi proprio per arginare il caos, proprio per arginare, la superficialità della normalità, dobbiamo ritornare al corpo, non tanto come involucro, ma proprio come nostra essenza.
Ritualità e sacralità possono ancora guidarci?
Assolutamente sì, proprio perché siamo in un momento di desacralizzazione. Nella ritualità è chiaro che noi usciamo dall’ordinario per entrare nello straordinario. Ed è questo di cui abbiamo assolutamente bisogno, fermarci per ritrovare quella presenza e per fare quelle connessioni, per regolare il nostro sistema nervoso che altrimenti non potremmo fare. Quindi anche la ritualità aiuta.
Quanto questa terra è parte della sua identità?
Direi tanto perché le nostre terre ci portano anche a saperi ancestrali, a tradizioni antiche che ormai si stanno perdendo, poche sono le nonne, le bisnonne che possono portare avanti ancora dei saperi ancestrali, antichi, si sta perdendo tutto. Mentre per me è importante questa sapienza, una sapienza enorme.
Nulla ci appartiene per sempre, nemmeno noi stessi. È così?
Sì, è vero. E qua ritorniamo a un principio cardine del buddismo zen, l’impermanenza, che è la psicologia del lasciar cadere, che non è una perdita, attenzione, ma è anzi una ricchezza. Nel momento in cui noi realizziamo che è tutto in movimento, incominciamo a fluire nel tempo che passa. E questo per noi è una ricchezza se riusciamo ad arrivarci.
La sua vita è guidata dalle emozioni o dal loro ascolto?
Direi che la mia vita è guidata da l’ikigai, e cioè un motivo fondamentale per alzarmi alla mattina, che vuol dire ognuno di noi ha una, una missione nella vita. Per cui sì, penso che la mia missione, la missione di aiutare le persone a trovare il loro centro e la loro essenza, sia una macro emozione che è una macro missione che mi aiuta e mi, mi guida.
UDINESI DENTRO è un podcast originale di Michele Menegon, la voce della sigla è di Gianmarco Ceconi, la musica di Massimo Cum, la post produzione e il sound design di Michael Hammer.
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