Raffaele Pizzoferro: “Sono la goccia che leviga e scava la roccia plasmandola”.
È una presenza solida, radicata, costruita nel tempo. All’apparenza misurato custodisce un’energia che non ha bisogno di mostrarsi. Vive il lavoro con disciplina e trasformazione continua, cercando un equilibrio tra ciò che resta e ciò che cambia. Leale, concreto, poco incline a esporsi, preferisce farsi riconoscere nelle scelte più che nelle parole.
Raffaele Pizzoferro nasce in pizzeria ma voleva fare il geometra. Che idea di vita stava inseguendo?
Inseguivo la cosiddetta normalità. Nascere in pizzeria, crescere dietro a un bancone mi portava ovviamente a seguire le tempi dei miei genitori. Nella mia mente di bambino fare il geometra era la cosiddetta normalità, avere una vita regolare, quella che vedevo nei telefilm del padre di famiglia che torna a casa, si siede sulla poltrona, si mette le pantofole e aspetta che sia pronta la cena. E poi è chiaro, il tempo passa, e cambiano le prospettive e le necessità e mi sono reso conto che mettere le mani in pasta mi piaceva e forse mi veniva anche bene.
Perché si definisce un pizzaiolo inaspettato?
Per quanto detto prima, ma soprattutto perché ho sempre cercato di declinare il prodotto ed il mestiere che faccio in maniera diversa. Mi è sempre piaciuta giocare la carta dell’effetto sorpresa. A Udine, in un locale che ha tutta l’aria e l’aspetto di un’antica osteria, noi facciamo la pizza e lo facciamo in maniera inaspettata, studiata, curata fino ai minimo dettaglio. Questa cosa di destabilizzare chi ho davanti o è seduto ai nostri tavoli mi diverte parecchio.
Cambiare senza rompere è strategia o un modo di stare al mondo?
Entrambe le cose. È la goccia costante e ripetuta che leviga e scava la roccia e la plasma a suo piacimento. Nel lavoro è strategia, il cliente non si accorge del cambiamento e non ne soffre lo shock. Nel privato è invece è un modo di essere. Amo la routine, mi dà sicurezza e tranquillità. Fare dei piccoli cambiamenti non stravolge e non altera quella zona comfort che tanto amo e mi protegge.
In una società che accelera, lei sembra rallentare. È una resistenza o una scelta consapevole?
È una scelta ben precisa, è il mio modo di essere. È giocare di rottura con la frenesia figlia dei nostri giorni. Tutto e subito a casa in un click. Ho bisogno di riprendermi il mio tempo. Faccio il pizzaiolo, vivo in una vita in mezzo al lievito e ai lievitati. E un prodotto lievitato non puoi mettere fretta. Ha bisogno del suo tempo per diventare quello che vuoi. Come quell’impasto ho bisogno di tempo da passare in famiglia, tempo per coltivare i miei hobby, tempo per rilassarmi e perché no, anche per annoiarmi.
La sua è un’impresa familiare. Che significato ha?
Ha un valore e un significato molto profondo. Vuol dire trasformare il posto di lavoro nella propria casa, passando la maggior parte della giornata a stretto contatto con la propria famiglia. È creare un legame indissolubile con loro, conoscere fino in fondo i pregi e i difetti di ciascuno di loro. E loro conoscono i miei. È però avere anche un forte senso di responsabilità. Inevitabilmente le scelte lavorative che compio hanno delle ripercussioni anche sulla loro vita privata. Di fondo però non potrei pensare di fare impresa senza il sostegno di mia sorella.
Se un giorno i suoi figli dovessero raccontare chi è stato, cosa vorrebbe che dicessero?
Che sono stato in fin dei conti un bravo papà. Questo mi basta. Ho due bambini piccoli, cerco di essere un padre presente. Però ci sono tutte le difficoltà di incastrare una vita lavorativa molto impegnativa in termini di orario e una quotidianità familiare fatta di compiti, impegni extra scolastici e pomeriggi passati al parco.
Dice di poter sembrare chiuso all’inizio. Quando una persona entra davvero nel suo mondo?
Quando capisce che non sono un orso, ma semplicemente che sono timido. Sembra strano, ma è così. Viene fuori la mia parte friulana, in fin dei conti sono nato e cresciuto qui e la mia mamma è friulana. Se si supera la prima impressione, credo di essere una persona buona, educata e disponibile, soprattutto che sono una persona buona. Questo sì, questo ci tengo. Per anni ho pensato che essere troppo buoni fosse un difetto. Poi ho capito che è una virtù da portare e sfoggiare con orgoglio e a volte, mi si perdoni la schietezza, da sbattere anche in faccia a chi hai davanti.
Le interessa di più essere riconosciuto o essere capito?
Riconosciuto no. Per cosa poi? Per scherzare a volte mi definisco uno qualunque, uno qualsiasi. Capito nemmeno. Forse compreso, che ha un significato più profondo, che non sono distaccato ma che è un mio modo di essere, che non faccio il finto umile, ma che realmente mi imbarazzano i complimenti, che non agisco mai di cattiveria e intenzionalità, piuttosto con ingenuità.
UDINESI DENTRO è un podcast originale di Michele Menegon, la voce della sigla è di Gianmarco Ceconi, la musica di Massimo Cum, la post produzione e il sound design di Michael Hammer.
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