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Aurora Ovan: “Osservo ancora le formiche”.

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Udinesi Dentro
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Aurora Ovan: “Osservo ancora le formiche”.
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Aurora Ovan: “Osservo ancora le formiche”.

È una presenza che abita il confine tra ciò che esiste e ciò che potrebbe esistere. Custodisce uno sguardo capace di immaginare nuovi mondi senza perdere il contatto con la realtà. Curiosa, tenace, profondamente sensibile, segue le intuizioni con la disciplina di chi sa trasformarle in opere. In lei la fantasia non è evasione, ma una forma concreta di fiducia nel futuro.

Aurora Ovan, lei costruisce mondi per capire meglio quello reale o per renderlo più sopportabile?

Allora sicuramente costruire mondi è una cosa che viene inizialmente dal divertimento e dalla gioia e dall’esplorare qualcosa che non esiste. Tutto questo trae sicuramente ispirazione dalle condizioni sociali, culturali eee e storiche anche spesso del mondo in cui viviamo. Quindi diciamo che indirettamente poi questo creare mondi fa anche comprendere il mondo reale in un modo diverso, sotto occhi diversi e se c’è qualcosa meno sopportabile di altre aiuta anche un po’ a cooperare meglio con, con quello che ci circonda.

Si definisce perseverante una forma di fiducia o di ostinazione?

Mi verrebbe quasi da dire entrambe. Bisogna essere ostinatamente fiduciosi nel perseverare. Credo che sia un po’ un bilanciamento di queste cose. Nel momento, eeh, in cui magari la fiducia, eeh, viene a mancare un pochettino per qualcosa, per qualche ostacolo magari più potente di altri, allora ecco che subentra l’altro lato di questa perseveranza che è l’ostinazione. Quando non è più necessario rimanere ostinati, allora si inizia a provare fiducia di nuovo.

È più forte il desiderio di creare o la paura di non riuscire a farlo?

Ma sicuramente il desiderio di creare, quello è sempre potentissimo. Con gli anni c’è anche la consapevolezza che sì, è vero, ci saranno magari delle cose che non potranno essere realizzate come le immaginiamo, ma fa parte del gioco.

Ha imparato prima ad osservare o a raccontare?

Sicuramente ad osservare. Senza osservazione i racconti, eh di qualsiasi genere, visivi, letterarii, quello che vogliamo, rischiano di essere superficiali o di essere copie di cose che già conosciamo. Quindi per me l’osservazione è l’antenna, diciamo, principale per poter raccontare.

Qual è il prezzo più alto che paga la sua esigenza di controllo?

Sicuramente il dormire la notte. [risata] Sarebbe bello lasciare un po’ ra– un po’ andare pensieri, speranze, paure eccetera e, e non pensarci di continuo. È una cosa su cui sto lavorando molto e, e dentro di me però so che sono un po’ anche fatta così, quindi potrò fare il possibile, sì, ma è, è un tratto che mi appartiene.

Essere quella che trova soluzioni per gli altri è un dono o una responsabilità?

Sicuramente è una grande responsabilità perché nel momento in cui, eh o colleghi o persona o familiari o amici chiedono il tuo supporto io sento molto la responsabilità di essere d’aiuto in questo. Qualche volta può essere un dono nel momento in cui riesci effettivamente ad essere di supporto. Qualche volta ovviamente non abbiamo tutti la verità in tasca e quindi ne esce un semplice consiglio e una semplice spalla su cui condividere un trauma o un qualcosa.

Mi ha detto di avere fiducia nella vita. Da dove nasce questa fiducia?

Sicuramente dal fatto che comunque sono contenta di tutto ciò che ho portato a termine finora nella mia vita. Certo, si vuole sempre fare di più, si vuole sempre fare meglio, però alla fine l’importante è riuscire a essere se stessi e a fare ciò che si ama. E quindi io mi fido di quello che può essere il futuro perché vedo che nel passato la vita è stata molto clemente [risatina] con il mio percorso.

Osserva ancora le formiche come quando era bambina?

Assolutamente sì, sia letteralmente che metaforicamente mi verrebbe da dire. Letteralmente nel senso del amo tantissimo lavorare in giardino, quindi osservo veramente da vicino il piccolo popolo, eeh, ma in questo caso come formiche possiamo anche parlare delle piccole cose della vita e quelle secondo me bisogna sempre osservarle, esserne grati e accorgersi di loro perché sono quelle che ti riempiono il giardino di vita.


UDINESI DENTRO è un podcast originale di Michele Menegon, la voce della sigla è di Gianmarco Ceconi, la musica di Massimo Cum, la post produzione e il sound design di Michael Hammer.

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Autore

  • Michele Menegon

    Se indossi una maschera che funziona, è ora di cambiarla! A 18 anni entro a far parte dello staff di una radio locale e nel 1989 approdo a Radio Italia Network. Ideatore del programma radiofonico techno Master Quick, tra il 1992 e il 1995 produco alcuni dischi, il più famoso dei quali è Barraca Destroy. Nel 1996 divento Direttore Artistico di Radio Italia Network e sono il primo in Italia a credere che la gestione e la messa in onda della radio dovessero passare attraverso i computer.

    Nel 2000 entro nella casa discografica Hit Mania come Direttore Generale, lanciando il fenomeno Lùnapop. Nel 2001 torno alla radio per seguire lo start-up del progetto Radio LifeGate.

    Dal 2002 al 2007 mi occupo di consulenza artistica per agenzie pubblicitarie e web company, e in parallelo entro nel mondo del fitness, ottenendo diverse certificazioni: dal Pilates al Rowing, dallo Spinning al Bose ecc. Dal 2008 sono Product Manager di Music Master, il software leader mondiale per la programmazione radio-televisiva.

    Nel 2011 costruisco con Alessandro Bellicini il progetto digitale di Golf Today, seguito poi dalle testate Amadeus e Sci. Nel 2019 portiamo il know-how all’editore Publimaster per le testate Golf & Turismo e Sciare. Nel 2021 fondiamo 3Mind, con cui nasce il progetto Notizie Golf, che lascio nel 2022.

    Nel 2023 lancio il progetto Udine Podcast, con l’obiettivo di produrre podcast realizzati da udinesi. Il primo è Udinesi Dentro, ma oggi la piattaforma ospita anche: Manca il Sale di Annalisa Sandri, I racconti di So e Nanà di Nicoletta Agosto, DiscoSauro di Alessandro De Cillia, Radici in Stoffa di Silvia Cacitti, Spazio Comune, realizzato per l’azienda Chiurlo.

    Lo sport ha preso il sopravvento e sono diventato un triathleta. Un cancro, nel 2019, avrebbe potuto fermare tutto, ma grazie al reparto di oncologia di Udine sono ancora qui — con il mio tumore — a raccontare un’altra storia.

    Obiettivi futuri? Completare un Ironman prima dei 60 anni (portato a termine il 20 settembre 2025 a Cervia) e costruire una palestra radiofonica dove insegnare ai ragazzi a fare radio libera (in corso dal 24 ottobre 2025)!

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