Cajmere, il custode della house di Chicago

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Cajmere, il custode della house di Chicago
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Questo pòdcast è dedicato a Cajmere, il custode della house di Chicago.

Percolator (1992)

Nel pantheon della house music di Chicago, dove i pionieri degli anni Ottanta avevano già scritto il vangelo e l’industria discografica aveva spesso tradito i suoi profeti, negli anni Novanta emerge una figura destinata a restituire dignità e prospettiva a un’intera generazione: Curtis Alan Jones in arte Cajmere. Cresciuto in una famiglia permeata di musica, con un padre DJ occasionale poi divenuto musicista, Jones si fa interprete di una nuova stagione della house di Chicago. Per il pubblico internazionale che stava riscoprendo l’influenza di quel suono primigenio, Cajmere diventa una guida rinascimentale: un artista che rinuncia alla sicurezza di una carriera da ingegnere chimico per seguire una vocazione profondamente radicata nella cultura musicale della sua città.

Sometimes I Do (2002)

La sua scelta nasce da un rifiuto lucido delle aspettative sociali. Dopo aver conseguito una laurea in ingegneria chimica e aver iniziato un master a Berkeley, Jones comprende di non appartenere al mondo aziendale. La musica, e in particolare la house, era il centro della sua vita. Decide così di lasciare il percorso accademico e tornare a Chicago per seguire la propria passione. Non è una semplice svolta professionale, ma un atto di fede in un movimento che il mainstream aveva abbandonato e che le radio rifiutavano di trasmettere. Jones ricorda bene quegli anni in cui la house music era considerata impopolare: chiamava le stazioni radio per chiedere spazio per tracce underground, sentendosi rispondere che la house non veniva programmata affatto.

Let Me Be (1992)

La fondazione di Cajual Records segna un passaggio cruciale nella storia della house di Chicago. Se a Detroit le etichette gestite dagli artisti erano già una realtà consolidata, a Chicago restavano una rara eccezione, nonostante le esperienze problematiche di etichette storiche come Trax e DJ International. Cajmere si propone di correggere quella deriva, offrendo una piattaforma equa e visionaria a produttori affermati ed emergenti. Sotto l’insegna Cajual Records trovano spazio nomi come DJ Sneak, Glenn Underground, Paul Johnson, Gemini, Tim Harper e Boo Williams. In questo modo, Jones innesca di fatto la terza ondata della house music di Chicago, restituendo alla città il suo ruolo di capitale mondiale del genere.

Only 4 U (1996)

La sua filosofia musicale resta saldamente ancorata all’autenticità del suono di Chicago. Se l’alterego Green Velvet si muove con disinvoltura tra acid house e influenze techno di matrice detroitiana, Cajmere rimane fedele alla house più classica. Quando gli viene chiesto di spiegare la differenza tra house e techno, Jones sembra quasi sorpreso dalla domanda, poi sorride e risponde con disarmante semplicità: la house parla di voci, di canzoni, di danza; la techno è più strumentale e più oscura. Dietro questa apparente semplicità si cela una visione profonda: la musica come linguaggio del corpo e della gioia, non come esercizio intellettuale.

La La Land (2001)

Ogni sua produzione è attraversata da un messaggio chiaro che va oltre la tecnica e l’innovazione sonora. Le sue canzoni parlano di amore, di condivisione, di mettere gli altri al primo posto. Chiunque lo abbia visto suonare dal vivo o fare il DJ percepisce immediatamente il rispetto e l’affetto che nutre per il suo pubblico. Questa dimensione quasi sacerdotale richiama le radici comunitarie della house di Chicago, nata in club frequentati prevalentemente da comunità nere e latine, spazi di libertà e autodeterminazione in cui il dancefloor diventava un luogo di affermazione identitaria e collettiva.

Lookin for a man (1997)

La rinascita contemporanea del progetto Cajmere non è un’operazione nostalgica, ma un ritorno vitale alle origini. Jones racconta di essere tornato a produrre intensamente con questo alias e di aver firmato un nuovo accordo di distribuzione per Cajual Records. Nel duemilaventiquattro, afferma, il vero suono di Chicago sta nuovamente trovando ascolto, ed è significativo vedere la house tornare al centro dell’attenzione. Se Green Velvet gli ha offerto negli anni la libertà creativa per esplorare territori techno e tech house, il ritorno a Cajmere rappresenta un ricongiungimento profondo con la propria identità originaria. Attraverso decenni di cambiamenti, pseudonimi e sperimentazioni, Curtis Jones resta un custode della memoria collettiva: un guardiano di quella fiamma che illuminava i club di Chicago quando la house era ancora una rivoluzione nascente, dimostrando che la fedeltà alle radici non è nostalgia, ma una fonte inesauribile di autenticità creativa.

Brighter Days (1992)

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Disco Sauro è un podcast scritto da Michele Menegon. La supervisione editoriale e musicale è a cura di Alessandro De Cillia. La voce della sigla è di Fabrizio Cerruti, quella del DiscoSauro è di Matilda, mentre la produzione e il sound design è di Michael Hammer. DISCOSAURO è un podcast realizzato in memoria del maestro Gianni De Luise.

Autore

  • alessandro de cillia

    Alessandro De Cillia entra nell’organico di Radio Italia Network nel 1990: esordisce come tecnico del suono e presto giunge ad affiancare Mr. Marvin in qualità di programmatore musicale.

    Si occupa quindi della ricerca di nuovi artisti, pianifica la programmazione delle trasmissioni e cura i rapporti con le maggiori etichette discografiche (Sony, Virgin, Universal, Warner, Polygram, Emi , ….).

    Firma alcuni programmi che hanno fatto la storia di Italia Network. Il primo risale al 1993 ed è HIP & MUFFIN’ SHOW, incentrato sulla musica hip-hop e sul ragga muffin’, con lo pseudonimo Dj Delicious. Ma è forse il mastermix MADHOUSE il programma più rappresentativo della sua ricerca musicale.

    Qui Alessandro propone inizialmente una selezione mixata di House tribale per poi specializzarsi in Minimal e Intelligent Tecno. Ed è proprio la fama di MADHOUSE che lo porterà poi a lavorare come disc jockey nei migliori club della scena underground degli anni ’90 e a diventare dj-resident de La Scala, uno dei locali di riferimento per la musica di tendenza di quel tempo.

    Oggi Alessandro continua la sua ricerca musicale quotidianamente. Ha una ricca collezione di vinili che spaziano dalla musica Hip Hop alla Funky, dall'House alla Techno.

    Viene a diretto contatto con la musica in giovane età con l'elettronica ed il rock elettronico ascoltando con fascinazione i Kraftwerk ed i Rockets, successivamente si appassiona alla disco black degli anni ottanta ( S.O.S. Band , Janet Jackson , Donna Summer, e tutte le produzioni di Jimmy Jam & Terry Lewis) e soprattutto viene rapito dalla musica di Prince.

    Questo lo porterà ad indagare sulle origini della musica contemporanea del tempo e a scoprire il Soul di James Brown , il Funky di George Clinton e dei Parliament, per poi appassionarsi all' Hip Hop , genere che attingeva e traeva ispirazione proprio dalle radici della musica Black.

    Alla fine degli anni 80 si appassiona al nuovo genere musicale che sta nascendo: l'House music, prima quello melodico cantato, poi verso quello Tribale esplorando la musica Techno, sempre alla ricerca di nuove esperienze sonore.

    Così come era definito MadHouse: “l'evoluzione della musica” il suo programma mixato all'interno del Mastermix di Italia Network. La musica è concepita come un viaggio sonoro attraverso i vari generi che la caratterizzano, attingendo e lasciandosi influenzare da essi.

    Attualmente l'ascolto è indirizzato verso quegli spazi che non sono stati ancora esplorati nel passato quali la musica d'avanguardia italiana di rock progressivo , melodico disco, oltre che il genere cosiddetto “balearic”, influenzato da vari viaggi effettuati a Ibiza agli inizi del 2000.

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