Raffaella Barbieri: A chi appartiene la tua vita? A chi appartiene il tuo corpo?
È una persona di slancio e tenerezza insieme, impulsiva nel cuore, protettiva nell’anima, agisce con coraggio ma sente con profondità. Sa prendere iniziative senza chiedere permesso, eppure custodisce ciò che ama con delicatezza quasi materna. La sua forza non è durezza, è passione. Con lei l’azione nasce dall’emozione e ogni scelta porta il battito sincero del cuore.
Raffaella Barbieri, perché per lei è così importante garantire i diritti delle persone?
Beh, innanzitutto perché in passato qualcuno ha lottato per i nostri diritti. Diritti che noi dopo le mobilitazioni degli anni ’70 e degli anni ’80 abbiamo erroneamente pensato di aver acquisito pacificamente. E invece purtroppo c’è la necessità di continuare a mobilitarsi e a lottare tutti i giorni non solo per nuovi diritti, ma anche per salvaguardare quelli che sono già sanciti nel nostro ordinamento.
Qual è oggi l’ostacolo più grande?
Sicuramente, eh lo svuotamento di quella che è la partecipazione democratica, cioè le leggi vengono sempre calate dall’alto, quindi ritengo che sia necessario un po’ riconciliare quelli che sono i diritti sociali con i diritti civili, anche perché gli uni non esistono senza gli altri. Inoltre quello che si nota è proprio un impoverimento culturale e politico, cioè si è persa la lucidità e si cerca di parlare alla pancia delle persone semplificando delle situazioni o dei temi che in realtà sono molto complessi.
Lei ha confessato: “Sono fatta di routine, carattere o sopravvivenza?”
Sicuramente sopravvivenza, perché personalmente la routine mi dà un senso di sicurezza e anche la sensazione di avere un determinato controllo, perlomeno sulla quotidianità. E diciamo che di questi tempi ne sento ancor più bisogno vista l’instabilità in generale in cui viviamo.
Quando parla di fine vita, qual è la resistenza più forte che incontra?
Sicuramente la resistenza più forte è questo feroce paternalismo di uno Stato che soprattutto negli ultimi anni pretende di metterci una mano sulla testa e decidere per noi, no? E un altro ostacolo è la mancanza di empatia nei confronti della sofferenza, delle persone che soffrono.
Quanto conta oggi impegnarsi nell’attivismo?
Conta tanto, è molto difficile perché è frustrante, soprattutto quando si vede ostacolare diritti che noi già pensavamo acquisiti. E quindi bisogna continuare a mobilitarsi, soprattutto in questo contesto in cui noi vediamo anche a livello internazionale, no, la violazione continua dei diritti e quindi adesso vige la legge del più forte. Invece è importante ritornare a quella che è la partecipazione democratica e alla tutela dei diritti di tutte e di tutti.
Udine risponde agli appelli dell’associazione Luca Coscioni?
Udine si è dimostrata sempre molto sensibile, penso alle mobilitazioni che abbiamo fatto con il referendum l’eutanasia legale, con la proposta di legge di iniziativa popolare regionale sul suicidio medicalmente assistito. Alla fine noi siamo la città che ha accolto Eluana Englaro e siamo la città in cui ha vissuto e studiato Loris Fortuna, che come eredità ci ha lasciato le battaglie per i diritti civili, per la laicità, per l’aborto, per il divorzio.
Quanto pesa emotivamente occuparsi ogni giorno di questi temi?
Pesa perché si ha a che fare con i problemi delle persone. Se da un lato può essere frustrante perché la strada per raggiungere i diritti è una strada lunga e sicuramente accidentata, però c’è la soddisfazione quando poi sei ai banchetti, sei sulle strade, quando le persone si avvicinano, ti parlano, ti raccontano le loro storie di vita e si sentono capite e sanno che c’è qualcuno che lotta anche per i loro diritti. Ecco, questa è una grande soddisfazione.
Oggi qual è il diritto che sente più urgente?
Diritto è proprio una parola che mi piace. Quello che però mi sento di dire adesso sento più urgente è il diritto all’autodeterminazione del proprio corpo. E basterebbe farsi, secondo me, una semplice domanda: a chi appartiene la tua vita? A chi appartiene il tuo corpo?
UDINESI DENTRO è un podcast originale di Michele Menegon, la voce della sigla è di Gianmarco Ceconi, la musica di Massimo Cum, la post produzione e il sound design di Michael Hammer.
UDINESI DENTRO lo ascolti anche sulle piattaforme Amazon Music, Spotify, YouTube Music, Apple Podcast





