Questo pòdcast è dedicato ai Basement Jaxx, gli alchimisti di Brixton.
Jus 1 Kiss (2001)
Nella Londra degli anni Novanta, mentre la musica elettronica britannica cercava nuove strade tra rave culture e club underground, due giovani appassionati di house americana iniziano a costruire qualcosa che non assomiglia a nient’altro. Basement Jaxx nasce dall’incontro tra Felix Buxton e Simon Ratcliffe, due personalità profondamente diverse ma unite dalla stessa curiosità musicale. Il loro quartier generale è Brixton, quartiere multiculturale del sud di Londra dove reggae, hip hop, house e culture migranti convivono nello stesso spazio urbano. È proprio da questa mescolanza quotidiana che prende forma il loro linguaggio artistico.
Red Alert (1999)
Prima di diventare un fenomeno internazionale, i Basement Jaxx sono soprattutto DJ e organizzatori di serate. Il nome stesso del progetto nasce da una club night che i due animano nei locali di Brixton, un laboratorio creativo dove testano idee, ritmi e contaminazioni. A differenza di molti produttori dell’epoca, non cercano di replicare fedelmente il modello di Chicago o New York. Amavano profondamente quella tradizione, ma capiscono che la vera sfida consiste nel creare qualcosa che appartenga alla loro città e alla loro esperienza. Nel tentativo di avvicinarsi al suono americano finiscono per inventarne uno nuovo, profondamente britannico e immediatamente riconoscibile.
Good luck (2003)
La loro musica sfugge fin dall’inizio a qualsiasi classificazione. House, garage, funk, disco, ritmi africani, suggestioni latine, pop eccentrico e culture caraibiche convivono nello stesso brano senza mai sembrare forzati. I Basement Jaxx costruiscono canzoni come mosaici urbani, dove ogni elemento contribuisce a raccontare la complessità della Londra contemporanea. Non sono puristi della dance music. Sono esploratori. Ogni produzione sembra nascere dalla convinzione che i generi musicali siano soltanto punti di partenza e non destinazioni definitive.
Right Here’s The Spot (2004)
Quando arrivano i primi grandi successi internazionali, il duo dimostra che la musica da club può essere creativa, popolare e imprevedibile allo stesso tempo. I loro album trasformano la house music in uno spettacolo colorato e inclusivo, capace di parlare sia ai frequentatori dei club sia al grande pubblico. Le loro produzioni non inseguono la perfezione minimalista di molta elettronica dell’epoca; preferiscono l’eccesso, il contrasto, la sorpresa. Ogni brano è una festa multiculturale in cui convivono ironia, energia e una straordinaria attenzione per il dettaglio sonoro.
Do your thing (2002)
Dietro quella creatività esplosiva si nasconde però una filosofia molto precisa. Felix Buxton e Simon Ratcliffe hanno sempre considerato la musica come un terreno di libertà assoluta. Non hanno mai accettato di essere confinati dentro una scena o una categoria commerciale. Questa indipendenza li porta a fondare la loro etichetta, a sviluppare una propria identità produttiva e a costruire una carriera che attraversa decenni senza perdere rilevanza. Anche nei periodi di minore esposizione mediatica continuano a influenzare nuove generazioni di artisti, attratti dalla loro capacità di trasformare ogni limite creativo in un’opportunità.
Romeo (2001)
L’eredità dei Basement Jaxx va ben oltre le classifiche o i riconoscimenti ricevuti. Hanno dimostrato che la musica elettronica può essere colta senza diventare elitista, popolare senza essere prevedibile, sperimentale senza perdere il contatto con il dancefloor. La loro opera racconta una Londra aperta, meticcia e curiosa, dove culture differenti non si limitano a convivere ma generano qualcosa di nuovo. Per questo continuano a occupare un posto speciale nella storia della musica contemporanea: non semplicemente come produttori di successo, ma come architetti di un universo sonoro in cui ogni confine viene messo in discussione e ogni differenza diventa materia creativa.
Fly Life (1997)
Il pòdcast dedicato ai Basement Jaxx, gli alchimisti di Brixton, finisce qui! Se vuoi ascoltare tutta la musica del Discosauro, scarica l’applicazione gratuita In My Radio, per Apple o Andròid.
Disco Sauro è un podcast scritto da Michele Menegon. La supervisione editoriale e musicale è a cura di Alessandro De Cillia. La voce della sigla è di Fabrizio Cerruti, quella del DiscoSauro è di Matilda, mentre la produzione e il sound design è di Michael Hammer. DISCOSAURO è un podcast realizzato in memoria del maestro Gianni De Luise.



