Questo podcast è dedicato al custode del groove Joey Negro.
Do It, believe It (1990)
Molto prima che la parola “nu-disco” entrasse nel lessico della musica elettronica, Dave Lee — conosciuto per decenni con lo pseudonimo di Joey Negro — stava già costruendo un ponte tra il passato e il futuro della musica da ballo. Nato sull’Isola di Wight e cresciuto nell’Inghilterra degli anni Settanta, sviluppa una passione quasi ossessiva per soul, funk e disco. Mentre molti suoi coetanei guardano alle nuove tendenze elettroniche, lui passa ore nei negozi di dischi alla ricerca di tesori dimenticati. È lì che nasce la sua visione: la convinzione che la musica da ballo non debba cancellare la propria storia, ma custodirla e trasformarla.
What Happened To The Music (1993)
Quando la house music arriva nel Regno Unito, Dave Lee è tra i primi a comprenderne il potenziale. Lavora nel settore discografico, contribuisce allo sviluppo della divisione dance di Rough Trade e osserva da vicino la nascita della cultura clubbing britannica. A differenza di molti producer dell’epoca, però, non cerca di imitare Chicago o New York. Il suo approccio è diverso: porta dentro la house il calore della disco, la ricchezza del soul e l’eleganza del funk. Quando nasce il progetto Joey Negro, all’inizio degli anni Novanta, il suo linguaggio è già riconoscibile. Ogni produzione sembra una conversazione tra epoche diverse, un dialogo continuo tra la pista da ballo e la memoria musicale.
Do what you feel (1991)
La sua filosofia creativa si fonda su una profonda conoscenza della storia della musica afroamericana. È tra i primi produttori britannici a utilizzare campionamenti disco in modo sistematico all’interno della house music, non come semplice esercizio nostalgico ma come atto culturale. Nei suoi brani il campionamento diventa una forma di archeologia sonora: frammenti dimenticati vengono riportati alla luce e trasformati in qualcosa di nuovo. Questa sensibilità lo rende una figura centrale nello sviluppo della disco house e di quel filone soulful che avrebbe influenzato generazioni di DJ e produttori.
Must be the music (1999)
Accanto all’attività di produttore, Dave Lee costruisce una delle carriere più prolifiche nella storia del remìx. Lavora sotto decine di pseudonimi, fonda la sua etichetta e realizza un’impressionante quantità di produzioni, compilation e rielaborazioni. Ma il suo contributo più importante non è soltanto musicale. Attraverso raccolte come Disco Spectrum, Disco Not Disco e numerosi progetti editoriali, diventa un vero archivista della cultura dance. Recupera dischi dimenticati, racconta storie sepolte e restituisce dignità a una tradizione che rischiava di essere dispersa. In questo senso, Dave Lee non è soltanto un produttore: è un custode della memoria collettiva della musica da ballo.
Make A Move On Me (1999)
Dietro la sua produzione sterminata emerge anche una figura profondamente coerente. Pur attraversando mode e trasformazioni della club culture, non ha mai inseguito le tendenze dominanti. Ha continuato a credere nella centralità del groove, nella forza delle grandi sezioni ritmiche e nell’importanza delle voci soul. Persino la scelta di abbandonare nel duemilaventi il nome Joey Negro, con cui era diventato famoso in tutto il mondo, nasce da una riflessione personale e culturale sul significato delle parole e sul mutare dei tempi. È stato un gesto che ha mostrato la volontà di mettere la musica e il rispetto per la sua storia davanti al proprio marchio personale.
Just Do It (2004)
L’eredità di Dave Lee attraversa oltre tre decenni di musica elettronica e coincide con la storia stessa della disco house britannica. In un mondo spesso attratto dalla novità a tutti i costi, ha dimostrato che innovare non significa dimenticare. Le sue produzioni, i suoi remìx e le sue compilation raccontano una visione precisa: ogni nuova generazione può costruire il futuro soltanto se conosce le radici da cui proviene. Per questo la sua figura continua a occupare un posto speciale nella cultura dance internazionale. Non come semplice produttore di successi, ma come alchimista del groove, capace di trasformare la memoria in energia e il passato in qualcosa che continua ancora oggi a far muovere i corpi e accendere l’immaginazione.
Reachin (1988)
Il pòdcast dedicato a Joey Negro, il custode del groove, finisce qui! Se vuoi ascoltare tutta la musica del Discosauro, scarica l’applicazione gratuita Inmyradio, per Apple o Andròid.
Disco Sauro è un podcast scritto da Michele Menegon. La supervisione editoriale e musicale è a cura di Alessandro De Cillia. La voce della sigla è di Fabrizio Cerruti, quella del DiscoSauro è di Matilda, mentre la produzione e il sound design è di Michael Hammer. DISCOSAURO è un podcast realizzato in memoria del maestro Gianni De Luise.



