Jocelyn Brown, la sacerdotessa del dancefloor

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Jocelyn Brown, la sacerdotessa del dancefloor
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Questo pòdcast è dedicato alla sacerdotessa del dancefloor Jocelyn Brown.

Special love (1997)

Nel grande racconto della musica dance, esistono voci che non si limitano a interpretare una canzone ma sembrano evocare qualcosa di più profondo, antico, quasi spirituale. Jocelyn Brown appartiene a questa categoria rara. Nata a Kinston, North Carolina e cresciuta musicalmente a New York City, Brown emerge negli anni Settanta come una forza della natura capace di attraversare soul, disco, gospel e house music senza mai perdere autenticità. La sua voce non entra semplicemente nei club; li trasforma, portando dentro la cultura dance, l’intensità emotiva delle chiese gospel afroamericane, facendo della pista da ballo un luogo di catarsi collettiva.

She’s Got Soul (1991)

La sua formazione musicale nasce infatti dal gospel, universo che segnerà per sempre il suo modo di cantare. Prima ancora di diventare protagonista della nightlife internazionale, Jocelyn Brown costruisce la propria identità artistica come session singer, prestando la voce a decine di produzioni soul e disco. Negli studi di registrazione newyorkesi degli anni Settanta impara l’arte invisibile dell’interpretazione: adattarsi, elevare un brano, trasformare arrangiamenti anche semplici in esperienze emotive travolgenti. In un’epoca dominata da grandi interpreti e produzioni orchestrali, Brown si distingue immediatamente per una qualità rara: la capacità di cantare con la potenza di una predicatrice e la precisione ritmica di un musicista funk.

Somebody Else s Guy (1984)

Il momento che definisce definitivamente il suo mito arriva con Somebody Else’s Guy, brano che diventa uno degli inni assoluti della club culture degli anni Ottanta. Ma ridurre Jocelyn Brown a quel singolo successo significherebbe ignorare la profondità della sua eredità. La sua voce attraversa la disco music nel momento del tramonto e accompagna la nascita della house music, diventando ponte vivente tra due epoche della nightlife afroamericana. Nei club di New York, Chicago e Londra la sua interpretazione assume una dimensione quasi rituale: ogni frase sembra spingere il pubblico verso una forma di liberazione emotiva e fisica.

Always There (1991)

Negli anni successivi Brown diventa una delle artiste più richieste della scena dance internazionale. Collabora con producer provenienti da mondi differenti, mantenendo però sempre una presenza profondamente riconoscibile. La sua voce non è mai decorazione: è struttura portante. Quando entra in una produzione house, cambia completamente il peso emotivo del brano. Per questo viene amata tanto dalla cultura clubbing quanto dalla comunità Queer, che riconosce nella sua intensità vocale quella combinazione di vulnerabilità, orgoglio e resilienza che da sempre accompagna la grande tradizione della dance music.

Mysterious (1989)

La sua influenza si estende ben oltre le classifiche. Molti dei suoi vocalizzi, delle sue improvvisazioni e delle sue inflessioni diventano materiale fondativo della house music vocale degli anni Novanta. Intere generazioni di producer costruiscono tracce attorno alla sua energia interpretativa. Eppure Jocelyn Brown rimane sempre legata a una dimensione profondamente umana della musica. Quando canta sembra parlare direttamente alle persone sulla pista, trasformando il club in uno spazio di connessione emotiva e comunitaria.

Believe (2002)

L’eredità di Jocelyn Brown trascende i generi musicali per diventare testimonianza di una verità più semplice e universale: la voce umana può ancora essere il centro spirituale della musica elettronica. In un mondo dance spesso ossessionato dalla tecnologia e dalla perfezione produttiva, Brown continua a rappresentare il lato organico, fisico e quasi sacro del groove. La sua arte ricorda che la house music non nasce soltanto dalle drum machine o dai sintetizzatori, ma da quella capacità tutta umana di trasformare dolore, desiderio e speranza in energia collettiva.

I’m a woman (2001)

Il pòdcast dedicato alla sacerdotessa del dancefloor Jocelyn Brown, finisce qui. Se vuoi ascoltare tutta la musica del DISCOSAURO scarica l’applicazione gratuita IN MY RADIO per Apple e Android.


Disco Sauro è un podcast scritto da Michele Menegon. La supervisione editoriale e musicale è a cura di Alessandro De Cillia. La voce della sigla è di Fabrizio Cerruti, quella del DiscoSauro è di Matilda, mentre la produzione e il sound design è di Michael Hammer. DISCOSAURO è un podcast realizzato in memoria del maestro Gianni De Luise.

Autore

  • alessandro de cillia

    Alessandro De Cillia entra nell’organico di Radio Italia Network nel 1990: esordisce come tecnico del suono e presto giunge ad affiancare Mr. Marvin in qualità di programmatore musicale.

    Si occupa quindi della ricerca di nuovi artisti, pianifica la programmazione delle trasmissioni e cura i rapporti con le maggiori etichette discografiche (Sony, Virgin, Universal, Warner, Polygram, Emi , ….).

    Firma alcuni programmi che hanno fatto la storia di Italia Network. Il primo risale al 1993 ed è HIP & MUFFIN’ SHOW, incentrato sulla musica hip-hop e sul ragga muffin’, con lo pseudonimo Dj Delicious. Ma è forse il mastermix MADHOUSE il programma più rappresentativo della sua ricerca musicale.

    Qui Alessandro propone inizialmente una selezione mixata di House tribale per poi specializzarsi in Minimal e Intelligent Tecno. Ed è proprio la fama di MADHOUSE che lo porterà poi a lavorare come disc jockey nei migliori club della scena underground degli anni ’90 e a diventare dj-resident de La Scala, uno dei locali di riferimento per la musica di tendenza di quel tempo.

    Oggi Alessandro continua la sua ricerca musicale quotidianamente. Ha una ricca collezione di vinili che spaziano dalla musica Hip Hop alla Funky, dall'House alla Techno.

    Viene a diretto contatto con la musica in giovane età con l'elettronica ed il rock elettronico ascoltando con fascinazione i Kraftwerk ed i Rockets, successivamente si appassiona alla disco black degli anni ottanta ( S.O.S. Band , Janet Jackson , Donna Summer, e tutte le produzioni di Jimmy Jam & Terry Lewis) e soprattutto viene rapito dalla musica di Prince.

    Questo lo porterà ad indagare sulle origini della musica contemporanea del tempo e a scoprire il Soul di James Brown , il Funky di George Clinton e dei Parliament, per poi appassionarsi all' Hip Hop , genere che attingeva e traeva ispirazione proprio dalle radici della musica Black.

    Alla fine degli anni 80 si appassiona al nuovo genere musicale che sta nascendo: l'House music, prima quello melodico cantato, poi verso quello Tribale esplorando la musica Techno, sempre alla ricerca di nuove esperienze sonore.

    Così come era definito MadHouse: “l'evoluzione della musica” il suo programma mixato all'interno del Mastermix di Italia Network. La musica è concepita come un viaggio sonoro attraverso i vari generi che la caratterizzano, attingendo e lasciandosi influenzare da essi.

    Attualmente l'ascolto è indirizzato verso quegli spazi che non sono stati ancora esplorati nel passato quali la musica d'avanguardia italiana di rock progressivo , melodico disco, oltre che il genere cosiddetto “balearic”, influenzato da vari viaggi effettuati a Ibiza agli inizi del 2000.

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