Marco Del Ben, il narratore autentico dalla parola necessaria
È una presenza che unisce visione e carisma, libertà e calore. Lo sguardo è rivolto al futuro, la mente aperta a ciò che ancora non esiste, ma nel cuore arde un fuoco fiero che desidera esprimersi e lasciare traccia. Originale, generoso, indipendente, ama distinguersi senza perdere autenticità. Con lui l’idea diventa luce e la luce diventa ispirazione condivisa.
Marco Del Ben, quando ha capito che la sua voce non era solo uno strumento, ma un luogo da abitare.
La voce per me è stata un, un modo per esprimermi quando da piccolo non mi sentivo ascoltato. Continuavo a fare diversi sogni che mi vedevano muto, mi vedevano ignorato e quindi già da piccolo ho avuto la necessità forzata di ascoltare me stesso. E quindi la voce per me è stato un modo per sentirmi riconosciuto e negli anni è diventato un modo per identificarmi con me stesso e sentirmi parte di questo mondo.
Oggi raccontare il Friuli significa proteggerlo, reinterpretarlo o provocarlo?
Direi tutte e tre. Il mio stile sui social è fine, ma è anche altrettanto irriverente e provocatorio. Molti si sono affidati all’idea che il Friuli sia un posto noioso dove non succede mai nulla. È un po’ anche figli di questa tendenza commerciale a pompare tutto quanto come se fosse qualcosa di ultraterreno. Io invece faccio l’esatto contrario, quindi parlo delle ovvietà, che ovvietà sono in realtà molto fighe da raccontare.
Quali sono le motivazioni che la spingono ad avere cura di ciò che comunica?
Ho cura di ciò che comunico in modo molto legato alla domanda che mi hai fatto prima. È un modo per identificarmi come essere umano ed è anche un modo per dare valore a quello che dico e a quello che faccio. Noi siamo quello che diciamo, siamo le parole che scegliamo, siamo il modo in cui le emettiamo. E quello che ho imparato è che molte persone non sono consapevoli di questa loro potenzialità e quindi molte volte la mia voce diventa lo strumento per altri, per altri che non hanno i mezzi per sapersi comunicare.
Quanto lavoro invisibile c’è dietro un contenuto che sembra spontaneo?
Tantissimo. Tante ore di scrittura, tante ore di studio e ricerca, tante ore di ascolto, quindi recarsi in un luogo, nascondersi e ascoltare le persone che parlano e che non si rendono conto del mixaggio che c’è fra italiano e friulano.
Perché Marco ha scelto il basso come strumento musicale?
Scusa il gioco di parole, ma il basso è nelle mie corde. Il basso è il mio strumento, uno strumento che ho sentito, che non ho provato e nel momento in cui ho ascoltato le sue frequenze ho percepito una forte connessione, quasi come quando incontriamo un’anima gemella. Quella non l’ho ancora trovata.
Quanto di lei resta fuori dai social?
Molto, moltissimo. Tutta la mia vita privata ho premura che non entri nei social. Tutta la parte legata alla famiglia, tutto quello che riguarda diciamo la sfera sentimentale preferisco che rimanga tra me e le persone coinvolte.
Cosa non racconterà mai online?
Non racconterò mai online tutta la mia parte relativa alla sfera privata perché credo che sia sacra e credo che proprio come con la voce si dà significato usando le parole giuste, condividendo i pensieri più adeguati in base al contesto, io ci tengo a condividere le informazioni che reputo necessarie col contesto giusto. E la parte privata è necessario che rimanga solo mia.
Ci spiega il principio di Super Mario?
Il principio di Super Mario è una cosa che ho fatto mia quando ho sentito questa frase, ossia che noi viviamo due vite. La seconda inizia quando ci rendiamo conto che ce n’è una sola. Il principio di Super Mario è quel principio per il quale all’interno del videogioco di Super Mario abbiamo solo tre vite e sapendo di avere solo tre vite dobbiamo imparare a modulare le nostre azioni, a fare le mosse giuste, a prenderci il tempo per decidere e soprattutto per renderci conto che quando sono finite è game over.
UDINESI DENTRO è un podcast originale di Michele Menegon, la voce della sigla è di Gianmarco Ceconi, la musica di Massimo Cum, la post produzione e il sound design di Michael Hammer.
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