Udine, il bike sharing e la misura del successo!
Ci sono notizie che scorrono via leggere. Percentuali, dichiarazioni, parole come “successo”, “gradimento”, “boom”.
E poi, ci sono notizie che ti fanno fermare un attimo.
Ho letto un articolo sul bike sharing a Udine. Numeri positivi, utenti soddisfatti, valutazioni incoraggianti. E voglio dirlo subito: io non sono un nemico della mobilità sostenibile. Anzi.
Tra nuoto.. bici e corsa percorro circa ottomila chilometri all’anno! La mia auto, ne fa meno di cinquemila.
Non parlo da scettico, non parlo da nostalgico del traffico. Parlo da uno che la mobilità alternativa la pratica, la vive, la sceglie ogni giorno.
E proprio per questo mi sono fatto una domanda semplice: che senso ha, stabilire il successo di un’iniziativa, chiedendolo soltanto a chi la utilizza?
Primo punto: Il campione.
Se domando a chi usa il bike sharing se è soddisfatto, è molto probabile che mi risponda di sì. Altrimenti non lo userebbe. È una fotografia reale, ma parziale. È come entrare in una stanza dove ci sono solo persone che hanno già scelto di essere lì. L’applauso è sincero, certo. Ma è un applauso interno.
Chi non usa il servizio non compare nella narrazione.
Chi non lo trova comodo, chi vive in una zona non coperta, chi semplicemente non lo considera una soluzione. Quelle voci non entrano nel dato. E allora il successo diventa consenso tra già convinti, non trasformazione diffusa.
Secondo punto: La differenza tra gradimento e impatto.
Un servizio può piacere a chi lo utilizza. Ma questo non significa automaticamente che stia cambiando la città.
Quante auto in meno circolano davvero?
Quante abitudini si sono modificate?
Quante persone hanno lasciato l’auto per salire su una bici condivisa?
Il gradimento misura una percezione, l’impatto, misura una trasformazione.
Sono due piani diversi. E una città, se vuole crescere davvero, dovrebbe imparare a distinguere tra ciò che funziona bene per alcuni e ciò che cambia realmente le dinamiche collettive.
Terzo punto: Il linguaggio.
Viviamo in un tempo in cui ogni iniziativa deve essere raccontata come un successo. È quasi un obbligo comunicativo. Le parole si fanno trionfali, i numeri diventano bandiere, le percentuali rassicurano.
Ma una città non è una campagna promozionale. È un organismo complesso, fatto di equilibri delicati, di resistenze, di tentativi.
Il vero segno di maturità non è dire che funziona! Ma chiedersi; per chi funziona? e quanto questo sta davvero cambiando le cose?
Attenzione: questo non è un attacco al bike sharing. Non è una critica alla mobilità sostenibile. È, al contrario, un invito a prenderla sul serio.
Perché se crediamo davvero in una città più leggera, più respirabile, più umana, allora dobbiamo misurare il successo non solo dal sorriso di chi già pedala, ma dalla capacità di coinvolgere chi ancora resta fermo.
Forse, la domanda giusta non è “Siete soddisfatti”. Forse, la domanda giusta è “Sta cambiando qualcosa?!”
E se iniziamo a porci questa domanda con onestà — senza trionfalismi, senza difese ideologiche — allora sì, possiamo costruire una narrazione più adulta, più profonda, più autentica.
Perché Udine, non ha bisogno solo di buone percentuali; ha bisogno di buone domande; e le buone domande, a volte, sono il primo vero passo avanti.
UDINESI DENTRO è un podcast originale di Michele Menegon, la voce della sigla è di Gianmarco Ceconi, la musica di Massimo Cum, la post produzione e il sound design di Michael Hammer.
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