Alessandro Rubini, l’uomo dell’equilibrio dalla responsabilità matura

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Alessandro Rubini, l’uomo dell’equilibrio dalla responsabilità matura
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Alessandro Rubini, l’uomo dell’equilibrio dalla responsabilità matura

È una presenza attenta, lucida, guidata dal desiderio di comprendere e migliorare ciò che incontra. Lo sguardo osserva, la mente ordina, il cuore si esprime attraverso gesti concreti e discreti. Nulla è lasciato al caso, ogni dettaglio diventa linguaggio di cura. Dietro l’apparente riservatezza vive una dedizione silenziosa, capace di trasformare l’impegno quotidiano in una forma autentica di presenza.

Chi è oggi Alessandro Rubini?

Oggi Alessandro Rubini è un uomo di 52 anni che ha scelto di dedicare una parte importante della propria vita a un progetto nato quasi per caso, o forse un po’ per destino. Al centro restano la famiglia e gli affetti come punto fermo e riferimento costante attorno a cui tutto il resto trova senso e direzione.

Quando ha capito che la sua vita stava prendendo una precisa direzione?

Ho iniziato a percepire con chiarezza una direzione precisa dopo la nascita di mia figlia. È stato un momento che ha segnato un prima e un dopo, portandomi a maturare una coscienza più ampia e solidale. In parallelo si è rafforzato in me un senso di responsabilità verso gli altri che non è rimasto confinato nella sfera personale, ma si è progressivamente esteso anche a quella professionale. Questo è un processo che è ancora in corso, ma che oggi riconosco come uno degli elementi più determinanti nel modo in cui costruisco le relazioni, prendo decisioni e interpreto il mio ruolo.

C’è stato un momento in cui ha capito che il lavoro non era solo un mestiere, ma una responsabilità?

Più che un momento preciso è stata una consapevolezza che si è consolidata nel tempo, diventando sempre più chiara negli ultimi 15 anni. Ho iniziato a vedere il lavoro non solo come un mestiere, ma come, diciamo, uno spazio in cui le scelte hanno un impatto reale sulle persone. Da lì è nato un orientamento sempre più forte verso valori per me fondamentali come la trasparenza, la lealtà, l’affidabilità, la fiducia, che non sono poi rimasti dei principi astratti, ma criteri concreti con cui guidare decisioni e relazioni. È in questo passaggio che il lavoro ha smesso di essere solo fare ed è diventato a tutti gli effetti, diciamo, una responsabilità.

Quando ha iniziato a chiedersi non solo cosa fare, ma come farlo?

È un risultato conseguito attraverso un percorso nato da un profondo lavoro introspettivo, ancora in evoluzione, che mi ha portato, diciamo, a gestire un carattere un po’ sanguigno e a trovare passo dopo passo un nuovo equilibrio emotivo.

L’ascolto in Web Industry è l’inizio di ogni collaborazione?

Mah, direi proprio di sì. L’ascolto è il punto di partenza di ogni collaborazione in Web Industry, è la base, diciamo, su cui costruiamo il rapporto con clienti e partner. Prima di proporre, scegliamo di comprendere. È da qui che nasce quella che potremmo definire un’alchimia, diciamo, progettuale, unica, un processo che parte dalle esperienze e dalle specificità di ciascuno e che ci permette di costruire soluzioni realmente su misura, coerenti e autentiche.

Come il feedback aziendale può aiutarci nella crescita?

Il feedback, diciamo, quando è costruttivo, è uno degli elementi più potenti per la crescita, sia delle persone sia dei contesti in cui operano. Non si limita a correggere o indirizzare, ma apre spazi di consapevolezza, permettendo poi a ciascuno di migliorarsi e allo stesso tempo di poter contribuire a migliorare l’ambiente in cui lavora. Ed è tutta una responsabilità che, se esercitata con attenzione e rispetto, incide concretamente poi anche sul, ovviamente, il progetto e sul cliente.

Quando pensa al futuro dominato dall’intelligenza artificiale, quale domanda la inquieta di più?

La parola che mi inquieta di più è sostituzione ed è insieme, diciamo, all’arroganza di pochi nel ritenere di poter decidere quale sia l’intelligenza giusta o migliore. Il mio principale timore riguarda l’utilizzo errato o improprio degli strumenti legati all’intelligenza artificiale. Per questo credo che sia fondamentale che l’etica guidi questa straordinaria tecnologia affinché resti al servizio dell’uomo e contribuisca ad orientarlo verso una strada di sostenibilità e progresso che, in quanto tale, deve portare benefici a tutti.

Quando ha iniziato a cercare equilibrio invece che velocità?

Con il tempo e con l’esperienza che inevitabilmente lo accompagna. Eh, ho iniziato, diciamo, a riorganizzare le priorità del mio mindset, riconoscendo all’equilibrio un valore sempre più centrale. Anche in questo caso però parlo di un equilibrio che non va confuso con la staticità. Al contrario, è un equilibrio dinamico che richiede ascolto e capacità di adattamento, un equilibrio che in realtà mi permette di volta in volta di modulare le diverse energie mentali, fisiche ed emotive in funzione del contesto, degli obiettivi e delle persone con cui mi relaziono. È in questa sintonia che oggi riconosco una forma più matura di efficacia, meno frenetica, ma sicuramente decisamente più consapevole.


UDINESI DENTRO è un podcast originale di Michele Menegon, la voce della sigla è di Gianmarco Ceconi, la musica di Massimo Cum, la post produzione e il sound design di Michael Hammer.

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Autore

  • Michele Menegon

    Se indossi una maschera che funziona, è ora di cambiarla! A 18 anni entro a far parte dello staff di una radio locale e nel 1989 approdo a Radio Italia Network. Ideatore del programma radiofonico techno Master Quick, tra il 1992 e il 1995 produco alcuni dischi, il più famoso dei quali è Barraca Destroy. Nel 1996 divento Direttore Artistico di Radio Italia Network e sono il primo in Italia a credere che la gestione e la messa in onda della radio dovessero passare attraverso i computer.

    Nel 2000 entro nella casa discografica Hit Mania come Direttore Generale, lanciando il fenomeno Lùnapop. Nel 2001 torno alla radio per seguire lo start-up del progetto Radio LifeGate.

    Dal 2002 al 2007 mi occupo di consulenza artistica per agenzie pubblicitarie e web company, e in parallelo entro nel mondo del fitness, ottenendo diverse certificazioni: dal Pilates al Rowing, dallo Spinning al Bose ecc. Dal 2008 sono Product Manager di Music Master, il software leader mondiale per la programmazione radio-televisiva.

    Nel 2011 costruisco con Alessandro Bellicini il progetto digitale di Golf Today, seguito poi dalle testate Amadeus e Sci. Nel 2019 portiamo il know-how all’editore Publimaster per le testate Golf & Turismo e Sciare. Nel 2021 fondiamo 3Mind, con cui nasce il progetto Notizie Golf, che lascio nel 2022.

    Nel 2023 lancio il progetto Udine Podcast, con l’obiettivo di produrre podcast realizzati da udinesi. Il primo è Udinesi Dentro, ma oggi la piattaforma ospita anche: Manca il Sale di Annalisa Sandri, I racconti di So e Nanà di Nicoletta Agosto, DiscoSauro di Alessandro De Cillia, Radici in Stoffa di Silvia Cacitti, Spazio Comune, realizzato per l’azienda Chiurlo.

    Lo sport ha preso il sopravvento e sono diventato un triathleta. Un cancro, nel 2019, avrebbe potuto fermare tutto, ma grazie al reparto di oncologia di Udine sono ancora qui — con il mio tumore — a raccontare un’altra storia.

    Obiettivi futuri? Completare un Ironman prima dei 60 anni (portato a termine il 20 settembre 2025 a Cervia) e costruire una palestra radiofonica dove insegnare ai ragazzi a fare radio libera (in corso dal 24 ottobre 2025)!

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