Jamiroquai e la rivoluzione dell’acid jazz

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Jamiroquai e la rivoluzione dell’acid jazz
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Questo pòdcast è dedicato all’acid jazz rivoluzionario dei Jamiroquai.

Too Young to Die (1993)

Quando la musica dance britannica iniziò a cercare una propria identità, lontana dai modelli americani ma profondamente rispettosa delle loro radici, emerse una band destinata a cambiare le regole del gioco. I Jamiroquai nascono a Londra all’inizio degli anni Novanta attorno alla visione del cantante e autore Jay Kay. Dopo essere stato respinto a un’audizione come cantante dei Brand New Heavies, decide di costruire un progetto che unisse funk, soul, acid jazz e coscienza sociale. Il nome della band nasce dalla fusione tra la parola “jam” e gli Irochesi, popolazione nativa americana alla cui filosofia Jay Kay guardava con profondo interesse. Fin dall’inizio il gruppo si propone come qualcosa di diverso da una semplice band dance: un laboratorio musicale in cui groove, ecologia e spiritualità convivono nello stesso linguaggio.

Blow Your Mind (1993)

La loro musica prende forma nella vivace scena acid jazz londinese, dove il suono elettronico incontra strumenti suonati dal vivo e improvvisazione. In un periodo dominato da campionamenti e sequencer, i Jamiroquai scelgono di costruire un gruppo vero, fatto di musicisti capaci di restituire alla musica da ballo il calore del funk degli anni Settanta. Basso, fiati, percussioni e tastiere diventano protagonisti di un suono organico, sostenuto dalla voce in falsetto di Jay Kay e da testi che affrontano temi ambientali, sociali e politici. È una scelta controcorrente che restituisce centralità alla performance e rende il gruppo immediatamente riconoscibile.

Emergency on planet hearth (1993)

Il successo internazionale arriva con una naturalezza sorprendente, ma senza tradire l’identità originaria della band. Album come Emergency on Planet Earth, The Return of the Space Cowboy e soprattutto Travelling Without Moving trasformano i Jamiroquai in un fenomeno mondiale. Il video di Virtual Insanity, diventato una delle immagini simbolo della musica degli anni Novanta, consacra definitivamente il gruppo anche presso il grande pubblico. Dietro quell’impatto visivo, però, continua a vivere la stessa filosofia degli esordi: costruire musica capace di far ballare senza rinunciare alla qualità compositiva e al valore del messaggio. Il successo commerciale non cancella la loro natura di musicisti, ma la amplifica.

Virtual Insanity (1996)

La forza dei Jamiroquai risiede soprattutto nella loro capacità di abbattere i confini tra i generi. Acid jazz, funk, disco, soul, pop ed elettronica convivono in un equilibrio raro, senza che nessun elemento prevalga sull’altro. Jay Kay ha sempre rifiutato l’idea di appartenere a una sola categoria musicale, preferendo lasciare che fosse il groove a guidare ogni scelta artistica. Anche quando il gruppo si avvicina maggiormente alla disco o all’elettronica, il suono mantiene sempre una componente profondamente umana, costruita sul dialogo tra musicisti e sulla ricerca di un ritmo vivo, capace di respirare.

Cosmic girl (1996)

Dietro l’immagine carismatica di Jay Kay si è spesso nascosta la natura collettiva del progetto. Pur essendo il volto più riconoscibile della band, Jamiroquai è sempre stato il risultato del contributo di musicisti straordinari che hanno dato forma a un’identità sonora unica. Le evoluzioni della formazione, i cambiamenti stilistici e le trasformazioni del mercato musicale non hanno mai cancellato quella ricerca costante dell’equilibrio tra virtuosismo e immediatezza. Ancora oggi il gruppo continua a rappresentare uno dei riferimenti assoluti per chiunque voglia coniugare musica suonata e cultura dancefloor.

Little L (2001)

L’eredità dei Jamiroquai va ben oltre le vendite o i riconoscimenti internazionali. Hanno dimostrato che una band poteva riportare il funk al centro della musica contemporanea senza trasformarlo in un esercizio nostalgico, che il groove poteva convivere con l’impegno civile e che la pista da ballo poteva essere anche uno spazio di riflessione. In un’epoca dominata dalla tecnologia, hanno ricordato quanto il fattore umano resti insostituibile. Più che semplici protagonisti dell’acid jazz, i Jamiroquai sono stati custodi di una tradizione musicale che continua ancora oggi a evolversi senza perdere il contatto con le proprie radici.

Travelling Without Moving (1997)

Il pòdcast dedicato all’acid jazz rivoluzionario dei Jamiroquai, finisce qui! Se vuoi ascoltare tutta la musica del Disco Sauro, scarica l’applicazione gratuita IN my radio, per Apple o Andròid.


Disco Sauro è un podcast scritto da Michele Menegon. La supervisione editoriale e musicale è a cura di Alessandro De Cillia. La voce della sigla è di Fabrizio Cerruti, quella del DiscoSauro è di Matilda, mentre la produzione e il sound design è di Michael Hammer. DISCOSAURO è un podcast realizzato in memoria del maestro Gianni De Luise.

Autore

  • alessandro de cillia

    Alessandro De Cillia entra nell’organico di Radio Italia Network nel 1990: esordisce come tecnico del suono e presto giunge ad affiancare Mr. Marvin in qualità di programmatore musicale.

    Si occupa quindi della ricerca di nuovi artisti, pianifica la programmazione delle trasmissioni e cura i rapporti con le maggiori etichette discografiche (Sony, Virgin, Universal, Warner, Polygram, Emi , ….).

    Firma alcuni programmi che hanno fatto la storia di Italia Network. Il primo risale al 1993 ed è HIP & MUFFIN’ SHOW, incentrato sulla musica hip-hop e sul ragga muffin’, con lo pseudonimo Dj Delicious. Ma è forse il mastermix MADHOUSE il programma più rappresentativo della sua ricerca musicale.

    Qui Alessandro propone inizialmente una selezione mixata di House tribale per poi specializzarsi in Minimal e Intelligent Tecno. Ed è proprio la fama di MADHOUSE che lo porterà poi a lavorare come disc jockey nei migliori club della scena underground degli anni ’90 e a diventare dj-resident de La Scala, uno dei locali di riferimento per la musica di tendenza di quel tempo.

    Oggi Alessandro continua la sua ricerca musicale quotidianamente. Ha una ricca collezione di vinili che spaziano dalla musica Hip Hop alla Funky, dall'House alla Techno.

    Viene a diretto contatto con la musica in giovane età con l'elettronica ed il rock elettronico ascoltando con fascinazione i Kraftwerk ed i Rockets, successivamente si appassiona alla disco black degli anni ottanta ( S.O.S. Band , Janet Jackson , Donna Summer, e tutte le produzioni di Jimmy Jam & Terry Lewis) e soprattutto viene rapito dalla musica di Prince.

    Questo lo porterà ad indagare sulle origini della musica contemporanea del tempo e a scoprire il Soul di James Brown , il Funky di George Clinton e dei Parliament, per poi appassionarsi all' Hip Hop , genere che attingeva e traeva ispirazione proprio dalle radici della musica Black.

    Alla fine degli anni 80 si appassiona al nuovo genere musicale che sta nascendo: l'House music, prima quello melodico cantato, poi verso quello Tribale esplorando la musica Techno, sempre alla ricerca di nuove esperienze sonore.

    Così come era definito MadHouse: “l'evoluzione della musica” il suo programma mixato all'interno del Mastermix di Italia Network. La musica è concepita come un viaggio sonoro attraverso i vari generi che la caratterizzano, attingendo e lasciandosi influenzare da essi.

    Attualmente l'ascolto è indirizzato verso quegli spazi che non sono stati ancora esplorati nel passato quali la musica d'avanguardia italiana di rock progressivo , melodico disco, oltre che il genere cosiddetto “balearic”, influenzato da vari viaggi effettuati a Ibiza agli inizi del 2000.

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