MORE THAN JAZZ: Diario di bordo #4 – Nuovi equipaggi
C’è una cosa che il jazz forse sa fare meglio di quasi tutte le altre musiche, ovvero mettere persone diverse insieme, e vedere che cosa succede. Non basta lo spartito. Non basta la tecnica. Non basta neppure avere solo talento. Serve l’ascolto, la prontezza. Serve il coraggio di entrare in relazione con chi ti sta accanto, anche quando non sai esattamente cosa potrebbe succedere. E quando un festival si chiama More Than Jazz, più che Jazz, il gioco, il fair play si amplifica. E la nuova settimana dei concerti di More Than Jazz parla proprio di questo.
Io sono Alessio Screm e scriviamo una nuova pagina nel nostro diario di bordo per il festival organizzato da Simularte che quest’anno ha il titolo programmatico di Transiti Atlantici.
Finora abbiamo seguito diverse rotte, verso il Brasile, verso Napoli, attraversando il Mediterraneo e poi l’America Latina, con i grandi nomi della scena internazionale.
Ma dal 21 al 23 luglio il festival cambia passo e ci porta dentro un’altra questione fondamentale: come nasce una nuova generazione di musicisti?
Ma prima di cominciare, ascoltiamo qualche testimonianza dei da parte degli ospiti più recenti. Ne abbiamo raccolte due e la prima è quella del batterista Antonio Sanchez che con la sua band Migration ci ha fatti vibrare, di brutto, in Cavallerizza a Udine.
È stato bellissimo partecipare a More Than Jazz. L’atmosfera era straordinaria, il pubblico meraviglioso, il suono impeccabile, i tecnici bravissimi. Tutto era organizzato alla perfezione e ci siamo sentiti davvero come a casa.
Per un progetto come il nostro, Migration, è bellissimo partecipare a festival aperti a linguaggi musicali diversi. La nostra musica affonda le radici nel jazz, ma è attraversata da tantissime influenze. Ho iniziato a suonare rock and roll da bambino, poi mi sono innamorato del jazz e della musica classica. Amo tutti questi mondi e mi piace portarli nella musica che suoniamo.
Suonare in un festival come questo, in un luogo come questo e davanti a un pubblico come questo è, semplicemente, una gioia autentica.
Grazie ad Antonio Sanchez, ed ora ascoltiamo Antonello Salis, fisarmonicista direi fotonico, che ha tenuto un concerto a dir poco emozionante in quell’anfiteatro naturale che è il Vigne Museum di Rosazzo.
Io oggi ho, ho marinato UMBRIA Jazz per venire qua, ma non mi sono pentito, mi sto trovando benissimo. E il pubblico ammazza, considerando che io non faccio mai il “piacione”, e quindi vado a zonzo quando faccio i concerti, vado a zonzo musicalmente. Per cui a volte posso capire pure che magari per qualcuno è anche cervellotico. Non faccio neanche degli stop, faccio pochissimi stop per cui manco quella cosa lì che dice beh almeno battiamo le mani… È una cosa serrata, a volte può essere per alcuni peso diciamo.
Belle persone, oltre che ottimi musicisti. Musicisti veri, dall’animo profondo, dei guru, dei grandi marinai, capitani.
Ora invece andiamo invece a scoprire cosa ci riserva di diverso questa settimana entrante, perché ora parliamo di musicisti giovani, quelli della nuova generazione, che arrivano dai conservatori, dalle accademie, da percorsi internazionali, e che per qualche giorno si ritrovano dentro lo stesso progetto. La parola che mi viene in mente per raccontare i prossimi tre appuntamenti è: trasmissione.
E More Than Jazz ci fa entrare proprio lì, nel punto in cui la formazione diventa esperienza viva.
Il primo appuntamento è martedì 21 luglio, alle 21.00, a Casa Lucis, a Ribis di Reana del Rojale. Il protagonista è la EU NEW GEN 26: un quartetto formato da giovani musicisti provenienti da importanti accademie europee, tra Berna, Graz, Roma e Trieste. Sax, pianoforte, basso elettrico, batteria, insieme in un programma che mette insieme, in comunione i grandi classici del jazz e brani originali.
Il giorno dopo, mercoledì 22 luglio, alle ore 21.00, la scena si sposta alla Cavallerizza di Udine. E qui il progetto si allarga e cambia temperatura. Ci sarà, insieme alla EU NEW GEN 26, Miguel Zenón. Miguel Zenón non è semplicemente un ospite di prestigio. È uno dei musicisti che negli ultimi decenni ha saputo ripensare il rapporto tra jazz contemporaneo, radici caraibiche, cultura portoricana e scrittura compositiva. Vincitore, pensate, tra l’altro di quattro Grammy Awards.
Poi arriva giovedì 23 luglio, alle ore 21.15, si va nella Corte di Palazzo Ragazzoni a Sacile. E qui cambia di nuovo tutto. Dopo il quartetto, dopo il dialogo con Miguel Zenón, entra in scena una grande formazione: la JM Jazz World Orchestra. Ventuno giovani musicisti. Una selezione internazionale. Un organico ampio. Una big band che mette insieme provenienze, scuole, lingue musicali e personalità diverse. È come una città musicale, un porto di mare, in residenza in Friuli Venezia Giulia.
Per cui: tre concerti, tre scale diverse. La dimensione raccolta del quartetto. L’incontro con un maestro. La forza collettiva dell’orchestra. Da non perdere.
Come sapete bene, tutte le informazioni su More Tham Jazz, il programma completo e le prenotazioni sono disponibili sul sito, morethanjazz.it e sui profili social del festival.
Questa era la puntata numero 4 del podcast di More Than Jazz.
Ci vediamo ai concerti, vento in poppa!
More Than Jazz è un podcast scritto e condotto da Alessio Screm.
La direzione artistica è di Ermanno Basso, la direzione tecnica di Stefano Amerio, il project management di Federico Mansutti, la produzione di Sara Bronzin, la mediazione culturale di Giorgia Santoro, la comunicazione e la grafica di Michela Marzona.
More Than Jazz, il viaggio tra artisti, pubblico e luoghi della musica è un podcast di SimulArte, prodotto da Udine Podcast.

