Nuove amicizie alla Roccia Prendilsole

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So e Nanà
So e Nanà
Nuove amicizie alla Roccia Prendilsole
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So aprì la porta del nido, Nanà si diresse sùbito in camera a prendere la sveglia.

“Devo impostarla all’una del pomeriggio, domani dovrò volare alla roccia Prendilsole alle due per chiedere alle lucertole altre uova” disse accomodandosi sul divano con l’orologio.

“Non preoccuparti preparo io la cena, rilassati in un attimo sarà pronto. Siete stati bravissimi era una lista veramente lunga, avete trovato quasi tutto, non ci posso credere. Ho pensato che per sdebitarmi con Indi, farò una locandina per il gruppo mentre suonano, immagino Issù in una posa dinamica, tipo mentre fa un salto, Indi che suona con forza la batteria e Manai concentrato con il basso.

Pensavo ad un’incisione così potrò farne tantissime copie.

Certo dovrò costruirmi un torchio, non sarà facile realizzarne uno, ma dopo la mia personale se il bosco deciderà di accogliermi, ti giuro che lavorerò durissimo per crearlo.

Cosa dici Nanà? … Nanà?”

La gufetta si era addormentata profondamente sul divano, la stanchezza aveva preso il sopravvento.

So pensò che la sua amica ancora una volta l’aveva aiutato senza chiedergli nulla indietro, avrebbe voluto contraccambiare, dimostrarle in qualche modo tutta la sua gratitudine.

Avrebbe voluto che sapesse che niente era stato dato per scontato, e che lui per lei non si sarebbe tirato mai indietro.

Prese una copertina e coprì la sua amica, mangiò una fettina di torta zanzarina con un bicchiere di luppolosa, si sentiva tanto stanco, ma era felice come non era mai stato in vita sua.

All’una in punto la sveglia cominciò a suonare, la gufetta cercò subito di spegnerla, per consentire a So di dormire ancora.

Non c’era pericolo, quel riccetto aveva il sonno veramente molto pesante, dormiva ancora profondamente.

Nanà si preparò un te con zenzero, bergamotto, e un pochino di ginseng, aveva bisogno di molta energia.

Oggi voleva finire di recuperare tutto il materiale che serviva al suo amico, prima che lui si svegliasse. Aveva tempo fino alle cinque, non mancavano tantissime cose, poteva farcela.

Non era molto contenta di andare da sola alla Roccia Prendilsole, non conosceva personalmente le lucertole di Pineta, le vedeva spesso alle assemblee ma stavano sempre per conto loro, erano molto solitarie.

I rettili erano tutti rilassati al sole come le aveva detto Davi, decise di atterrare sul ramo di un albero. Pensava al modo migliore per esordire, a quale potesse essere la frase giusta per rompere il ghiaccio, era assorta nei suoi pensieri, quando una voce interruppe i suoi ragionamenti.

“Buongiorno, tu sei Nanà se non ricordo male, ti ho sentita parlare all’assemblea un paio di sere fa” disse una delle lucertole mettendosi in piedi sulle zampe posteriore.

“Vieni qui dai, così ci conosciamo finalmente”.

La gufetta spiccò il volo e atterrò ad un passo da quel gentilissimo sauro.

“Mi chiamo Bert”.

Nel frattempo, tutti i piccoli rettili si erano radunati intorno a Nanà. “Piacere di conoscervi, io sono Nanà”. Bert cominciò a fare gli onori di casa, presentando uno ad uno tutte le lucertole, tra le quali c’era anche Lac.

“Qual buon vento ti porta?” domandò Luz il sauro più grande di tutti.

La gufetta raccontò della mostra che So voleva realizzare per il primo giorno di primavera, raccontò della lista dei materiali raccolti, e della necessità di trovare le uova per poter realizzare i colori.

Le lucertole erano elettrizzate di poter aiutare a rendere la festa di primavera, un grande evento.

Lac andò subito a prendere le uova, poi aggiunse sospirando. “Naturalmente se dovessero servirne delle altre vieni da noi.

Non vedo l’ora cominci la primavera, questo freddo mi ha stufato io ho bisogno di stare al sole tutto il giorno.”

Nanà volò via, era rimasta molto sorpresa, non avrebbe mai immaginato che un gruppo di sauri potesse essere così disponibile, con un’estranea come lei. Pensò che i selvatici sanno essere generosi, e sperò con tutto il suo cuore che lo sarebbero stati anche con il suo riccetto.

Volò dritta verso casa, non si fidava a lasciare le uova incustodite fuori dallo studio di So, qualche golosone, avrebbe potuto prenderle per mangiarsele.

Le appoggiò sul tavolo da pranzo, diede un’occhiata alla cameretta del suo amico, dormiva come un sasso.

“Ottimo sono in tempo per completare la lista”.

I legni si trovavano con facilità lungo il fiume Mentuccia. Le piaceva osservarli perché alcuni rami le ricordavano musi di animali, ali di uccello, o nuvole, invece portarseli in giro volando, era decisamente meno divertente.

Lavorò alacremente, dopo i legni fu la volta delle rocce calcaree.

Fuori dal laboratorio di So c’era un sacco di materiale, era sorpresa di sé stessa, tutta da sola era riuscita a finire il lavoro.

Volò verso casa felice.

So si stava preparando il te, brontolò perché si era svegliato e non l’aveva trovata. “Te ne vai sempre via senza di me? Potevi svegliarmi?” disse un po’ imbronciato.

Nanà ridendo rispose: “guarda che ha suonato la sveglia e tu non ti sei mosso di un centimetro, dormivi così profondamente che neppure se fossi entrata suonando un tamburo mi avresti sentito, anzi ti dirò di più, nemmeno se fosse entrata una banda di fiati ti saresti svegliato.”

Il riccetto rise e aggiunse: “ma dove sei stata?”.

“A prendere le uova”. Disse mostrando il sacchettino. “E poi già che ero in piedi ho preso tutto quello che ancora mancava. Adesso hai tutto quello che ti serve per lavorare.”

“Hai fatto tutto da sola? Dovevi svegliarmi …”

Il piccolo riccio era incredulo che fosse riuscita a portare legni e sassi allo studio tutta da sola.

“Adesso non ci sono più scuse. Hai tutto quello che ti serve per tre personali”. Rideva Nanà mentre si versava un po’ di te.

“Se vuoi che ti porti in studio in volo dovrai prepararti subito, oggi inizio le lezioni di lingua dell’Est con i picchi.”

So corse ad indossare il mantello, fu pronto in un battibaleno. “Eccomi, devo solo prendere il sacchettino con le uova, partiamo” disse il riccio felice di rimettersi a lavorare al suo quadro.


I racconti del riccio So e della gufetta Nanà, è un testo originale di Nicoletta Agosto, la voce narrante è di Renata Bertolas, la produzione e il sound design sono di Michael Hammer.

I racconti del RICCIO SO e della GUFETTA NANA’ li ascolti sulle piattaforme Amazon Music, Spotify, Google Podcast e Apple Podcast

Da bambina voleva diventare una pianista, una trapezista del circo o una Charlie’s Angels...
Crescendo le idee sono cambiate tuttavia, sono rimaste sempre confuse.
Durante questa lunga ricerca di senso su quale fosse esattamente il suo ruolo nel mondo, ha viaggiato molto, studiato filosofia ed imparato ad amare l’arte.
Abita a Udine insieme al marito, alla figlia e al gatto Ortensia.