Quando un negozio di quartiere chiude; cosa perdiamo davvero?
Un’attività economica? Una vetrina? Oppure un pezzo della nostra città!
Perché una città non è fatta soltanto di edifici, strade e piazze. È fatta di relazioni. E il commercio di prossimità è una di quelle infrastrutture invisibili che tengono insieme una comunità.
I dati pubblicati in questi giorni raccontano una trasformazione profonda. Negli ultimi dieci anni, in Friuli Venezia Giulia, sono scomparsi oltre 2.500 negozi di vicinato. A Udine, il saldo negativo, supera le millecento attività. Eppure, gli occupati sono aumentati.
Questi dati ci dicono che il commercio non sta scomparendo: Sta cambiando!
Crescono soprattutto bar e ristoranti. Diminuiscono librerie, negozi di abbigliamento, ferramenta, alimentari, attività legate alla cultura e al tempo libero.
Ed è qui che nasce una domanda che riguarda tutti noi.
Una città dovrebbe preoccuparsi soltanto di avere negozi aperti, oppure dovrebbe chiedersi quali negozi vuole avere?
Madness – Our House
Perché il rischio non è la chiusura di qualche attività. Il rischio è la perdita dell’equilibrio.
Se un centro storico diventa composto quasi esclusivamente da locali, ristoranti, uffici con una vetrina e servizi pensati per chi passa, allora smette lentamente di essere il centro della vita quotidiana.
Diventa un luogo che si attraversa.
Una città, invece, ha bisogno della stessa biodiversità che rende forte un ecosistema naturale.
Ha bisogno del bar, certo. Ma anche della libreria. Della cartoleria. Del negozio di biciclette. Della merceria. Dell’artigiano. Del ferramenta, e del piccolo alimentari.
U2 – Where The Streets Have No Name
Non perché ogni attività produca lo stesso fatturato, ma perché tutte insieme producono qualcosa di molto più prezioso: una comunità.
E allora forse è arrivato il momento di cambiare prospettiva.
Le amministrazioni progettano il verde pubblico. Progettano la mobilità. Progettano i parcheggi, le scuole, le piste ciclabili.
Perché non iniziare a progettare anche l’equilibrio commerciale?
Non significa decidere chi può aprire un’attività e chi no.
Significa avere una visione.
Creare le condizioni affinché una sola categoria non finisca per occupare tutto lo spazio disponibile.
Perché una città equilibrata non nasce per caso.
Si costruisce.
Joni Mitchell – Big Yellow Taxi
Negli ultimi anni sentiamo ripetere sempre più spesso che una città deve diventare turistica.
Ma siamo sicuri che sia questo l’obiettivo della nostra città?
Basta guardare alcune di quelle più visitate d’Europa. Più turisti non significano automaticamente una città migliore. E nemmeno una città più ricca, se quella ricchezza resta concentrata in pochi settori e il prezzo da pagare è la perdita dell’identità, dei servizi e della qualità della vita di chi ci abita.
Forse dovremmo rovesciare il ragionamento.
Una città non dovrebbe trasformarsi per piacere ai turisti.
Dovrebbe essere solo una buona città per i suoi cittadini.
Perché una città che funziona per chi la vive ogni giorno sarà quasi sempre interessante anche per chi la visita.
Il contrario, invece, non è affatto garantito.
The Specials – Ghost Town
Forse il commercio di prossimità non è una questione di nostalgia.
È una questione di futuro.
Perché il problema non è soltanto quanti negozi chiudono.
Il problema è capire quale città resterà quando tutti i negozi avranno chiuso.
Pet Shop Boys – Suburbia
UDINESI DENTRO è un podcast originale di Michele Menegon, la voce della sigla è di Gianmarco Ceconi, la musica di Massimo Cum, la post produzione e il sound design di Michael Hammer.
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