Anna Zuliani: “Io non scrivo storie. Scrivo luoghi.”

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Anna Zuliani: “Io non scrivo storie. Scrivo luoghi.”
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Anna Zuliani: “Io non scrivo storie. Scrivo luoghi.”

Vive tra il rigore di chi costruisce e l’immaginazione di chi non smette di partire. Ha attraversato tempeste senza perdere la fiducia nei legami e nelle possibilità dell’animo umano. Nelle parole ha trovato una casa aperta sul mondo, un luogo in cui la fragilità non è una resa, ma una forma di coraggio.

Anna Zuliani esisteva già prima della scrittura o è stata la scrittura a darle forma?

Anna Zuliani è sempre esistita. La scrittura ha dato una forma ad Anna Driesen, permettendomi di dare forma e dare voce alla mia anima. Quindi attraverso le parole ho potuto condividere con gli altri quelle che sono le mie passioni, quella che è la mia fantasia, il mio modo di vedere il mondo. Fondamentalmente dentro di me c’era già tutto, solo che l’ho reso visibile agli altri.

Anna Driesen scrive storie d’amore tra uomini. Che cosa raccontano in realtà di lei?

Molto di me. I miei stessi personaggi vivono quelle che sono le mie emozioni, le mie aspettative. A questo aggiungiamo il fatto che scrivere di loro mi permette comunque anche di far capire il mio modo di pormi nei confronti di determinati tipi di diritti. In un ambiente e in un mondo ancora fortemente omofobo, parlare di argomenti come accettazione, inclusione, coming out e coraggio mi fa credere che attraverso le mie parole io posso ancora dare un piccolo contributo al cambiamento.

Nella sua storia si riconosce di più nella determinazione o nella resistenza?

Mi riconosco nella determinazione quando decido di difendere ciò in cui credo o di proteggere le persone che amo. Allo stesso tempo però mi riconosco anche nella resistenza, perché ho attraversato dei momenti nella mia vita di grandi difficoltà, di profonde delusioni che comunque mi hanno insegnato a restare in piedi, ad andare avanti anche quando tutto sembra sul punto di esplodere o quando comunque mi sono sentita particolarmente sola. Ma in ogni caso tutto quello che ho vissuto mi ha fatto diventare la persona che sono adesso.

Che cosa le ha insegnato sua figlia che nessun libro avrebbe potuto insegnarle?

Quello che mi sta insegnando mia figlia è ad ascoltare senza fare domande. Mi ha insegnato che non è sempre indispensabile chiedere il perché delle cose o cercare spiegazioni, soluzioni, risposte, che la cosa più importante a volte è semplicemente restare in silenzio ad ascoltare o condividere il silenzio con qualcuno, lasciare all’altro lo spazio di esprimersi ed è questo che fondamentalmente un libro non mi ha mai insegnato.

Ha una mente da ingegnere e un’anima da narratrice. Chi prende le decisioni importanti?

Allora, nelle scelte più importanti sicuramente predomina la mente dell’ingegnere. Poi però arriva l’anima, chiamiamola della scrittrice, o comunque arrivano le emozioni che scombinano tutto. E le emozioni sono quelle che mi ricordano che non può essere tutto calcolato e che a volte le decisioni vanno prese anche di pancia sulla base di quello che sentiamo al momento.

Quando scrive, costruisce una storia o un luogo da abitare?

Io ritengo di non costruire semplicemente delle storie. Io scrivo dei luoghi, dei luoghi in cui i lettori possono vivere assieme ai miei personaggi. Non mi pongo l’obiettivo di raccontare semplicemente una sequenza di eventi. Il mio obiettivo sicuramente è far sì che chi legge riesca a provare le stesse emozioni che provo io nello scrivere.

Quando termina un romanzo prova più soddisfazione o nostalgia?

Nostalgia perché praticamente finisco in un mare di lacrime. I miei personaggi iniziano a mancarmi già quando inizio a studiare il finale o quando so che mi sto avvicinando a un finale. Quindi nostalgia assolutamente. La soddisfazione magari arriva dopo, anche se sono estremamente autocritica. Quindi sì, sono felice, soddisfatta, contenta, però io tendenzialmente non riesco a guardare quello che ho fatto bene, ma sempre quello che avrei potuto fare meglio.

I suoi protagonisti cercano il coraggio di essere se stessi. Lei quando si è sentita davvero se stessa per la prima volta?

Scrivendo. Per anni io praticamente ho seguito un percorso estremamente razionale. La scrittura, invece, mi ha dato la possibilità di mettere sul piatto e di condividere soprattutto con gli altri quella parte di me che è sempre esistita ma che forse è rimasta nascosta. Mi sono riscoperta, nel senso che ho scoperto che non sono solo capace di risolvere problemi o di trovare soluzioni, ma sono anche capace di far emozionare gli altri.


UDINESI DENTRO è un podcast originale di Michele Menegon, la voce della sigla è di Gianmarco Ceconi, la musica di Massimo Cum, la post produzione e il sound design di Michael Hammer.

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Autore

  • Michele Menegon

    Se indossi una maschera che funziona, è ora di cambiarla! A 18 anni entro a far parte dello staff di una radio locale e nel 1989 approdo a Radio Italia Network. Ideatore del programma radiofonico techno Master Quick, tra il 1992 e il 1995 produco alcuni dischi, il più famoso dei quali è Barraca Destroy. Nel 1996 divento Direttore Artistico di Radio Italia Network e sono il primo in Italia a credere che la gestione e la messa in onda della radio dovessero passare attraverso i computer.

    Nel 2000 entro nella casa discografica Hit Mania come Direttore Generale, lanciando il fenomeno Lùnapop. Nel 2001 torno alla radio per seguire lo start-up del progetto Radio LifeGate.

    Dal 2002 al 2007 mi occupo di consulenza artistica per agenzie pubblicitarie e web company, e in parallelo entro nel mondo del fitness, ottenendo diverse certificazioni: dal Pilates al Rowing, dallo Spinning al Bose ecc. Dal 2008 sono Product Manager di Music Master, il software leader mondiale per la programmazione radio-televisiva.

    Nel 2011 costruisco con Alessandro Bellicini il progetto digitale di Golf Today, seguito poi dalle testate Amadeus e Sci. Nel 2019 portiamo il know-how all’editore Publimaster per le testate Golf & Turismo e Sciare. Nel 2021 fondiamo 3Mind, con cui nasce il progetto Notizie Golf, che lascio nel 2022.

    Nel 2023 lancio il progetto Udine Podcast, con l’obiettivo di produrre podcast realizzati da udinesi. Il primo è Udinesi Dentro, ma oggi la piattaforma ospita anche: Manca il Sale di Annalisa Sandri, I racconti di So e Nanà di Nicoletta Agosto, DiscoSauro di Alessandro De Cillia, Radici in Stoffa di Silvia Cacitti, Spazio Comune, realizzato per l’azienda Chiurlo.

    Lo sport ha preso il sopravvento e sono diventato un triathleta. Un cancro, nel 2019, avrebbe potuto fermare tutto, ma grazie al reparto di oncologia di Udine sono ancora qui — con il mio tumore — a raccontare un’altra storia.

    Obiettivi futuri? Completare un Ironman prima dei 60 anni (portato a termine il 20 settembre 2025 a Cervia) e costruire una palestra radiofonica dove insegnare ai ragazzi a fare radio libera (in corso dal 24 ottobre 2025)!

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