Le lacrime di So

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So e Nanà
Le lacrime di So
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Cercò di non fare rumore al suo rientro, So stava ancora dormendo non voleva svegliarlo, sistemò la spesa nella dispensa, buttò il biglietto che aveva scritto prima, ormai non serviva più. Scaldò l’acqua per l’infuso che aveva preparato per il suo ospite e mangiò i biscottini nel sacchetto.

Era triste perché le parole di Indi avevano una grande importanza per lei. Si sentiva a disagio, non aveva detto la verità al suo migliore amico.

La loro era una amicizia vera, costruita negli anni, fatta per resistere al tempo, solida e forte come la roccia Trampolino che si ergeva nel centro del fiume Mentuccia, non era solo una banale conoscenza, era una fratellanza la loro, tra specie diverse.

“Magari ci sono amicizie che nascono così, in un attimo; nella maggioranza dei casi si è amici solo dopo una lunga frequentazione … ma forse, ci sono rarissimi casi, dove si diventa amici per sempre, anche dopo solo un istante assieme. Potrebbe succedere? … una volta sola nella vita … ma potrebbe succedere…” un sacco di pensieri e di domande tormentavano la gufetta.

“La vita è una cosa complicata. Non c’è mai un’unica risposta, e non c’è un solo modo di pensare. Ci si può volere bene senza essere d’accordo su tutto, basta dirsi sempre la verità, cercando di essere gentili.

Infondo che importanza ha avere sempre ragione se poi non la si può condividere con un amico? Io e Indi possiamo essere amici anche se la pensiamo in modo diverso …”.

I pensieri di Nanà erano tanti da non riuscire più a seguirli tutti, non era stata sincera con il pettirosso e lo aveva fatto per proteggere una creatura domestica, un perfetto sconosciuto, questo la tormentava più di tutto. Stava per volare veloce da Indi per vuotare il sacco e chiedergli scusa per non essere stata sincera, quando si accorse che due occhi neri neri la stavano fissando, ormai era scesa la sera, il suo ospite si era fatto una gran dormita, ma ora era sveglio.

Dopo qualche istante di imbarazzo, i due si rivolsero finalmente la parola. Fu Nanà a rompere il ghiaccio.

“Hai dormito bene?” domandò con un sorriso.

“Sì, si si sì, sai io posso dormire ovunque, io dormo sempre benissimo, se ho sonno mi addormento sùbito ovunque mi trovo, non ho bisogno di una tana, mi appallottolo come un gomitolo di fil di ragno, e dormo …”

“Mamma mia” pensò tra sé Nanà.

“Bastava solo un sì o un no …”

“… ah io dormirei sempre, se solo potessi… di quei letarghi mi facevo …”

“Sono andata a fare la spesa, ho ricomprato la torta zanzarina e la luppolosa, ma se preferisci c’è anche il panpizzetta con l’erbette, o dei biscottini con le noccioline …” lo interruppe la gufetta.

“Ho tanta fame” rispose il riccio, la sua voce si spezzò, e gli occhi si riempirono di lacrime.

“Ho sofferto tanto in questi mesi, sono stato male e mi sono sentito perso, pensavo che non ce l’avrei fatta, non so vivere senza la signora con i capelli bianchi. Senza di lei la mia vita è diventata spaventosa, non riuscivo a dormire, sentivo rumori, non avevo una tana per nascondermi. Trovare del cibo è stata la cosa più difficile. Una volta ho mangiato delle bacche nere e sono stato tanto male, avevo paura di morire” raccontò singhiozzando.

“Ma ieri tutto è cambiato, mi hai portato in un posto che non mi fa paura e mi hai dato da mangiare cose buonissime, hai fatto la spesa per me ed io …ed io …non ti ho neanche chiesto come ti chiami, non ti ho ringraziato …”

Piangeva il piccolo riccio, tutto quello che non era riuscito a piangere in questi lunghi mesi di solitudine, ora quelle paure sofferte, uscivano finalmente, se ne andavano via con le lacrime per non fare più ritorno.

Nanà tagliò due belle fette di torta zanzarina e riempì due bicchieri grandi di luppolosa.

Nel frattempo, So si era ricomposto, quando la tavola fu apparecchiata per due, la gufetta disse “Mi chiamo Nanà …ed è pronta la cena” invitando il riccio ad accomodarsi. “Nanà è un bellissimo nome” disse arrossendo. “Proprio un bellissimo nome”.


I racconti del riccio So e della gufetta Nanà, è un testo originale di Nicoletta Agosto, la voce narrante è di Renata Bertolas, la produzione e il sound design sono di Michael Hammer.

I racconti del RICCIO SO e della GUFETTA NANA’ li ascolti sulle piattaforme Amazon Music, Spotify, Google Podcast e Apple Podcast

Da bambina voleva diventare una pianista, una trapezista del circo o una Charlie’s Angels...
Crescendo le idee sono cambiate tuttavia, sono rimaste sempre confuse.
Durante questa lunga ricerca di senso su quale fosse esattamente il suo ruolo nel mondo, ha viaggiato molto, studiato filosofia ed imparato ad amare l’arte.
Abita a Udine insieme al marito, alla figlia e al gatto Ortensia.