Uno straniero domestico da presentare al Bosco

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So e Nanà
So e Nanà
Uno straniero domestico da presentare al Bosco
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So si addormentò profondamente, dormì come non gli capitava da tanto tempo, tutta la mattina fino alla sera inoltrata.

Nanà dormì solo un paio di ore, si svegliò verso mezzogiorno il sole era alto, fuori non faceva ancora caldo, era il mese di febbraio le temperature erano rigide, ma la luce era bellissima tersa e chiara; la luce dell’inverno.

Guardò con attenzione So, notò il suo muso piccolo e allungato, gli acùlei ora sembravano solo dei peli intinti di pece.

Spesso il pettirosso Indi usava la resina dei pini per pettinare le piume della testa, gli piaceva farsi una specie di cresta, così si sentiva estremamente rock & roll, ma la pece in verità non è mai una buona idea, bastava un po’ di vento e finiva che ti si attaccava in testa di tutto, rametti, foglioline, insetti, poi diventava estremamente difficile, suonare la batteria con tutta quella roba appiccicata.

Era solo mezzogiorno ma la gufetta era sveglia come un grillo, decise di uscire, provare a tastare il terreno, e con disinvoltura chiedere agli abitanti del Bosco cosa pensassero dell’arrivo in comunità di uno straniero.

Sistemò un po’ la casa, preparò un biglietto per So, dove lo informava che l’infuso di cannella e zenzero con foglioline di te, era pronto nella tazza blu sul tavolo, bastava accendere il bollitore, e che i biscotti di farina zanzarina e zucca, nel sacchetto vicino al tè, erano sempre per lui.

Lo invitava a mangiare quello che voleva, ma lo pregava di non uscire di casa, prima, avrebbe dovuto parlare all’assemblea del suo arrivo.

Una spazzata per terra sistemò la copertina sulle spalle di So, tutto era in ordine poteva uscire tranquilla.

Andò per prima cosa, a prendere pane e dolcetti dai fratelli Troc.

Si sorpresero tutti nel vederla già in giro a quell’ora, normalmente prima delle cinque di pomeriggio non usciva mai, salvo casi straordinari, come assemblee o feste della foresta.

“Nanà sei caduta dal letto?” domandò ridendo l’oca Nelia, era la maestra di Pineta, insegnava a tutti i cuccioli ad amare il Bosco a riconoscere i pericoli.

La buona educazione è importante in una comunità, essere gentili è fondamentale per vivere in serenità, tra animali, tutti così diversi tra di loro.

“Eh si, si non avevo sonno, poi non c’era niente da mangiare in casa, e così eccomi qua…” rispose non molto convinta Nanà.

“Ma come non hai niente in casa? Ieri hai comprato una torta di farina zanzarina, era troppo buona, te la sei mangiata tutta di la verità?” chiese ridendo Seba Troc, mentre sistemava le pastine e le torte nel bancone.

“… mi è caduta per terra e si è tutta spappolata, una cosa orribile, veramente bruttissima” urlò Nanà, si sentiva molto a disagio, come se tutto il negozio sapesse che ospitava un forestiero domestico, fortunatamente Doro Troc interruppe quel momento imbarazzante.

“Nanà, che ti servo oggi?”

“Vorrei un paio di tranci di panpizzetta di farina zanzarina con l’erbette se ci sono, altrimenti va bene anche senza niente…”

“C’è tutto quel che vuoi a quest’ora”.

“Bene, allora approfitto, dammi due sacchettini di biscotti, uno di papaveri e uno con le noccioline, e poi una torta zanzarina, quella là.” Indicò con l’ala la torta più grande di tutte.

Doro rise e sentenziò: “la mattina la nostra ragazza ha molto appetito”

“E già” sorrise la gufetta

“Volevo sapere …se qualcuno di voi avesse mai visto un riccio?” domandò con fare indifferente.

“Solo una curiosità la mia, credo di averne intravisto uno ieri sera nella città degli uomini, e mi domandavo …”

Un silenzio assoluto aveva invaso il panificio, tutti fissavano Nanà con stupore, terrore, incredulità, e perplessità.

Nelia ruppe il silenzio e disse: “che paura tremenda, povera cara”.

Un brusio prima sommesso poi sempre più sostenuto si fece largo tra le quattro mura del locale.

Davi Troc, uno dei tanti fratelli topolino si schiarì la voce poi iniziò il suo racconto.

“Anch’io un giorno vidi un riccio”

“Ooooh …” un coro all’unisono si sollevò.

“Mi ero allontanato da Pineta direzione città degli uomini, e lungo il mio tragitto vidi una creatura sconosciuta, spaventosa e terrificante. Un mostro preistorico, con occhi di bràgia, si stava avvicinando a me”. Dopo un lungo respiro pieno di suspense riprese il racconto: “puntò contro di me i suoi acùlei come fossero dardi, frecce avvelenate mi tirava quel manigoldo…”

La gufetta era allibita: “ma che riccio aveva mai incontrato Davi?”

“… è una creatura pericolosa e senza scrupoli, mai fidarsi di un riccio. Più di 5000 acùlei, pensate amici mie quanti dardi avvelenati che potrebbe usare contro di noi … potrebbe ucciderci tutti in un attimo” concluse a voce alta e solenne.

Era tutto un borbottare sospirare ormai in panificio, Nanà non vedeva l’ora di andare via, prese la sua spesa, si accordò per le lezioni di recupero dei piccoli di casa Troc; erano rimasti un po’ indietro con la scrittura e la lettura, ma nulla che non si potesse recuperare, salutò tutti e uscì.

A Bosco Pineta funzionava così, si barattavano le competenze, non c’erano soldi, ognuno offriva alla comunità quello che sapeva fare. Lo definirei uno scambio di abilità. C’era chi preparava il pane, chi procurava la legna per il forno, chi macinava la farina per i dolci, o aiutava i piccoli rimasti un po’ indietro con le lezioni di recupero, ognuno partecipava come poteva al benessere del Bosco, così non mancava mai nulla a nessuno.

Nanà si rendeva conto che la presentazione di So alla comunità andava ripensata. L’assemblea cittadina non sembrava più un’opzione fattibile.

Si diresse verso la taverna di Indi aveva bisogno di comprare la luppolosa e soprattutto di parlare con un amico.

Sapeva che non avrebbe potuto raccontare neppure a lui la verità, nascondergli che aveva introdotto uno straniero nella loro foresta non sarebbe stato facile.

“Indi” disse sorridendo: “speravo proprio di incontrarti”

Il pettirosso sembrava molto sorpreso di vedere la sua amica in giro a quell’ora, ma ricambiò il sorriso, gli piaceva passare il suo tempo con la gufetta. Si conoscevano fin da piccoli, avevano fatto parte della stessa classe di cuccioli, erano cresciuti assieme, insomma si volevano tanto bene.

“Ciao Nanà, che bello vedere i tuoi occhi arancioni, brillare alla luce del sole”.

Si abbracciarono forte fortissimo.

“E’ successo qualcosa amica mia? Hai bisogno di aiuto?”

“No no, non è successo nulla di grave” arrossì la gufetta.

“Sono passata per comprare un po’ di luppolosa e per chiederti una cosa … niente di importante … Volevo sapere, ma tu cosa pensi dei ricci?

Sai ho questa curiosità improvvisa … ne hai mai conosciuto uno personalmente?”

“Cielo certo che no! Sono molto solitari, tipi poco socievoli non sono come noi Nanà, devi stare attenta alle amicizie fuori dal Bosco.

I ricci di questa zona vivono tutti nei giardini degli uomini, io non farei mai amicizia con un animale domestico, noi siamo selvatici al 100%, siamo diversi non possiamo mescolarci, lo capisci vero?”.

Poi sospirò guardò la sua gufetta e si accorse che si era un po’ stranita a sentire quelle parole, allora le si avvicinò e le disse dolcemente: “Nanà ascoltami, non si può aiutare sempre tutti, lo sai vero?

Ci sono bestioline che devono essere lasciate stare, spero che tu non stia facendo amicizia con gli animali da giardino?… so che vai sempre nella città degli uomini, non farmi preoccupare.

Quelle bestie sono abituate a stare con gli esseri umani, sono pericolose per noi selvatici, non dimenticarlo mai.”

Guardò nuovamente la sua amica negli occhi, notò un velo di tristezza scendere piano piano e aggiunse: “stasera suoniamo i pezzi nuovi, alcuni sono una bomba io faccio un assolo incredibile, vieni a sentirci! Esci dalla tana smettila di isolarti, vieni ad ascoltarmi, dai non farti pregare”.

Le preparò quattro bottiglie di luppolosa, si abbracciarono forte fortissimo come sempre.

Nanà avrebbe voluto raccontargli tutto ma invece disse: “sono un po’ stanca, preferisco starmene tranquilla, ma presto verrò a sentire il tuo assolo di batteria, te lo prometto”.

Sorrise e volò verso casa.


I racconti del riccio So e della gufetta Nanà, è un testo originale di Nicoletta Agosto, la voce narrante è di Renata Bertolas, la produzione e il sound design sono di Michael Hammer.

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Da bambina voleva diventare una pianista, una trapezista del circo o una Charlie’s Angels...
Crescendo le idee sono cambiate tuttavia, sono rimaste sempre confuse.
Durante questa lunga ricerca di senso su quale fosse esattamente il suo ruolo nel mondo, ha viaggiato molto, studiato filosofia ed imparato ad amare l’arte.
Abita a Udine insieme al marito, alla figlia e al gatto Ortensia.