Un gufo spinoso reale siberiano in via di estinzione

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So e Nanà
Un gufo spinoso reale siberiano in via di estinzione
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Il piccolo riccio mangiò la sua fetta di torta e anche un pezzo di panpizzetta, voleva dire molte cose alla sua nuova amica, ma non sapeva da che parte cominciare, così come sempre fu Nanà a rompere il silenzio.

“So, dovrai stare nascosto durante il giorno, usciremo solo di notte. Ho provato a capire, cosa pensassero le creature del bosco dei ricci domestici, e beh… non è stato un trionfo di entusiasmo. Qui la tua specie non è molto amata, credo dipenda dal fatto che in realtà, nessuno vi conosca. C’è un pregiudizio su di voi, per colpa degli acùlei, ma non ti devi preoccupare, appena ci sarà l’occasione ti farai conoscere, e tutti ti apprezzeranno. Non avere paura, andrà tutto bene. Il problema è solo nella mancanza di conoscenza” disse la gufetta scrutando con i suoi occhi arancioni il suo ospite.

“Tu sei addomesticato, noi siamo tutti selvatici, per me non c’è problema ma gli abitanti di Pineta, non amano le novità, bisogna avere pazienza, riusciremo a fargli cambiare opinione” sorrise Nanà.

Il suo era un sorriso gentile e pieno di speranza che rassicurò all’istante So.

“Li capisco sai, infondo non mi conosce nessuno. Anch’io al posto loro sarei sospettoso, ma con il tuo aiuto, riuscirò a farmi volere bene, io sono buono, non ho mai fatto del male a nessuno” disse il riccio scuotendo il musetto.

Nel suo cuore sentiva emergere un sentimento di speranza e di paura, sapeva che Nanà avrebbe fatto tutto il possibile per tenerlo con lei, non era più solo, la sua nuova amica sarebbe stata sempre al suo fianco.

Nanà dal canto suo, pensava ad un modo sicuro per poter uscire la sera senza mettere in pericolo il piccolo riccio. Poteva inventarsi un lontano cugino venuto in visita, impossibilitato al volo a causa di un incidente di caccia.

Avrebbe confezionato un mantello di piume e foglioline da fargli indossare la sera per uscire indisturbati, poi sarebbero volati fuori i confini del bosco dove nessuno li avrebbe potuti incontrare, infondo la notte è per pochi, la maggior parte degli animali di Pineta erano diurni. Nessuno avrebbe mai sospettato nulla, avrebbe detto che era un rarissimo gufo spinoso reale siberiano, naturalmente non esisteva nessun gufo spinoso reale siberiano, ma lei era l’unico esemplare della famiglia degli strigidi in tutto il bosco… nessuno avrebbe potuto contraddirla.

Cominciò a ridere come una pazza, raccontò a So il suo piano strampalato, risero entrambi fino alle lacrime.

Ormai era deciso, il suo amico riccio quella sera sarebbe diventato, So, il gufo spinoso reale siberiano in via di estinzione!

Per festeggiare stapparono una bottiglia di luppolosa. Risero tanto, tantissimo, poi la luppolosa li aiutò a convincersi che il loro era un piano geniale.

Domani Nanà avrebbe annunciato l’arrivo di suo cugino So, era il momento di preparare il mantello.

“Si può fare” urlò So ridendo come un matto.

“Sì, si può fare” rispose Nanà cercando nella cestina ago e filo per iniziare a cucire l’abito.

La gufetta lavorò tutta la notte e tutta la giornata seguente. So era impaziente, spesso, Nanà gli faceva provare il mantello perché voleva che fosse un travestimento perfetto.

Aveva usato, tutte le piume e le piumette che aveva conservato dalle sue mute estive. Usava il piumaggio che perdeva per fare delle copertine o per imbottire i cuscini: nulla era più caldo e morbido.

La sera seguente, il mantello era finalmente confezionato.

Il riccio non vedeva l’ora di indossarlo, voleva uscire era stufo di stare chiuso in tana.

So lo indossò, calzava a pennello, rimase sorpreso di come la sua amica, in così breve tempo, fosse riuscita a creare un abito così bello.

“Wow” sospirò il riccetto.

“Sembro proprio un gufo spinoso reale siberiano in via di estinzione…”

Nanà scoppiò a ridere come una matta, So si era tirato su il cappuccio, che serviva a mascherare, il suo musetto allungato. Il cappuccio era semi rigido, per ricreare la forma del capo tondeggiante, aveva cucito due vistosi ciuffi di piume, ed aveva disegnato due grandi occhi e con la polvere di Ibisco aveva dato una sfumatura arancione, al centro dei quali aveva fatto due buchi, in modo che So, potesse vedere dove andava: insomma aveva inserito tutte le caratteristiche tipiche della sua specie.

“Sembro veramente un gufo…” disse il riccio ammirandosi allo specchio.

“Hai creato un travestimento incredibile”. Non riusciva a smettere di specchiarsi.

“Incredibile, veramente incredibile”.

Nanà era molto soddisfatta del suo lavoro di sarta, il costume era perfetto, finalmente potevano uscire.

“Mentre tu lavoravi all’abito, io ho costruito una piccola altalena da trasporto, ho pensato che potesse essere più pratico per te, portarmi in giro così. Vedi, ho creato una piccola seduta di giunchi, ho fatto due corde di fieno, con le quali ho legato forte la base e alle due estremità, ho plasmato due piccoli anelli, intrecciando la paglia più grossa e robusta che ho trovato in casa.

Spero non ti dispiaccia, che abbia usato le tue cose, forse avrei dovuto chiedertelo? Ma volevo farti una sorpresa… guarda, cosa ne pensi? … Ti piace?” domandò So arrossendo.

Nanà sorrise al suo amico e pensò tra sé.

“Forse So è un inventore, una creatura che si ingegna a costruire le cose” poi a voce alta disse.

“E’ la più bella altalena da viaggio che abbia mai visto”.

Si guardarono erano emozionati, tra breve sarebbero finalmente usciti.

“So, sei pronto per l’avventura?” chiese la gufetta, aveva gli occhi più arancioni che mai, brillavano e So rimase colpito da quel colore, erano fluorescenti.

“Sono pronto… che l’avventura abbia inizio!”.


I racconti del riccio So e della gufetta Nanà, è un testo originale di Nicoletta Agosto, la voce narrante è di Renata Bertolas, la produzione e il sound design sono di Michael Hammer.

I racconti del RICCIO SO e della GUFETTA NANA’ li ascolti sulle piattaforme Amazon Music, Spotify, Google Podcast e Apple Podcast

Da bambina voleva diventare una pianista, una trapezista del circo o una Charlie’s Angels...
Crescendo le idee sono cambiate tuttavia, sono rimaste sempre confuse.
Durante questa lunga ricerca di senso su quale fosse esattamente il suo ruolo nel mondo, ha viaggiato molto, studiato filosofia ed imparato ad amare l’arte.
Abita a Udine insieme al marito, alla figlia e al gatto Ortensia.