Masters at Work: I maestri della musica house

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Masters at Work: I maestri della musica house
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Questo pòdcast è dedicato ai Masters at Work, i maestri della musica house.

Can’t stop the rhythm (1993)

Nel pantheon della house music mondiale esistono nomi che non si limitano ad attraversare la storia: la scrivono. Masters at Work nasce nel millenovecentonovanta dall’incontro tra Little Louie Vega e Kenny Dope Gonzalez, due figure fondamentali della scena clubbing di New York City. Vega cresce nel Bronx, Kenny Dope a Brooklyn, in una città che negli anni Ottanta vive un’esplosione culturale irripetibile: l’hip hop incontra la house di Chicago, il funk dialoga con il Latin jazz e le strade diventano laboratori sonori a cielo aperto. È in questo caos creativo che prende forma il loro linguaggio musicale, un suono capace di fondere groove, spiritualità e cultura urbana.

I can’t get no sleep (1995)

La nascita della loro collaborazione porta la firma di un altro protagonista della house newyorkese: Todd Terry. I due si conoscono grazie a lui e proprio Terry è il primo a utilizzare il nome Masters at Work per alcune produzioni. In quel periodo Vega è già un DJ rispettato della scena freestyle e house latina, mentre Kenny Dope si forma all’interno della cultura del sampling e dei breakbeat, assorbendo dall’universo hip hop una conoscenza musicale enciclopedica. Quando iniziano a lavorare insieme, il legame nasce prima di tutto da una passione condivisa per la musica e dalla convinzione che i generi siano soltanto confini artificiali.

Latin Lover (2000)

La loro filosofia artistica rifiuta qualsiasi classificazione. Nelle produzioni dei Masters at Work convivono house, funk, disco, jazz, sonorità africane, Latin groove e cultura urbana newyorkese. Il loro stile unisce l’eleganza melodica di Louie Vega con il senso ritmico e l’approccio street di Kenny Dope, dando vita a un suono accessibile ma profondamente underground. Non si tratta soltanto di tecnica produttiva: quel groove nasce direttamente dalla vita della città, dalle notti nei club e dalla memoria collettiva di una New York che aveva vissuto il tramonto della disco e la nascita simultanea di house e hip hop.

What a sensation (1995)

Il loro impatto sulla cultura del remix diventa rapidamente leggendario. Nel corso degli anni trasformano brani di oltre ottocento artisti, lavorando con nomi come Madonna, Debbie Gibson, Lisa Stansfield, Saint Etienne, Michael Jackson e Brand New Heavies. Ogni remìx non è mai una semplice rielaborazione ma una completa reinvenzione del brano originale. La loro capacità di trasformare pop, soul e dance in qualcosa di nuovo li rende tra i produttori più influenti della loro generazione.

Michael Jackson – Remember the Time (1992)

Accanto ai Masters at Work nasce anche il progetto Nuyorican Soul, probabilmente la loro dichiarazione artistica più personale. Fortemente influenzato dalla cultura latinoamericana che appartiene alle radici di entrambi, il progetto accentua gli elementi jazz e soul, trasformando la house in un’esperienza ancora più organica e spirituale. In parallelo, i loro DJ set diventano eventi quasi mitologici nella scena newyorkese. Ogni settimana portano nei club nuove produzioni appena create, utilizzando il dancefloor come laboratorio vivente. Per loro il pubblico non è spettatore ma parte integrante del processo creativo.

Nuyorican Soul – The Nervous Track (1993)

La loro estetica è profondamente legata alla tradizione del Paradise Garage, il tempio della nightlife newyorkese guidato dal leggendario Larry Levan. Louie Vega ricorderà spesso l’emozione di entrare da adolescente in quel luogo e ascoltare i dischi che avrebbero cambiato per sempre il suo modo di intendere la musica. Quell’eredità si riflette nelle produzioni dei Masters at Work: musica pensata per unire, per creare comunità, per trasformare la pista da ballo in uno spazio emotivo condiviso.

Every now and then (2001)

L’eredità dei Masters at Work va oltre qualsiasi misura commerciale. Per oltre vent’anni il duo guida la house music verso territori nuovi, collaborando con vocalist come Barbara Tucker e India e definendo quel sound soulful che diventerà il marchio della house newyorkese degli anni Novanta. Non hanno inventato la house music, ma l’hanno trasformata in una lingua universale capace di parlare contemporaneamente di New York, San Juan, Chicago e Africa. Un groove cosmico in cui culture, generi ed epoche smettono di essere separate e diventano parte della stessa pulsazione collettiva.

Like a butterfly (2001)

Il pòdcast dedicato ai Masters at Work, i maestri della musica house, finisce qui. Se vuoi ascoltare tutta la musica del DISCOSAURO scarica l’applicazione gratuita IN MY RADIO per Apple e Android.


Disco Sauro è un podcast scritto da Michele Menegon. La supervisione editoriale e musicale è a cura di Alessandro De Cillia. La voce della sigla è di Fabrizio Cerruti, quella del DiscoSauro è di Matilda, mentre la produzione e il sound design è di Michael Hammer. DISCOSAURO è un podcast realizzato in memoria del maestro Gianni De Luise.

Autore

  • alessandro de cillia

    Alessandro De Cillia entra nell’organico di Radio Italia Network nel 1990: esordisce come tecnico del suono e presto giunge ad affiancare Mr. Marvin in qualità di programmatore musicale.

    Si occupa quindi della ricerca di nuovi artisti, pianifica la programmazione delle trasmissioni e cura i rapporti con le maggiori etichette discografiche (Sony, Virgin, Universal, Warner, Polygram, Emi , ….).

    Firma alcuni programmi che hanno fatto la storia di Italia Network. Il primo risale al 1993 ed è HIP & MUFFIN’ SHOW, incentrato sulla musica hip-hop e sul ragga muffin’, con lo pseudonimo Dj Delicious. Ma è forse il mastermix MADHOUSE il programma più rappresentativo della sua ricerca musicale.

    Qui Alessandro propone inizialmente una selezione mixata di House tribale per poi specializzarsi in Minimal e Intelligent Tecno. Ed è proprio la fama di MADHOUSE che lo porterà poi a lavorare come disc jockey nei migliori club della scena underground degli anni ’90 e a diventare dj-resident de La Scala, uno dei locali di riferimento per la musica di tendenza di quel tempo.

    Oggi Alessandro continua la sua ricerca musicale quotidianamente. Ha una ricca collezione di vinili che spaziano dalla musica Hip Hop alla Funky, dall'House alla Techno.

    Viene a diretto contatto con la musica in giovane età con l'elettronica ed il rock elettronico ascoltando con fascinazione i Kraftwerk ed i Rockets, successivamente si appassiona alla disco black degli anni ottanta ( S.O.S. Band , Janet Jackson , Donna Summer, e tutte le produzioni di Jimmy Jam & Terry Lewis) e soprattutto viene rapito dalla musica di Prince.

    Questo lo porterà ad indagare sulle origini della musica contemporanea del tempo e a scoprire il Soul di James Brown , il Funky di George Clinton e dei Parliament, per poi appassionarsi all' Hip Hop , genere che attingeva e traeva ispirazione proprio dalle radici della musica Black.

    Alla fine degli anni 80 si appassiona al nuovo genere musicale che sta nascendo: l'House music, prima quello melodico cantato, poi verso quello Tribale esplorando la musica Techno, sempre alla ricerca di nuove esperienze sonore.

    Così come era definito MadHouse: “l'evoluzione della musica” il suo programma mixato all'interno del Mastermix di Italia Network. La musica è concepita come un viaggio sonoro attraverso i vari generi che la caratterizzano, attingendo e lasciandosi influenzare da essi.

    Attualmente l'ascolto è indirizzato verso quegli spazi che non sono stati ancora esplorati nel passato quali la musica d'avanguardia italiana di rock progressivo , melodico disco, oltre che il genere cosiddetto “balearic”, influenzato da vari viaggi effettuati a Ibiza agli inizi del 2000.

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