Eddie Sanson, il ragno che ricostruisce la tela
È uno di quegli uomini che entrano nei problemi invece di aggirarli. Vive con l’istinto di chi osserva tutto, collega dettagli, cerca soluzioni prima ancora che qualcuno le chieda. Non ama l’autorità cieca, ma riconosce il valore della responsabilità. Più che cercare avventure, sembra cercare un modo per essere utile.
Eddie Sanson. Quando esce dall’arma fonda i nostri diritti. Cosa non era ancora finito dentro di lei?
È sicuramente finito un periodo fantastico della mia vita che mi ha portato a conoscere persone, sia colleghi che vittime di reato, ma non solo, che se osservi bene tutti hanno qualcosa da darti, quindi tutti ti arricchiscono. È un’esperienza affascinante quella dell’arma, perché non continuare a mettere in pratica quello che ho imparato in tanti anni. Mi sembrava buttar via un qualche cosa, non sono pronto per guardare i cantieri, non sono pronto per andare a pescare e quindi so fare quello … e mi piace.
Passa la vita dentro il disordine degli altri senza diventare cinico. Disciplina o ostinazione?
Un po’ tutte e due le cose, perché ricordo ancora il primo, la prima persona che ha perso la vita in quei momenti e quindi è stato scioccante. Poi ci fai l’abitudine un po’ il pompiere che dopo il decimo gattino ci fa anche l’abitudine. Devi sforzarti per non diventare cinico, per non trattare le cose senza un po’ personalizzarle. Devi stare attento che non ti entri troppo, quindi un po’ di disciplina serve, è necessaria.
Se dovesse descriversi attraverso un oggetto, quale sceglierebbe?
Non è un oggetto, è un animale. Il ragno va benissimo. Tesse la sua tela, è paziente e la ricostruisce ogni volta che viene distrutta. La tela ha un obiettivo, quello di catturare. Puoi catturare l’attenzione, puoi catturare una preda, puoi fare un po’ quello che vuoi. Quindi il ragno mi va, mi va bene. Non piace a tutti, ma insomma la funzione non mi dispiace.
Lei difende le vittime, ma continua a ricordare che anche il carnefice è un essere umano.
Secondo me è necessario. L’associazione che io dirigo è un riciclo continuo, è un recupero continuo di tutti gli oggetti, di tutte le cose, ma anche delle persone, il recupero della vittima che può decidere anche di farla finita. E quindi dobbiamo in qualche modo intervenire per ripartire, per riprendere. E questo deve essere fatto anche dalla parte di chi ha causato quel dolore.
Quando non riesce a salvare qualcuno, cosa resta dentro?
Due cose. Inizialmente l’amaro in bocca per aver sbagliato qualcosa, per non aver saputo fare il meglio di quello che andava fatto. L’altra parte è quella di non sottrarsi alle proprie responsabilità, ma di essere poi convinti di aver fatto il meglio che si poteva fare in quel momento, accettando anche gli errori in qualche modo.
Da giovane cosa cercava? Un posto nel mondo o semplicemente una possibilità?
Io credo né l’una né l’altra. Io oggi sono qui, ho due figlie splendide, una moglie con la quale ho interrotto un percorso, ma quello che mi ha dato è così importante che sono assolutamente appagato. Da giovane però certamente vivevo come tutti, spensierato a vivere la giornata. Questo mi ha portato a commettere degli errori, ma quegli errori sono stati funzionali a quello che poi sono diventato.
Lei mi ha detto che le persone giuste arrivano al momento giusto.
Mi è capitato tante volte. Mi sono domandato il perché, coincidenze, fatalità, non lo so. Però, visto che le cose accadono, bisogna stare attenti a non perdere quella opportunità. E tutto sommato, andando a vedere quante volte le strade si sono congiunte, esserci mi ha fatto un enorme piacere, quindi conoscere le persone è a mio avviso fantastico. Poi scartarne qualcuna fa parte del vivere.
Dopo tutti questi anni passati dentro le ferite degli altri, chi si è preso cura delle sue?
Ma tutti, ogni giorno è un condividere. Io credo che ogni giornata è una giornata nuova. Sono felice, a volte sono burbero, a volte sono essenziale, ma ti posso assicurare che mi sveglio ogni mattina felice della quotidianità. E poi la giornata si evolve in una maniera tale che anche l’incazzatura fa parte di quella giornata e domani riprende un po’ la tela del ragno.
UDINESI DENTRO è un podcast originale di Michele Menegon, la voce della sigla è di Gianmarco Ceconi, la musica di Massimo Cum, la post produzione e il sound design di Michael Hammer.
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