Ambra Canciani: passione e rappresentanza

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Ambra Canciani: passione e rappresentanza
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Gli occhi, rivelano la sua anima profonda. Figlia di mamma somala e papà italiano, è la prova evidente che solo mescolando i fattori possiamo evolverci in meglio.

Decisa, ma mai intransigente, trova i suoi percorsi, attraverso un credo faticosamente ottenuto, e del quale ne va orgogliosa.

Un fiume mai banale, che trova nel trasporto, la via per comunicare il suo pensiero sempre diretto e sincero, ben sapendo che questo le costerà qualcosa.

Altruista per vocazione, è la coordinatrice dell’Unione degli universitari udinesi.

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Ambra Canciani: Udine, è una città universitaria o un’università di friulani?

Secondo me Udine, è una città con all’interno un’università. Penso che semplicemente Udine, in questo momento è almeno in questi anni dagli anni in cui la sto vivendo io sia una città con all’interno appunto un’università con cui però forse non c’è, un grandissimo collegamento o un grande dialogo.

Pochi sono i momenti di contatto, almeno con la popolazione studentesca, pochi sono i momenti e gli spazi in cui Udine è effettivamente una città universitaria e l’università di Udine è percepita effettivamente come un’università inserita in una città.

Come è nato il suo attivismo?

Io ho iniziato occupandomi sempre un po’ della cosa pubblica, e ho iniziato facendo rappresentanza studentesca già alle elementari, alle medie sicuramente anche al liceo.

Poi mi sono imbattuta in università in questo opportunità rifare rappresentanza, senza in realtà pensarlo, che tanti anni appunto pensato di inciampare continuamente in questa cosa, poi mi sono resa conto che probabilmente era una via che effettivamente io volevo percorrere, anche se forse inconsciamente.

Solo dopo mi sono avvicinata anche al mondo dell’associazionismo.

Perché ha deciso di fondare un sindacato degli studenti universitari?

Mi sono immersa e mi sono buttata nel mondo della Associazionismo proprio attraverso un sindacato che l’unione degli universitari l’UDU.

Penso che fare un sindacato studentesco sia fondamentale nel momento in cui c’è una condivisione di valori che prescindono la personalità o le soggettività, ma che creano un corpo unico e dei con testi su cui lavorare.

Perché è importante la casa dello studente?

Fondamentale. La casa dello studente è un luogo di aggregazione in cui si incontrano tante persone che hanno bisogni simili e diversi e hanno la possibilità di vivere in un contesto simile.

In questo momento, noi non abbiamo la casa dello studente in centro città, che ospitava poco meno di 300 persone, ed è venuto forse a mancare proprio un luogo di aggregazione un motore pulsante anche della città, perché l’università, non è solo studio, l’università è anche un percorso di vita e di crescita.

Dopo aver chiuso i libri cosa fanno gli studenti universitari a Udine?

A Udine purtroppo non è che si facciamo molto. Ci sono alcune attività che si possono fare ludiche o anche culturali.

Il problema forse che non sono messe a sistema, non c’è una vera e propria rete. Quindi quello che fa un universitario a Udine, una volta che ha chiuso i libri, forse la stessa cosa che fa un cittadino, qualunque, una volta che ha smesso di lavorare.

Sarebbe importante creare degli altri luoghi, delle altre possibilità di conoscenza, di crescita, di sfogo banalmente, anche per gli studenti universitari.

Da rappresentante degli studenti qual è il rapporto con le istituzioni?

Come rappresentanti istituzionali all’interno dell’università c’è sicuramente un rapporto con quella che ha governance di ateneo.

Quello che manca è il rapporto, forse anche con le stesse associazioni. Quel legame fra associazionismo, università, corpo studentesco, in generale e università.

Per quanto riguarda invece rapporti istituzionali fuori dall’università… Ecco li purtroppo non esistono.

Se potesse realizzare un sogno quale sarebbe?

Chiederei di poterne fare due e sarebbero: il primo riavere una casa dello studente in centro, e il secondo sarebbe quello di vedere all’interno dell’università una partecipazione studentesca sempre maggiore.

Ciò che mi piacerebbe di più sarebbe, riuscire a creare un percorso anche che dia la possibile da studente a studente, di potersi occupare di politica universitaria, e anche extra universitaria.

Quindi il mio sogno nel cassetto è che l’UDU Udine diventi sempre più grande all’interno dell’università, e riuscire appunto a lasciare a qualcuno l’eredità di questo percorso.

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UDINESI DENTRO è un podcast originale di Michele Menegon, la voce della sigla è di Gianmarco Ceconi, la voce sintetica di Vittorio, la musica di Massimo Cum, la post produzione e il sound design di Michael Hammer.

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Se indossi una maschera che funziona, è ora di cambiarla!

A 18 anni entro a far parte dello staff di una radio locale e nel 1989 sono a lavorare per RADIO ITALIA NETWORK.
Ideatore del programma radiofonico techno MASTER QUICK tra il 1992 e il 1995 produco alcuni dischi: il più famoso è BARRACA DESTROY.
Divento Direttore Artistico di RADIO ITALIA NETWORK nel 1996 e fui il primo in Italia a credere che la gestione e la messa in onda della radio dovessero avvenire attraverso i computer.
Nel 2000 approdo alla casa discografica HIT MANIA in qualità di direttore generale lanciando il fenomeno LUNA POP.
Nel 2001 ritorno alla radio e seguo lo start up del progetto RADIO LIFE GATE.
Dal 2002 al 2007 mi occupo di consulenza artistica per agenzie pubblicitarie e web company e parallelamente entro nel mondo del fitness ottenendo diverse certificazioni, dal Pilates al Rowing, dallo Spinning al BOSE ecc.
Dal 2008 sono Product Manager del prodotto leader nel mondo per la programmazione radio-televisiva MUSIC MASTER.
Nel 2011 costruisco assieme ad Alessandro Bellicini il progetto digitale di GOLF TODAY e in seguito per le testate AMADEUS e SCI. Nel 2019 portiamo il know-how all’editore PUBLIMASTER per le testate GOLF&TURISMO e SCIARE. Nel 2021 fondiamo la 3Mind che realizza il progetto NOTIZIE GOLF che poi lascio nel 2022.
Lo sport ha preso il sopravvento e sono diventato un Triathleta! Un cancro nel 2019 avrebbe potuto fermare tutto, ma grazie al reparto oncologico di Udine sono ancora qui, con il mio tumore, a raccontare un'altra storia.
Obiettivi futuri? Un Iroman prima dei 60 anni e costruire una palestra radiofonica dove insegnare ai ragazzi a fare la radio libera! Lo so, sono progetti utopistici, ma bellissimi.